Berlusconi: "Leggi razziali ferita ancora aperta"
Olocausto, Napolitano: "Vigilare sul virus dell'antisemitismo"
Il messaggio di Giorgio Napolitano, e' suonato come un monito: "Non bisogna abbassare la guardia contro il riprodursi del "virus dell'antisemitismo" e di "nuove speculazioni contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico".
Un'esortazione a non abbassare la guardia contro il riprodursi del "virus dell'antisemitismo" e di "nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico", proprio nel momento in cui "l'operato del governo di Israele puo' risultare controverso ed essere legittimamente discusso" dopo l'offensiva militare nella Striscia di Gaza. Nelle celebrazioni al Quirinale per la Giornata della Memoria, il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e' suonato come un monito.
Il Giorno della Memoria, ha osservato Napolitano, giunge a poche settimane dal conflitto di Gaza, "vissuto con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese". Ed e' proprio in questi momenti che "deve farsi piu' forte la vigilanza ed esprimersi piu' nettamente la reazione contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo" e che deve "restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi, di volta in volta, governa Israele e la negazione delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico". Napolitano ha ricordato anche il suo recente viaggio a Gerusalemme, dove ha riscontrato 'quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che "mi ha sempre colpito, perche' forse in nessun altro popolo e in nessun altro Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto cosi' naturale con il passato piu' lontano".
Le leggi razziali emanate nel '38 sono "una ferita profonda inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana". Lo sottolinea il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un messaggio per la Giornata della Memoria. "In questo giorno, 64 anni or sono, furono abbattuti i cancelli di Auschwitz. Questa data e quel luogo sono il paradigma dello sterminio di un popolo che ha segnato per sempre la storia dell'umanità. Non lo dimenticheremo mai", scrive il premier.
"Per questo nutriremo il ricordo della Shoah con celebrazioni e iniziative rivolte in modo particolare ai giovani, affinché sappiano a quale punto di aberrazione può arrivare l'odio dell'uomo contro l'uomo. Non solo. Il Governo invita gli insegnanti e gli studenti a fare tesoro di questa ricorrenza in tutte le scuole, perché il 'Giorno della Memoria' insegni a tutti, una volta di più, il valore della pace e della convivenza pacifica tra i popoli".
Berlusconi si sofferma in particolare su quella che definisce "una delle pagine più buie della storia del nostro Paese: l'emanazione delle leggi antiebraiche". Nel settembre del 1938, ricorda il premier," studenti e insegnanti furono bruscamente allontanati dalle scuole e dalle università, ed il 17 novembre, con decreto legge, fu vietato agli ebrei di contrarre matrimoni misti, di possedere aziende, terreni, fabbricati, di prestare servizio nelle pubbliche amministrazioni e nelle forze armate.
Nei mesi successivi gli ebrei furono cancellati dagli albi professionali, fu loro vietato il commercio, l'accesso negli uffici pubblici, la partecipazione alla vita politica ed alla vita sociale, fu sospesa la pubblicazione di tutta la stampa ebraica, fu vietato suonare le loro musiche, rappresentare le loro opere teatrali, proiettare i loro film; anche i nomi delle strade a loro intitolate furono cambiati. Si voleva cancellare tutto quanto attestasse la loro presenza nella vita nazionale ed il loro contributo doveva sparire in ogni sua manifestazione. Fu spezzato così un profondo e secolare legame tra i cittadini italiani ebrei ed il loro Paese, l'Italia, alla cui storia avevano contribuito con il lavoro illuminato di intellettuali, scienziati, artisti, ma anche con l'apporto di cittadini comuni.
Come non ricordare ancora l'ampia partecipazione degli ebrei alle lotte risorgimentali, il loro contributo alla costruzione dell'Italia unita, alla formazione della coscienza nazionale ed alla difesa della Patria nella Grande Guerra". "Le leggi antiebraiche - afferma il premier - sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente una parte importante della propria storia.
27/01/2009
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/01/27/981990-olocausto_napolitano_vigilare_virus_dell_antisemitismo.shtml
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martedì 27 gennaio 2009
giovedì 18 dicembre 2008
Festività di Chanukkà 5769: Messagio di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà che leggeremo sabato mattina prossimo, troviamo narrata la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe e Rachele donna da lui più amata rispetto a Leà, e il rapporto fra Giuseppe e i suoi fratelli, invidiosi per il comportamento diverso del loro padre, nei suoi confronti, rispetto agli altri figli.
Ogni momento della sua vita in famiglia, veniva considerato dai suoi fratelli un pretesto per aumentare nei suoi confronti una sorta di gelosia e rancore, fin quando un giorno, Giacobbe regalò a Giuseppe una tunica colorata.
Questo fu il pretesto per scatenare tutto il rancore dei fratelli verso di lui, fino al punto che qualcuno di essi, manifestò la volontà di ucciderlo. Fu salvato da Jeudà, il quale forse per essere più moderato, forse perché sentiva più responsabilità verso il loro padre, forse perché nutriva sentimenti di amore verso suo fratello, consigliò di venderlo ad una carovana di mercanti, i quali a loro volta lo vendettero in Egitto.
Qui la Torà ci narra attraverso molteplici avvenimenti, tutta la grandezza di quest' uomo, il quale, nonostante arrivò al termine di una serie di peripezie, ad essere nominato viceré, non si assimilò mai alla cultura ed alla vita dell'Egitto e degli egiziani.
La storia avvincente di Giuseppe in Egitto ed il suo ritrovarsi con il padre ed i suoi fratelli dopo venti anni di lontananza, può essere paragonata alla vita ed all'eroismo dei fratelli Maccabei.
Infatti, come Giuseppe, nonostante i suoi venti anni trascorsi in Egitto, non ha mai rinnegato le tradizioni paterne, tradizioni risalenti ad Abramo, e non ha mai nascosto la sua identità di Ebreo “... na'ar 'ivrì anochi” - “io sono un ragazzo ebreo” anche a rischio della propria incolumità, così i Maccabei non rinnegarono mai – a costo di rimetterci la loro vita, le loro tradizioni ebraiche e il culto dell'unico D-o.
La festa di Chanuccà, che se D-o vuole inizieremo a celebrare da domenica sera prossima, ricorda l'eroico gesto dei fratelli Maccabei nel combattere e cacciare l'esercito di Antioco Epifane dalla terra di Israele.
I greci, a differenza infatti degli altri popoli conquistatori, non amavano uccidere o distruggere, bensì infondere la loro cultura ai popoli da loro conquistati e dominati.
Si racconta che la prima generazione ebraica sotto la dominazione ellenica, dimenticò la lingua parlata, la seconda la lingua scritta e la terza non era in grado più di saper leggere la Torà (di nascosto), poiché essi proibirono assolutamente lo studio della Torà.
Fu anche proibita l'osservanza dello shabbat e ancor peggio, fu vietata la pratica della circoncisione.
I Maccabei, così soprannominati per la loro forza e tenacia (il termine Maccabì in ebraico vuol dire martello), non sottostarono a queste imposizioni e non rinunciarono alle pratiche comandate dalla Torà e dai Rabbini.
Così dopo una guerra dura e sanguinosa, riuscirono a cacciare il dominatore.
La festa di Chanuccà è definita la festa delle luci, in quanto durante questa festa si ha il dovere di accendere una particolare lampada a otto lumi.
La luce è il simbolo della Torà, poiché essa, se sempre continuamente alimentata non si spegne mai, proprio come il popolo ebraico che fintanto che si comporta osservando le regole della Torà, nessuno potrà mai distruggerlo completamente.
La festa di Chanuccà è considerata la festa del monoteismo, in quanto attraverso la lotta dei Maccabei contro il paganesimo greco, si è scongiurato il rischio della perdita delle tradizioni e di quei valori che hanno caratterizzato il popolo di Israele nei secoli.
Se ogni popolo, ogni nazione, ha una bandiera che richiama il proprio ideale, la bandiera del monoteismo può essere sicuramente identificata dalla lampada di chanuccà, la quale posta davanti ad ogni finestra di ogni casa ebraica, vuole simboleggiare a chiunque la veda, la sconfitta di quei valori effimeri a cui ogni essere umano è morbosamente attratto, ma che se realmente li inseguisse e li raggiungesse, causerebbe danni inestimabili a se stesso ed al proprio prossimo.
La festa di chanuccà quindi non può essere definita una festività esclusivamente ebraica, ma appartiene a tutti coloro che inseguono dei sani principi e dei forti ideali su cui costruire un futuro sano e saldo per i propri figli e per le generazioni che vivranno dopo di noi.
© 2008 Comunità Ebraica di Bologna
http://www.comunitadibologna.it/index.php?option=com_content&task=view&id=393
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