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sabato 28 febbraio 2009

RECENSIONE: CRISTO TRA BIBBIA E CORANO

26 febbraio 2009
Libri / Cristo tra Bibbia e Corano
di Massimo Donaddio


26 febbraio 2009









Dialogo tra cristiani e musulmani. Non c'è forse una espressione più utilizzata di questa per indicare una realtà e un'esigenza che va facendosi strada nelle nostre comunità del mondo europeo e, più in generale, occidentale. La presenza di massiccia immigrazione nel Vecchio Continente, e anche nella nostra Italia, impone, specialmente dall'11 settembre 2001 in poi, un supplemento di impegno nella costruzione dell'integrazione, alimentata anche da uno scambio culturale sempre maggiore e da una tavola di valori il più possibile condivisa.

Una impresa ardua, forse infruttuosa, secondo alcuni: troppe sarebbero le differenze tra lo spirito europeo, sintetizzato dall'incontro tra la civiltà greco-latina e il messaggio spirituale cristiano, e la civiltà arabo-musulmana fondata sul Corano e sui precetti del profeta Maometto. Eppure dei punti d'incontro, anche religiosi, si possono ravvisare tra le due grandi tradizioni monoteistiche. Vi sono nell'Islam, religione formatasi nel VII secolo nella penisola arabica, precisi riferimenti ai capisaldi del Cristianesimo: di più, gli stessi protagonisti della vicenda sacra cristiana sono rappresentati e narrati anche nelle scritture musulmane. Il saggio di un giovane studioso napoletano di islamistica, Domenico Cocozza, illustra con ampiezza di dettagli - seppur in maniera forse un po' troppo didascalica - i cospicui contributi che la fede di Maometto ha acquisito dal Cristianesimo, soprattutto nelle sue tradizioni asiatiche. Similitudini, come anche differenze tra le due religioni: a partire dalle stesse identità dei fondatori (Cristo, il figlio di Dio, per i cristiani, e Maometto, il sigillo dei profeti, per l'Islam), così come dal valore dei rispettivi testi sacri (libro ispirato da Dio e scritto da mani d'uomo, la Bibbia ebraico-cristiana; rivelazione, parola di Dio in tutto e per tutto il Corano per i musulmani).

Interessante è conoscere la figura di Gesù come ce la presenta il testo sacro musulmano: Isa (questo il suo nome) è il penultimo dei profeti di Allah, immagine del credente perfetto, del musulmano fedele, completamente consacrato a Dio di cui è portavoce e testimone, anche con i suoi poteri taumaturgici. Figlio di Maria vergine per intervento divino, spirito insufflato nel ventre di Maryam per la potenza di Allah, non è però figlio di Dio, bensì profeta disceso dal cielo per riportare la giustizia e per condurre i musulmani alla vittoria finale contro l'anticristo. È il "presagio dell'Ora", ovvero il messia che tornerà alla fine dei tempi per sconfiggere l'antico avversario nella battaglia contro le potenze del male.

È il condottiero dell'ultima guerra santa, non il Cristo redentore che effonde il suo sangue per la salvezza del mondo. L'identità di Gesù, come emerge dal Corano, non è dunque quella di "salvatore", bensì quella di perfetto messia musulmano, esempio illustre per i credenti, messaggero dotato di qualità portentose, addirittura parola di Allah rivelata, segno prodigioso della volontà del Dio Misericordioso. Gesù non compie miracoli perché è figlio di Dio, ma perché Dio stesso consente questi eventi miracolosi assistendolo con la sua potenza.

Diversi passi del Corano esplicitano una polemica nei confronti dei cristiani, accusati di aver fatto di Gesù, inviato di Dio, una divinità assieme a sua madre: «Si son presi i loro dottori e i loro monaci e il Cristo figlio di Maria come Signori in luogo di Dio, mentre erano stati esortati ad adorare un Dio solo» (Cor. 9:30-31), e anche: «Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: Tre. Basta! Sarà meglio per voi! Perché Dio è Uno solo, troppo glorioso ed alto per avere un figlio!». I cristiani nel Corano sono visti in maniera duplice: da una parte sono biasimati per la loro fede trinitaria, dall'altra sono guardati con grande rispetto e anche con simpatia per l'umiltà e le opere buone (a differenza degli Ebrei, stigmatizzati come superbi e miscredenti).

Eppure il Corano respinge nettamente la dottrina della morte e resurrezione di Cristo: la maggioranza dell'ortodossia musulmana non ammette l'idea della crocifissione di Gesù, ritenendo – come alcune sette eretiche cristiane di matrice gnostica – che egli sia stato sostituito da un sosia sulla croce e sia stato innalzato in cielo da Dio. Isa, il messia, tornerà sulla terra nell'ora della battaglia finale contro l'anticristo. Solo dopo l'uccisione di quest'ultimo, egli potrà governare la terra con la legge islamica, mettendo fine alle false dottrine, assicurando la pace e la prosperità al mondo. Il suo regno sarà lungo quarant'anni, e finalmente, potrà morire, prima della definitiva ascensione al cielo. Il suo corpo, invece, riposerà accanto alle spoglie del profeta Maometto nella città santa di Medina.

Domenico Cocozza
Cristo. Un profeta tra Bibbia e Corano
Edizioni Stamen, pagg. 148 , € 12

26 febbraio 2009


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/02/libri-cristo-profeta-bibbia-corano.shtml?uuid=6352c44a-041b-11de-b262-02b204b540f4&DocRulesView=Libero

mercoledì 26 novembre 2008

LA BIBIA VIETA L'ABUSO DI ALCOL

Che cosa dice la Bibbia sull’assunzione degli alcolici o del vino? È peccato per un cristiano assumere gli alcolici o il vino?

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Domanda: "Che cosa dice la Bibbia sull’assunzione degli alcolici o del vino? È peccato per un cristiano assumere gli alcolici o il vino?"

Risposta: La Scrittura contiene molti avvertimenti relativi all’assunzione gli alcolici (Levitico 10:9; Numeri 6:3; Deuteronomio 29:6; Giudici 13:4,7,14; 1 Samuele 1:15; Proverbi 20:1; 31:4,6; Isaia 5:11,22; 24:9; 28:7; 29:9; 56:12; Michea 2:11; Luca 1:15). Tuttavia, la Scrittura non proibisce necessariamente a un cristiano di bere la birra, il vino o alcun’altra bevanda che contenga alcol. In effetti, alcune Scritture trattano le bevande alcoliche in termini positivi. Ecclesiaste 9:7 dice: “Bevi il tuo vino con cuore allegro”; Salmi 104:14-15 afferma che Dio dona “il vino che rallegra il cuore dell’uomo”; Amos 9:14 tratta il vino della propria vigna come un segno della benedizione di Dio; Isaia 55:11 c’incoraggia dicendo: “Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!”

Ciò che Dio comanda ai cristiani riguardo alle bevande alcoliche è di non ubriacarsi (Efesini 5:18). La Bibbia condanna l’ubriachezza e i suoi effetti (Proverbi 23:29-35). Ai cristiani viene anche comandato di non permettere che i loro corpi siano “dominati” da nulla (1 Corinzi 6:12; 2 Pietro 2:19). Bere gli alcolici in modo eccessivo crea innegabilmente dipendenza. La Scrittura vieta anche a un cristiano di fare qualunque cosa possa offendere altri cristiani o incoraggiarli a peccare contro la loro coscienza (1 Corinzi 8:9-13). Alla luce di questi princìpi, sarebbe estremamente difficile per qualunque cristiano dire di stare assumendo alcolici alla gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).

Gesù cambiò l’acqua in vino. Sembra anche che, occasionalmente, Gesù abbia bevuto il vino (Giovanni 2:1-11; Matteo 26:29). Ai tempi del Nuovo Testamento, l’acqua non era molto pulita. Senza le attuali misure igieniche, spesso l’acqua era piena di batteri, di virus e di tutti i generi di agenti inquinanti. Succede lo stesso in molti paesi del Terzo Mondo di oggi. Ecco perché, spesso, le persone bevevano il vino (o il succo d’uva): perché era assai più improbabile che fosse contaminato. In 1 Timoteo 5:23, Paolo consiglia a Timoteo di smettere di bere acqua (che probabilmente gli stava provocando i suoi problemi), invitandolo, invece, a bere vino. A quei tempi, il vino era fermentato (conteneva alcol), ma non necessariamente fino al punto in cui lo è oggi. È sbagliato dire che fosse succo d’uva, ma è anche sbagliato affermare che fosse identico al vino comunemente in uso oggi. Lo ripeto: la Scrittura non proibisce necessariamente ai cristiani di bere birra, vino o alcun’altra bevanda che contenga alcol. L’alcol non è in e di per se stesso contaminato dal peccato. È piuttosto dall’ubriachezza e dalla dipendenza dall’alcol che un cristiano deve assolutamente astenersi (Efesini 5:18; 1 Corinzi 6:12).

Gli alcolici, consumati in piccole quantità, non sono né nocivi né provocano dipendenza. In effetti, alcuni medici consigliano di assumere piccole quantità di vino rosso per i suoi effetti salutari, specialmente sul cuore. Per un cristiano, il consumo di piccole quantità di alcolici è una questione di libertà di coscienza. L’ubriachezza e la dipendenza sono peccato. Tuttavia, considerando gli avvertimenti biblici sull’alcol e sui suoi effetti, considerando la facile tentazione al consumo eccessivo degli alcolici e la possibilità di offendere e/o far cadere gli altri, solitamente è meglio che un cristiano si astenga del tutto dall’assumere alcolici.

http://www.gotquestions.org/Italiano/alcol-cristiano.html