A proposito di «ebrei messianici»
Elena Lea Bartolini De Angeli
E’ possibile che, visitando la Città vecchia a Gerusalemme nei pressi della porta di Jaffa, o recandosi ad Ein Karem, si senta parlare di comunità di «ebrei messianici» che in quei luoghi – e non solo – hanno la loro sede, o può succedere comunque di sentirli nominare non necessariamente in riferimento a Gerusalemme. Ma chi sono? «Ebrei cristiani»? O qualcos’altro?
Il fenomeno non nasce in Terra di Israele ma vi arriva con la ‘alijiah, il «ritorno» verso la Terra dei padri. Il contesto originario va ricercato in Occidente nel movimento Jesus-believing Jews (Jbj) che si rifà agli ebrei credenti in Gesù del primo secolo. Non a caso cercano di individuare un possibile legame con la primitiva comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme, idea che affermano con forza a Londra durante l’International Hebrew Christian Conference del 1925, alla quale partecipano delegati di 22 nazioni. È in quest’ambito che, progressivamente e fra alterne vicende, si sviluppa l’attuale movimento dei Messianic Jews (ebrei messianici).
Gli studiosi del fenomeno tuttavia, individuano come uno dei più influenti predecessori di tutto questo Joseph Rabinowitz, nato in una famiglia chassidica della Russia, che giunse alla fede in Gesù durante un viaggio in Palestina nell’estate del 1882. L’originalità di Rabinowtiz e del movimento da lui fondato («Israeliti della nuova alleanza») sta nell’insistenza ostinata con cui affermò che la sua fede in Gesù non aveva fatto di lui un ex-ebreo, anche se aveva deciso di farsi battezzare come segno di appartenenza all’universale Chiesa di Cristo senza per questo diventare un membro di una particolare denominazione cristiana della gentilità e senza abbandonare la sua identità ebraica.
Fin dall’inizio contraddistinti da correnti diverse, e variamente influenzati dalla Haskalah, «l’emancipazione» ebraica, i Messianic Jews si delineano sempre di più come coloro che hanno deciso di credere in Gesù di Nazaret come Figlio di Dio e Redentore. Sul contenuto dell’espressione «Figlio di Dio» non c’è uniformità: c’è chi lo comprende soltanto in termini umani escludendone la divinità, e c’è chi invece cerca di giustificare la sua origine divina riconducendola alla Qabbalah – la mistica ebraica – o al concetto di Shekhinah, «presenza di Dio», escludendo quindi qualsiasi riferimento ai Simboli cristiani da Nicea in poi. Si dividono anche sull’adesione o meno alla tradizione orale ebraica: c’è chi riconosce solo la Torah (Pentateuco) scritta. Sostanzialmente comunque osservano i precetti e celebrano il Sabato, qualche gruppo celebra anche la Domenica con modalità proprie, la festa principale rimane la Pasqua, sia come Pasqua ebraica che come «memoriale» di Gesù. Tutto ciò nell’attesa del suo ritorno, quindi come «messia» che non ha ancora concluso la sua opera, che deve realizzare i «tempi messianici definitivi» che ogni ebreo attende.
Il problema di fondo è come mostrare la propria identità di fronte alla Sinagoga e alla Chiesa: per il momento i rapporti restano difficili, il rabbinato – e le correnti religiose ortodosse – non vedono bene il fenomeno, e le diverse confessioni cristiane – alle quali ogni tanto qualche gruppo tenta di collegarsi – hanno comprensibili difficoltà ad integrarli al loro interno. C’è comunque chi ritiene che gli ebrei messianici contribuiscano a riaprire in maniera significativa la riflessione sulla fine del giudeo-cristianesimo che ha privato di fatto la Chiesa cristiana del legame diretto con la sua radice ebraica.
http://www.bibbiablog.com/2010/04/11/a-proposito-di-%c2%abebrei-messianici%c2%bb/
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lunedì 12 aprile 2010
giovedì 28 maggio 2009
Israele: Ebrei messianici sotto i riflettori
Israele: Ebrei messianici sotto i riflettori
2009 Maggio 10
by illuminato
«Io ho annunziato, salvato, predetto, e non è stato un dio straniero in mezzo a voi; voi me ne siete testimoni, dice il SIGNORE… » (Isaia 43:12)
di Gershon Nerel
In Israele l’interesse del pubblico per gli ebrei credenti in Yeshua continua ad essere alimentato da reportage dei media in ebraico e in inglese. Venerdì 13 febbraio 2009 è apparso un altro lungo articolo su Up Front, il supplemento settimanale del Jerusalem Post in lingua inglese. L’attenzione dei lettori su questo articolo è stata attirata da un vistoso titolo sulla prima pagina del Jerusalem Post. Il titolo diceva: «La fede avanza: 7.000 credono in Gesù come loro Redentore». Nel supplemento è stato aggiunto un sottotitolo: «Con grande irritazione dell’establishement in Israele».
Il servizio sugli ebrei messianici occupava sei intere pagine con foto a colori. Sulla copertina del supplemento settimanale si poteva vedere la foto di due giovani. Portavano T-shirt rosse con la scritta ebraica: «Yehudim Lema’an Yeshua» (Ebrei per Gesù) e distribuivano volantini per strada. Larry Derfner, il reporter del Jerusalem Post è riuscito a fare un articolo completo e obiettivo. Ha abilmente evitato di destare o confermare pregiudizi nei lettori.
Nel suo articolo cita, senza censurarle, molte dichiarazioni di ebrei credenti in Yeshua. Qui di seguito alcuni esempi. «Yeshua è l’incarnazione del Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe – in una nuova epoca». «Io sono nato ebreo, ma nella fede non c’è differenza tra me e un cristiano evangelico». «Se mi rifiutassi di parlare di Gesù ai miei simili, sarebbe come se conoscessi la medicina per guarire l’AIDS e la tenessi per me».
Dall’articolo si viene a sapere che il 50 percento dei circa 7.000 ebrei messianici in Israele sono nuovi immigrati dall’ex Unione Sovietica. Secondo altre stime, il numero degli ebrei messianici in Israele dovrebbe però arrivare a circa 10.000. Tra questi ci sono anche centinaia di nuovi immigrati dall’Etiopia. Su questo gruppo il giornalista scrive che «molti di loro preferiscono tenere per sé la loro fede». Simili credenti «nicodemiti» si possono trovare anche tra gli immigrati da altri paesi. Per paura della pressione sociale, economica e giuridica preferiscono per il momento tenere segreta la loro fede.
Nell’articolo si fa anche notare che ci sono ebrei messianici che soffrono sotto angherie e persecuzione. La cattiva disposizione contro questi credenti viene aizzata da almeno due “Organizzazioni anti-missionarie” ultra-ortodosse, e precisamente Yad L’achim (Mano ai fratelli) e Lev L’achim (Cuore per i fratelli). Queste istituzioni arrivano ai limiti del legalmente lecito e del decoro, e qualche volta vanno anche oltre, denigrando e attaccando gli ebrei messianici. Gli attivisti ultra-ortodossi cercano di screditare pastori e anziani di comunità nei loro immediati dintorni attaccando in posti pubblici pashkevilim, cioè manifesti con le loro fotografie e con minacce.
Secondo i dati esposti dal giornalista, in Israele ci sono circa 100 comunità messianiche. Ciascuna di loro costituisce un gruppo chiuso in se stesso, ma esiste tuttavia «una grande fluttuazione» nell’appartenenza alla comunità. Il reporter dichiara inoltre che gli ebrei messianici non gestiscono alcun centro chiuso in cui «i nuovi convertiti sono sottoposti a un lavaggio del cervello o a un ‘bombardamento con amore’». I nuovi arrivati nelle comunità messianiche non vengono nemmeno allontanati dalle loro famiglie o dai loro amici. Se un membro vuole abbandonare la comunità, né lui né altri vengono obbligati a rimanere.
Nel suo resoconto l’autore dell’articolo cerca di comportarsi come «obiettivo osservatore dall’esterno». Da una parte scrive: «Gli ebrei messianici in questo paese hanno una reputazione pessima», perché come attivi «missionari» parlano apertamente di Yeshua ad ogni ebreo (o non ebreo) che manifesta interesse. D’altra parte i «messianici» per il reporter non sono una setta, perché i credenti ebrei in Yeshua non hanno né una singola figura leader né un gruppo di leader, e a nessuna persona del loro ambiente attribuiscono proprietà divine. Nella sua esposizione mette anche in evidenza due aspetti contraddittori dello scenario ebreo-messianico in Israele: da una parte si nota una tendenza dei figli a non seguire la fede in Yeshua dei loro genitori; dall’altra si può osservare in altre famiglie una continuità della fede in Yeshua che passa di generazione in generazione, come per esempio in Yad Hashmona, un villaggio messianico (Moshav) nella zona collinare ebraica.
Alla fine dell’articolo il giornalista descrive un concerto di musica messianica organizzato da credenti in Yeshua. A questa manifestazione hanno partecipato circa 1.000 visitatori. L’autore scrive: «Mille credenti messianici, di cui molti hanno genitori ebrei, si sono riuniti in una specie di ‘casa protetta’ per cantare inni a Gesù. Non sembravano minacciosi, anzi piuttosto innocui e vulnerabili. In questo spazio al sicuro dagli occhi del pubblico hanno potuto esprimere liberamente la loro fede.»
Fonte: (Nachrichten aus Israel, aprile 2009 – trad. www.ilvangelo-israele.it)
http://butindaro.wordpress.com/2009/05/10/israele-ebrei-messianici-sotto-i-riflettori/
2009 Maggio 10
by illuminato
«Io ho annunziato, salvato, predetto, e non è stato un dio straniero in mezzo a voi; voi me ne siete testimoni, dice il SIGNORE… » (Isaia 43:12)
di Gershon Nerel
In Israele l’interesse del pubblico per gli ebrei credenti in Yeshua continua ad essere alimentato da reportage dei media in ebraico e in inglese. Venerdì 13 febbraio 2009 è apparso un altro lungo articolo su Up Front, il supplemento settimanale del Jerusalem Post in lingua inglese. L’attenzione dei lettori su questo articolo è stata attirata da un vistoso titolo sulla prima pagina del Jerusalem Post. Il titolo diceva: «La fede avanza: 7.000 credono in Gesù come loro Redentore». Nel supplemento è stato aggiunto un sottotitolo: «Con grande irritazione dell’establishement in Israele».
Il servizio sugli ebrei messianici occupava sei intere pagine con foto a colori. Sulla copertina del supplemento settimanale si poteva vedere la foto di due giovani. Portavano T-shirt rosse con la scritta ebraica: «Yehudim Lema’an Yeshua» (Ebrei per Gesù) e distribuivano volantini per strada. Larry Derfner, il reporter del Jerusalem Post è riuscito a fare un articolo completo e obiettivo. Ha abilmente evitato di destare o confermare pregiudizi nei lettori.
Nel suo articolo cita, senza censurarle, molte dichiarazioni di ebrei credenti in Yeshua. Qui di seguito alcuni esempi. «Yeshua è l’incarnazione del Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe – in una nuova epoca». «Io sono nato ebreo, ma nella fede non c’è differenza tra me e un cristiano evangelico». «Se mi rifiutassi di parlare di Gesù ai miei simili, sarebbe come se conoscessi la medicina per guarire l’AIDS e la tenessi per me».
Dall’articolo si viene a sapere che il 50 percento dei circa 7.000 ebrei messianici in Israele sono nuovi immigrati dall’ex Unione Sovietica. Secondo altre stime, il numero degli ebrei messianici in Israele dovrebbe però arrivare a circa 10.000. Tra questi ci sono anche centinaia di nuovi immigrati dall’Etiopia. Su questo gruppo il giornalista scrive che «molti di loro preferiscono tenere per sé la loro fede». Simili credenti «nicodemiti» si possono trovare anche tra gli immigrati da altri paesi. Per paura della pressione sociale, economica e giuridica preferiscono per il momento tenere segreta la loro fede.
Nell’articolo si fa anche notare che ci sono ebrei messianici che soffrono sotto angherie e persecuzione. La cattiva disposizione contro questi credenti viene aizzata da almeno due “Organizzazioni anti-missionarie” ultra-ortodosse, e precisamente Yad L’achim (Mano ai fratelli) e Lev L’achim (Cuore per i fratelli). Queste istituzioni arrivano ai limiti del legalmente lecito e del decoro, e qualche volta vanno anche oltre, denigrando e attaccando gli ebrei messianici. Gli attivisti ultra-ortodossi cercano di screditare pastori e anziani di comunità nei loro immediati dintorni attaccando in posti pubblici pashkevilim, cioè manifesti con le loro fotografie e con minacce.
Secondo i dati esposti dal giornalista, in Israele ci sono circa 100 comunità messianiche. Ciascuna di loro costituisce un gruppo chiuso in se stesso, ma esiste tuttavia «una grande fluttuazione» nell’appartenenza alla comunità. Il reporter dichiara inoltre che gli ebrei messianici non gestiscono alcun centro chiuso in cui «i nuovi convertiti sono sottoposti a un lavaggio del cervello o a un ‘bombardamento con amore’». I nuovi arrivati nelle comunità messianiche non vengono nemmeno allontanati dalle loro famiglie o dai loro amici. Se un membro vuole abbandonare la comunità, né lui né altri vengono obbligati a rimanere.
Nel suo resoconto l’autore dell’articolo cerca di comportarsi come «obiettivo osservatore dall’esterno». Da una parte scrive: «Gli ebrei messianici in questo paese hanno una reputazione pessima», perché come attivi «missionari» parlano apertamente di Yeshua ad ogni ebreo (o non ebreo) che manifesta interesse. D’altra parte i «messianici» per il reporter non sono una setta, perché i credenti ebrei in Yeshua non hanno né una singola figura leader né un gruppo di leader, e a nessuna persona del loro ambiente attribuiscono proprietà divine. Nella sua esposizione mette anche in evidenza due aspetti contraddittori dello scenario ebreo-messianico in Israele: da una parte si nota una tendenza dei figli a non seguire la fede in Yeshua dei loro genitori; dall’altra si può osservare in altre famiglie una continuità della fede in Yeshua che passa di generazione in generazione, come per esempio in Yad Hashmona, un villaggio messianico (Moshav) nella zona collinare ebraica.
Alla fine dell’articolo il giornalista descrive un concerto di musica messianica organizzato da credenti in Yeshua. A questa manifestazione hanno partecipato circa 1.000 visitatori. L’autore scrive: «Mille credenti messianici, di cui molti hanno genitori ebrei, si sono riuniti in una specie di ‘casa protetta’ per cantare inni a Gesù. Non sembravano minacciosi, anzi piuttosto innocui e vulnerabili. In questo spazio al sicuro dagli occhi del pubblico hanno potuto esprimere liberamente la loro fede.»
Fonte: (Nachrichten aus Israel, aprile 2009 – trad. www.ilvangelo-israele.it)
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giovedì 9 aprile 2009
Messianici a Milano con Avner Boskey
Evangelici.net notizie
Messianici a Milano con Avner Boskey
Inserita il 31/3/2009 alle 09:12 nella categoria: Israele
MILANO - Sabato 16 e domenica 17 maggio presso l'auditorium di via Natta a Milano si terrà la conferenza sul tema "Israele, la Chiesa e il ritorno del Signore", sviluppato da messianico Avner Boskey.
«Boskey - spiegano gli organizzatori - è impegnato nella predicazione fra il popolo d'Israele e insegna la Parola di Dio con lo scopo di far conoscere alla chiesa le sue responsabilità ed il suo ruolo per il proposito di Dio per Israele. Mentre l'opinione dei credenti, a volte, è influenzata fortemente dai media circa le questioni che riguardano Israele, è cruciale ricevere un insegnamento, fondato sulle Scritture, per districarsi in questi tempi di lotta e confusione».
Tra i temi trattati: la tematica degli ultimi tempi, la relazione che vi deve essere tra i credenti evangelici e i figli d'Israele, attualità alla luce delle scritture, per cercare di dare risposta a diverse domande, tra cui: qual è la posizione dei credenti verso lo stato d'Israele e la persecuzione degli ebrei? Che significa pace e giustizia alla luce delle scritture ? A quali responsabilità e benedizioni dobbiamo prepararci per questi tempi? L'Israele attuale è lo stesso Israele biblico?
Durante la conferenza - prosegue il comunicato - Boskey ci informerà con notizie fresche circa la testimonianza di Gesù in Israele e come la nazione sta affrontando il suo cammino profetico».
L'incontro, curato dalla chiesa "dei fratelli" di Milano - San Siro, si svolgerà in tre sessioni: sabato alle 15, domenica alle 9.30 e alle ore 15. [sr]
Per informazioni: Domenico Totaro, tel. 328/9617711; e-mail: totaro.domenico1@gmail.com
--------------------------------------------------------------------------------
Pubblicata da evangelici.net
http://www.evangelici.net/cgi/coranto/viewnews.cgi?id=EkFluVlyypanYjWSbO&style=print
Messianici a Milano con Avner Boskey
Inserita il 31/3/2009 alle 09:12 nella categoria: Israele
MILANO - Sabato 16 e domenica 17 maggio presso l'auditorium di via Natta a Milano si terrà la conferenza sul tema "Israele, la Chiesa e il ritorno del Signore", sviluppato da messianico Avner Boskey.
«Boskey - spiegano gli organizzatori - è impegnato nella predicazione fra il popolo d'Israele e insegna la Parola di Dio con lo scopo di far conoscere alla chiesa le sue responsabilità ed il suo ruolo per il proposito di Dio per Israele. Mentre l'opinione dei credenti, a volte, è influenzata fortemente dai media circa le questioni che riguardano Israele, è cruciale ricevere un insegnamento, fondato sulle Scritture, per districarsi in questi tempi di lotta e confusione».
Tra i temi trattati: la tematica degli ultimi tempi, la relazione che vi deve essere tra i credenti evangelici e i figli d'Israele, attualità alla luce delle scritture, per cercare di dare risposta a diverse domande, tra cui: qual è la posizione dei credenti verso lo stato d'Israele e la persecuzione degli ebrei? Che significa pace e giustizia alla luce delle scritture ? A quali responsabilità e benedizioni dobbiamo prepararci per questi tempi? L'Israele attuale è lo stesso Israele biblico?
Durante la conferenza - prosegue il comunicato - Boskey ci informerà con notizie fresche circa la testimonianza di Gesù in Israele e come la nazione sta affrontando il suo cammino profetico».
L'incontro, curato dalla chiesa "dei fratelli" di Milano - San Siro, si svolgerà in tre sessioni: sabato alle 15, domenica alle 9.30 e alle ore 15. [sr]
Per informazioni: Domenico Totaro, tel. 328/9617711; e-mail: totaro.domenico1@gmail.com
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mercoledì 17 dicembre 2008
FALSI MAESTRI FRA I GIUDEO-MESSIANICI ODIERNI
FALSI MAESTRI FRA I GIUDEO-MESSIANICI ODIERNI
di Nicola Martella
1. ENTRIAMO IN TEMA: Abbiamo piacere per l’interesse per Gesù quale Messia fra i Giudei e per il risveglio fra di loro. Esprimiamo anche la grande preoccupazione per i tanti falsi maestri che stanno sorgendo e si stanno infiltrando tra questo composito fenomeno. In effetti la confusione comincia già con la terminologia molto ambigua. Ad esempio i «Giudei messianici» sono nel giudaismo storico i movimenti di risveglio che nutrono una particolare attesa per il ritorno del Messia, che non è identificato con Gesù di Nazareth.[1] Alcuni gruppi giudaici hanno addirittura identificato il Messia con il loro leader, come nel caso del messia ottocentesco Shabbetai Tzevi e del messia novecentesco, il Rebbe dei Lubavitch.[2] Lo stesso termine «Giudei messianici» viene usato tra i Giudei che riconoscono Gesù come loro Messia; è evidente che ciò crea molta confusione. Essi sono in effetti «Giudei cristiani» o «Giudei gesuanici».
Di là dalle etichette, il vero problema è il proliferare di gruppi giudeo-messianici con genesi e obiettivi dottrinali completamente differenti. E ciò è mostrato già dalle rilevanti questioni: ▪ 1) Chi e che cosa è Gesù di Nazareth? ▪ 2) Come si viene salvati? ▪ 3) Per i seguaci di Gesù Messia qual è l’autorità in questioni spirituali e morali? Ossia qual è la relazione del NT rispetto alla Legge mosaica e alle tradizioni giudaiche, presenti ad esempio nel Talmud? ▪ 4) Il nuovo patto ha abolito il vecchio patto oppure quest’ultimo è ancora in vigore? Le risposte a tali domande non sono affatto scontate ed esse sono rivelatrici della sovrastruttura dottrinale di fondo.
A tutto ciò si aggiunga la sedicente pretesa che i Giudei odierni, appartenendo al popolo storico di Dio, siano più vicini alla verità. Inoltre c’è anche la presunzione che essi più che altri possano spiegare quale sia il cristianesimo delle origini e il messaggio di Gesù e degli apostoli. Perciò essi si propongono (e sono visti da alcuni) come depositari di un «vero» cristianesimo. Ai cosiddetti «rabbini cristiani» si dà quasi una delega in bianco, pensando che essi siano esperti del cristianesimo originario, mentre invece sono esperti tutt'al più di un cristianesimo intriso di fariseismo medioevale (Talmud) e di altre tradizioni, come quelle mistiche ed esoteriche (Cabala, Zoar, ecc.). Tra i tanti gruppi legati al cosiddetto «giudaismo messianico» nascono frange che effettivamente pensano che il giudaismo (talmudico, cabalistico, zoariano, ecc.) sia in fondo il cristianesimo migliore.
2. IL CASO ESEMPLARE: Mi è arrivato una e-mail, in cui si annuncia la nascita di «un nuovo portale dedicato allo studio della Bibbia e dell’Ebraismo: giudaicomessianici.it». Inoltre si aggiungeva: «Sul sito potete trovare informazioni sull’Ebraismo in generale, studi Biblici, video, articoli sulle radici giudaiche del Vangelo e sul messaggio di Gesù di Nazareth». {04-12-2008}
Sul sito ci sono stato e, dopo un po’, mi sono accorto chi siano veramente i membri di tale gruppo e che cosa vogliono proporre come «novità»; hanno già da tempo un forum e cercano di giudaizzare il cristianesimo. Inutilmente si cercheranno nomi e cognomi di gestori, ma solo nickname. Il fondatore si firma come «Romefriend», ma è una mia vecchia conoscenza, ossia Andrea Viel, che prima militava in un gruppo carismatico, guidato da una pastoressa; il Webmaster è «mErA» (altrove mErAmOn), ossia Luigi Esposito, che si presenta altrove come «scrittore, filosofo e teologo» di Napoli. Strano modo di presentarsi pubblicamente: che cosa temono per nascondersi?
Ora analizziamo i contenuti espliciti del loro sito. Le risposte alle domande che porremo saranno rivelatrici della sovrastruttura dottrinale di fondo. Partiamo dall’articolo «Chi siamo» (il maiuscoletto è sempre nostro).
■ La pretesa: Essa è quella di «riscoprire le radici giudaiche del Vangelo, ricercando così la comprensione del messaggio originale di Gesù il Nazareno e dei suoi apostoli». Ciò sottintende che ora non viene più compreso, se non da loro. Infatti si presume questa oscura manovra all’interno del cristianesimo: «Nel corso della storia, queste radici giudaiche sono state trascurate (e spesso addirittura rinnegate) a causa dell’influenza greco-latina che ha trasformato un messaggio puramente ebraico (quello di Gesù) in una nuova religione che s’autodefinisce come l’adempimento della fede dell’antico Israele, ma che in realtà non ha quasi nulla a che fare con essa».
Quindi si sono sbagliati gli scrittori del NT a scrivere in greco, visto che la stragrande maggioranza dei Giudei parlava solo quello. Si sono sbagliati pure gli apostoli e gli anziani della chiesa di Gerusalemme (tutti Giudei!!!) a decidere che non bisognava imporre la Legge e la circoncisione ai Gentili (At 15), sebbene i Farisei divenuti cristiani lo ritenessero indispensabile (vv. 1.5). Perciò prima dell’avvento dei «giudaico-messianici», quindi fino a oggi, i cristiani hanno praticato una religione diversa da quella pensata da Gesù, dagli apostoli e da Paolo, visto che non hanno «nulla a che fare» (o quasi) l’una con l’altra. Ciò mi ricorda tanto il linguaggio usato dal defunto Armstrong e dalla sua «Pura verità», di cui parleremo sotto.
Vedremo se e quando Luigi Esposito e Andrea Viel ci inviteranno alla loro circoncisione, per così chiudere il cerchio della loro involuzione dottrinale (cfr. Gal 5,12).
■ L’obiettivo è giudaizzare: Mi è saltato all’occhio che scrivono «giudaico», «ebraico» e «messianico» in maiuscolo anche laddove è aggettivo; li rendiamo in minuscolo. Essi scrivono di voler interloquire con «tutti coloro che hanno scoperto d’avere origini ebraiche o che sentono in qualche modo d’appartenere al popolo giudaico». Lungi però da volerli portare a Gesù Cristo e al nuovo patto, essi li vogliono solo ricondurre al giudaismo storico: «Le Scritture e la Tramandazione orale affermano che questi membri del popolo eletto, dispersi tra le nazioni, sono chiamati a ritrovare la loro identità e a tornare sulla via dei loro padri».
Essi non ascoltano quindi il rimprovero che Pietro fece ai giudaizzanti durante il Concilio di Gerusalemme: «Perché dunque tentate adesso Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiamo potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro» (At 15,10s). Giacomo ritenne ciò come una «molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio» (v. 19). E la chiesa intera scrisse ai cristiani gentili che «alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro nessuna specie di mandato» (v. 24). Dopo tanta e insistente pressione dei giudaizzanti, è evidente la reazione dei cristiani gentili alla lettura delle decisioni della chiesa giudaica di Gerusalemme: «Essi si rallegrarono della consolazione che recava» (v. 31).
■ Quanto sono «cristiani»?: Che ci tengano a non definirsi cristiani nel senso del nuovo patto, è dichiarato in modo esplicito e in modo velato da loro stessi. Alla domanda «Cosa significa “Giudaico-Messianici”?», rispondono che il loro sito «non ha alcun legame con gruppi religiosi messianici o cristiani» (nell’originale c’è una sottolineatura).
■ Chi e che cosa è Gesù di Nazareth?: Come in altri gruppi del genere, si comincia a parlare di «Yeshua», come se la stragrande maggioranza dei Giudei del primo secolo, che parlavano greco e che divennero cristiani, lo chiamassero così. Essi affermano che «la nostra fede nel Messia, il liberatore d’Israele, è basata sull’interpretazione ebraica delle Scritture, e non sulla dottrina cristiana tradizionale». Quest’ultima dichiara che il Messia sia il Figlio di Dio nel senso di Dio fatto carne (Gv 1,1ss.14; Fil 2,5ss), ma questo è uno scandalo per loro. Essi sono rimasti in genere a Gesù come profeta, maestro, rabbino e liberatore politico. Per questo sono antitrinitari e enoteisti, credendo a un solo «Dio-Persona», mentre il monoteismo del NT prevede che Dio sia una categoria speciale: Padre, Figlio e Spirito Santo. Le somiglianze con gli antichi Ebioniti e gruppi simili (Giudei cristiani antitrinitari) e dell’ala oltranzista del frantumato movimento di Armstrong sono tanti. Essi affermano: «Noi crediamo che il Creatore dell’universo è il Dio d’Israele, che Egli è uno solo e che non ha in sé alcuna molteplicità (Deuteronomio 6,4; Isaia 37,16)». Notate come non citino il NT, come se la rivelazione non avesse avuto nessun progresso (cfr. invece Eb 1,1ss). Gesù è per loro «il Maestro di Nazaret, considerato poi il Messia dai suoi discepoli», quindi uno dei tanti rabbini d’Israele. Che il «Mashiach Ben Yosef», ossia il «Messia figlio di Giuseppe» (interpretato dal Talmud come uno di Efraim e non di Giuda), non sia il Messia finale, è espresso da loro nell’articolo «Il Messia e la Redenzione», in cui la redenzione è solo un fatto storico, ossia la restaurazione d’Israele in uno Stato. Del Messia viene detto qui: «Il Messia finale atteso dagli Ebrei, come tutti i suoi precursori, è descritto come un semplice uomo, e non come un’incarnazione di Dio o come una creatura angelica, pur essendo definito come il massimo rappresentante del Creatore dell’universo sulla terra». È un’idea tipica dei rabbini farisei del Talmud medioevale. Essi vogliono che «Yeshua il Nazareno» sia solo un «un Ebreo osservante, un maestro della Torah». Discutendo «di chi è figlio il Messia», essi affermano che per loro Gesù non è «il Figlio di Dio uguale al Padre», ma solo «Yeshua il Nazareno, un Rabbino, fedele all’Ebraismo e alla Tramandazione». Non nascondono neppure che essi credono come gli Ebioniti (Nazorei o Nazareni), per i quali Gesù era solo un uomo. Tralasciamo qui l’interpretazione avventurosa del Salmo 110 e di Matteo 22,41-45. La loro conclusione è questa tesi: «Le parole di Gesù devono essere state fraintese dai suoi seguaci che molto tempo dopo la sua crocifissione iniziarono a considerarlo l’incarnazione del Verbo Divino, e successivamente di Dio stesso». Fu quindi tutto un imbroglio. I teologi liberali e i seguaci della Torre di Guardia non potevano dirlo meglio.
■ Qual è l’autorità scritturale in questioni spirituali e morali?: Si noti come essi parlino sempre di «Scritture e Tramandazione orale» quali autorità. Essi parlano delle «Scritture», ma intendono in genere la Torà (la Legge mosaica) o altre volte l’AT nel suo complesso. Il NT è per loro solo un prodotto secondario, senza alcuna pretesa di essere rivelazione. Ecco le loro convinzioni in merito: «Crediamo anche che la Torah è la Legge perfetta ed eternamente valida che Dio stesso donò al popolo ebraico quando fu stipulata l’Alleanza del Sinai (Esodo 19,5; Salmi 19,7). Consideriamo gli scritti del Nuovo Testamento importanti per comprendere l’insegnamento di Yeshua (Gesù) e lo sviluppo della prima comunità cristiana, ma non li riteniamo Parola di Dio come la Torah, vincolante e ispirata in ogni suo punto». Quindi si tratta di un raggruppamento giudaizzante che attinge dal NT solo ciò che fa comodo, così come fanno dal Talmud e da altra letteratura giudaica. Per loro la letteratura del NT, a differenza della Torà, non è «vincolante e ispirata in ogni suo punto».
Essi citano volentieri Mt 5,17ss, certo in modo strumentale, parlando al proposito dell’«autentico pensiero del Maestro di Nazaret», perché per loro è solo tale: «Yeshua il Nazareno» è un rabbino fra tanti. Affermano che «egli non intendeva fondare un nuovo culto, né farsi intermediario di una nuova Rivelazione superiore a quella mosaica». A parte il fatto che ciò viene smentito dall’autore giudaico della lettera agli Ebrei, essi dimenticano volentieri che Gesù affermò pure: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35); Egli disse pure in contrasto con la Legge e la tradizione: «Fu detto…, ma io vi dico…» (Mt 5). La testimonianza del NT è che «la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17). E come un nuovo Mosè, Gesù diede la «Legge del nuovo patto» o «Legge di Cristo» (1 Cor 9,21). Cristo ha affrancato proprio dal giogo della legge mosaica (Rm 7,4.6 vecchiezza di lettera; Gal 5,18). E Paolo ribadì ai Galati, allora preda dei giudaisti che ribadisce «se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente» (Gal 2,21).
Che dire del NT? Pietro parlò del «comandamento del Signore e Salvatore, trasmessovi dai vostri apostoli» (2 Pt 3,2). Paolo parlò del fatto che «le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore» (1 Cor 14,37; cfr. 1 Ts 4,2; 2 Gv 1,5).
■ Come si viene salvati?: A questa domanda non rispondono (ancora) direttamente sul sito, ma ne hanno già dibattuto sul forum e Andrea Viel ne ha discusso con me. L’idea di base sembra questa: Dio salverebbe Israele in quanto esso è il popolo del patto e delle promesse. Dio salverebbe i Gentili se essi ubbidiscono ai presunti sette «precetti noachitici», come recita il Talmud. Inoltre sarebbero quindi i Gentili ad aver bisogno del sacrificio di Gesù, mentre i Giudei sarebbero già nella salvezza per razza e natura (cfr. invece Gv 1,11ss). [► L’osservanza della legge noachitica salva?]
Gesù disse però ai Giudei che vantavano d’essere a posto in quanto figli di Abramo: «V’ho detto che morrete nei vostri peccati; perché se non credete che sono io (il Cristo), morrete nei vostri peccati» (Gv 8,24). Il messaggio apostolico era al riguardo senza fraintendimenti: «Io non mi sono tratto indietro dall’annunciarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili, scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signor nostro Gesù Cristo» (At 20,20s; 18,4; Rm 3,9; 1 Cor 1,24). Non esiste neppure una salvezza separata di Giudei e Gentili, essendo scritto: «Noi tutti siamo stati immersi mediante un unico Spirito dentro un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito» (1 Cor 12,13). Il NT parla quindi di Giudei increduli e perduti (Rm 3,3; 1 Pt 2,6ss), che gli apostoli volevano salvare (Rm 11,14). Parla pure della salvezza che si ha solo per grazia mediante la fede (Ef 2,8), senza le opere della Legge mosaica, tanto per Giudei quanto per Gentili (Rm 3,27ss), ma solo in virtù del sangue e dei meriti di Gesù Cristo (Rm 3,24s; 5,9; Ef 1,7).
3. PERICOLI DI INFILTRAZIONE: I pericoli di infiltrazione di un giudeo-messianismo del genere nel cristianesimo biblico è reale e ha molti possibili accessi, ad esempio i seguenti.
■ Chiesa di Dio Universale: Come si possa deviare dal cristianesimo biblico a posizioni giudaizzanti, è mostrato dalla cosiddetta «Chiesa di Dio Universale», che il «Cesnur» ascrive fra il protestantesimo avventista. Essa fu fondata da Herbert W. Armstrong (1892-1986). Alla sua morte, la sua chiesa si è spaccata in vari tronconi a causa delle differenti concezioni dei nuovi leader. Il credo di Armstrong era tra quello avventista e quello geovista con altri elementi della tradizione giudaica. Ad esempio, egli credeva a una Dualità (Dio Padre e Dio Figlio), ritenendo lo Spirito una «forza attiva». Egli riteneva la necessità di ubbidire alla Legge mosaica e di festeggiare le feste giudaiche. Alla sua morte, una parte del suo movimento rimase fedele al suo maestro; un’altra rinunciò alla Dualità, abbracciando l’enoteismo (un solo Dio-Persona e il Messia come sola creatura); un’altra fazione ancora passò alla Trinità, riconoscendo Gesù come Dio incarnato e lo Spirito Santo come persona, ed entrò nell’Alleanza Evangelica. Armstrong ha infiltrato le sue opinioni fra i cristiani di diversa estradizione mediante i suoi scritti, la rivista «Pura verità» e le sue trasmissioni radio-televisive. Egli è un modello usato oggigiorno da vari gruppi cosiddetti giudeo-messianici.
■ L’avventismo in tutte le sue forme e correnti: Il giudeo-messianismo nella sua versione legalista si può ben mimetizzare fra gli avventisti a causa dei punti di contatto e trovare qui un valido trampolino di lancio per infettare l’avventismo e per servirsene per la propria diffusione.
■ Il carismaticismo: Il giudeo-messianismo nella sua versione mistico-esoterica e speculativa (cabala, Zoar, ecc.) ha qui un humus ideale, creando un approccio sia con la protezione verso Israele, sia con gli aspetti «profetici» e «apostolici», sia con le esperienze mistiche e iperestetiche. [► Worship, unzione ed esperienze iperestetiche] Anche in Italia, a campeggi gestiti da carismatici, vengono invitati «rabbini» che insegnano il misticismo giudaico. Una delle tante vie è l’insegnamento delle danze ebraiche all’interno di tali seminari. Il «profetismo» fa sì che si creino false attese incombenti riguardo al Messia e a Israele. Si veda al riguardo l’articolo: «Benedizione dell’anno in pericolo?».
■ Gli amici d’Israele: Il giudeo-messianismo può trovare un particolare humus anche fra i vari gruppi di preghiera e di azione a favore d’Israele. Dove non sono capaci di iniziare conferenze su Israele, usano le associazioni esistenti per propagare le loro idee mediante presenza a tali conferenze e letteratura che distribuiscono durante tali incontri.
Ad esempio l’Edipi, una delle associazioni del settore più sobrie, è rischio se il suo direttivo non eserciterà un controllo delle informazioni e delle persone che si attivano durante le conferenze. Inoltre, come mi è stato scritto, durante le conferenze non a tutti piace la presenza di persone legate ad organi dello Stato d’Israele o al giudaismo storico. È interessante notare come nel blog «Calabria judaica» venga dato risalto al 7° Raduno Nazionale di Edipi in Palmi (17-19 ottobre 2008), evidenziando dapprima che «come ogni anno avrà una forte caratterizzazione di amicizia con gli ebrei e con il popolo di Israele»; e concludendo però così: «Mi permetto soltanto di fare (in totale e sincera amicizia) un mio appunto di carattere personale. Sinceramente trovo un po’ stridente che dei sinceri amici del popolo ebraico dedichino tanto spazio a un movimento come quello degli ebrei messianici, che dall’ebraismo mondiale vengono in qualche modo visti come elemento di potenziale dissoluzione del popolo ebraico». Chi fra gli «amici per Israele» ha orecchi per udire, oda.
A rischio sono particolarmente coloro che promuovono un sionismo cristianizzato e invita alle proprie conferenze rabbino ortodossi a conferire. Questo è il caso delle iniziative della cosiddetta «Alleanza Messianica» di Giovanni Melchionda e di Argentino Quintavalle, gestore del sito «Gerusalemme, Gerusalemme». Essi ritengono che la chiesa sia oramai decadente e che una sua riforma sia solo possibile con una giudaizzazione del cristianesimo, ossia un ritorno al giudaismo talmudico. Essi ritengono pure che nelle chiese cristiane i Giudei debbano avere un ruolo importante di «guida profetica». [► Restaurare la chiesa in senso giudeo-cristiano?] Sfogliando alcuni articoli, prendo atto che anche qui si comincia a chiamare Gesù sempre più «Yeshua» e a scrivere «Dio» sempre più come «D-o», alla giudaica. Di tutto ciò parleremo magari in un altro momento.
Mi ha comunque sorpreso di vedere sul sito di Andrea Viel e Luigi Esposito proprio l’annuncio della conferenza messianica, gestita da Giovanni Melchionda e da Argentino Quintavalle («Alleanza Messianica»). [► Il sionismo cristiano] Come relatore era annunciato Avner Boskey da Israele. Chiaramente il primo gruppo e il secondo sono cose diverse. Ho scritto ad Argentino Quintavalle, ma le sue risposte sono state evasive, a parer mio; avrei preferito che prendesse nette distanze dalle posizioni del sito «giudaicomessianici.it». Mi ha confermato che al loro convegno è stata invitata «una rappresentanza ebraico-ortodossa che viene da Israele a cui abbiamo dato il diritto di parlare e di dire la loro». Rabbini ortodossi hanno dato quindi lezione ai cristiani su chi era veramente Gesù di Nazareth; che cosa avranno mai detto, è per me prevedibile, conoscendo le loro nuove tesi (p.es. Pinchas Lapide): «Voi Gentili non potete capire veramente chi sia stato Gesù, noi sì invece, essendo egli un figlio del nostro popolo e uno dei nostri profeti» (certo solo questo). Argentino stesso ne è cosciente, visto che mi scrive: «Riuscire a far parlare di Gesù a degli ebrei ortodossi è già di per sé un grande successo fino a pochi anni fa impensabile. Ma vengono soprattutto per curiosità (o per spiare) perché il mio sito si legge anche in Israele, e anche questo è un successo, perché significa che sono gelosi di qualcosa, ma so bene che questo non necessariamente porta alla conversione, può portare anche ad una recrudescenza delle posizioni». Non gli viene in mente però che vengano per un altro motivo: giudaizzare i cristiani (molti di coloro che saranno lì presenti, sono già infarinati di giudaismo o già, almeno in parte, giudaizzanti) e presentare il giudaismo come il «cristianesimo» migliore!
Ripeto comunque ancora una volta che le posizioni dei due gruppi sono (ancora) abbastanza distanti, ad esempio riguardo alle questioni chi sia Gesù di Nazareth e che cosa sia il NT.
4. ASPETTI CONCLUSIVI: Paolo affermava dei Giudei non cristiani del suo tempo quanto segue: «le loro menti furono rese ottuse; infatti, fino al dì d’oggi, quando fanno la lettura dell’antico patto, lo stesso velo rimane, senz’essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito. Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul cuore loro; quando però si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso» (2 Cor 3,14ss). La cosa triste è che Andrea Viel, Luigi Esposito e quanti li seguono, si sono volontariamente messo un velo sulla faccia, per non vedere che Gesù di Nazareth e solo lui, è l’unico Messia di cui ha parlato Mosè stesso.
Essi rinunciano all’azione dello Spirito, che libera dal giogo della Legge, e di camminare in «novità di spirito», per ritornare alla «vecchiezza di lettera» (Rm 7,6). «Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, qui è libertà» (2 Cor 3,17). Invece di rimanere nella libertà dei figli di Dio, che dà lo Spirito Santo in vista della gloria (cfr. Rm 8,21), e di essere «figli di luce» (Ef 5,8; 1 Ts 5,5), ritornano volontariamente all’«ombra di cose che dovevano avvenire», ossia alle regole dettate dalla Legge, «affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla mente della sua carne» (Col 2,16ss). Invece di emanciparsi con la grazia e diventare uomini fatti, figli di Dio ed eredi di Abramo per la fede in Gesù Messia, vogliono tornare a essere bambini sotto tutela e sotto il pedagogo della Legge mosaica (Gal 3,23-29). Che grande progresso regressivo e che grande passo in avanti per chi si trova sull’orlo del baratro!
Essi vogliono barattare l’eccellenza, che è in Cristo Gesù e nel suo nuovo patto, con cose oramai scadute. Infatti, come afferma l’autore del libro agli Ebrei, «la legge non ha condotto nulla a compimento» (Eb 7,19). Essi vogliono seguire gli statuti di un patto oramai abolito da uno nuovo, mediante il quale è avvenuta «l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità» (Eb 7,18).
Per loro vale lo stesso rimprovero che Gesù fece ai Giudei: «Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; v’è chi v’accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposta la vostra speranza. Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete agli scritti di lui, come crederete alle mie parole?» (Gv 5,45ss).
Per loro vale lo stesso rimprovero che Paolo fece ai Galati, che furono infiltrati e raggirati dai giudaisti, che li convinsero che la perfezione si raggiunge con l’ubbidienza ai precetti della Legge mosaica: «O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi dei quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? Questo soltanto desidero sapere da voi: avete voi ricevuto lo Spirito per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede? Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?» (Gal 3,1ss).
In effetti, Andrea Viel, Luigi Esposito e quanti li seguono hanno e predicano un altro Cristo, in altro Evangelo e un altro Spirito, attirandosi così la maledizione divina (Gal 1,6-9; 2 Cor 11,4). Essi sono perciò sedotti e stanno diventando seduttori (2 Cor 11,3.13ss).
Il problema dei cristiani giudei, che voltarono le spalle a Gesù Cristo per diversi motivi, era presente già durante la chiesa apostolica; oggi accade che siano i cristiani gentili a giudaizzare e a propagandare tale stile di vita. Per tutti loro vale questa parola: «Di qual peggiore castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?» (Eb 10,29). Che fare con «l’uomo fazioso», che si applica «alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge» e che perciò «è pervertito e pecca, condannandosi da sé»? (Tt 3,9ss). Noi prendiamo distanza da loro e dal loro tentativo di lasciare la grazia per mettersi sotto il giogo della Legge mosaica: «Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvare l’anima» (Eb 10,39).
Se non si ravvedono in fretta, la loro mente diverrà sempre più ottusa rispetto alla verità dell’Evangelo e varrà per loro questa parola: «Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, e cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio, e lo espongono a infamia» (Eb 6,4ss).
Dio usi loro misericordia prima che il velo si chiuda definitivamente sulla loro mente.
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[1]. Ricordiamo già Simon ben Kosiba (2° sec. d.C.), che il rabbi Akiba chiamò «bar Kochba», ossia «figlio della stella», quindi Messia. Con tale investitura rabbinica, egli si mise a capo dell’ultima rivolta ebrea contro i Romani e portò il suo popolo alla disfatta. Dopo tale tragica sconfitta, i sacerdoti ebrei si affrettarono a chiamarlo «Bar Koziba», ossia «il figlio della menzogna».
[2]. Il movimento Lubavitch o Chabad rappresenta una cospicua maggioranza del movimento ortodosso chassidico. Esso afferma il rabbino Menachem Mendel Schneerson (morto nel giugno 1994), chiamato dai suoi seguaci Rebbe Lubavitch, abbia iniziato la missione messianica. Già in vita era considerato il messia, alla sua morte si affermò che tornerà fra breve nella sua veste di messia per completare la redenzione d’Israele. Non sono mancati rabbini che lo hanno pubblicamente tacciato di essere un falso messia.
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Falsi_maestri_messianici_oggi_AT.htm
13-12-2008; Aggiornamento: 14-12-2008
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Falsi_maestri_messianici_oggi_AT.htm
di Nicola Martella
1. ENTRIAMO IN TEMA: Abbiamo piacere per l’interesse per Gesù quale Messia fra i Giudei e per il risveglio fra di loro. Esprimiamo anche la grande preoccupazione per i tanti falsi maestri che stanno sorgendo e si stanno infiltrando tra questo composito fenomeno. In effetti la confusione comincia già con la terminologia molto ambigua. Ad esempio i «Giudei messianici» sono nel giudaismo storico i movimenti di risveglio che nutrono una particolare attesa per il ritorno del Messia, che non è identificato con Gesù di Nazareth.[1] Alcuni gruppi giudaici hanno addirittura identificato il Messia con il loro leader, come nel caso del messia ottocentesco Shabbetai Tzevi e del messia novecentesco, il Rebbe dei Lubavitch.[2] Lo stesso termine «Giudei messianici» viene usato tra i Giudei che riconoscono Gesù come loro Messia; è evidente che ciò crea molta confusione. Essi sono in effetti «Giudei cristiani» o «Giudei gesuanici».
Di là dalle etichette, il vero problema è il proliferare di gruppi giudeo-messianici con genesi e obiettivi dottrinali completamente differenti. E ciò è mostrato già dalle rilevanti questioni: ▪ 1) Chi e che cosa è Gesù di Nazareth? ▪ 2) Come si viene salvati? ▪ 3) Per i seguaci di Gesù Messia qual è l’autorità in questioni spirituali e morali? Ossia qual è la relazione del NT rispetto alla Legge mosaica e alle tradizioni giudaiche, presenti ad esempio nel Talmud? ▪ 4) Il nuovo patto ha abolito il vecchio patto oppure quest’ultimo è ancora in vigore? Le risposte a tali domande non sono affatto scontate ed esse sono rivelatrici della sovrastruttura dottrinale di fondo.
A tutto ciò si aggiunga la sedicente pretesa che i Giudei odierni, appartenendo al popolo storico di Dio, siano più vicini alla verità. Inoltre c’è anche la presunzione che essi più che altri possano spiegare quale sia il cristianesimo delle origini e il messaggio di Gesù e degli apostoli. Perciò essi si propongono (e sono visti da alcuni) come depositari di un «vero» cristianesimo. Ai cosiddetti «rabbini cristiani» si dà quasi una delega in bianco, pensando che essi siano esperti del cristianesimo originario, mentre invece sono esperti tutt'al più di un cristianesimo intriso di fariseismo medioevale (Talmud) e di altre tradizioni, come quelle mistiche ed esoteriche (Cabala, Zoar, ecc.). Tra i tanti gruppi legati al cosiddetto «giudaismo messianico» nascono frange che effettivamente pensano che il giudaismo (talmudico, cabalistico, zoariano, ecc.) sia in fondo il cristianesimo migliore.
2. IL CASO ESEMPLARE: Mi è arrivato una e-mail, in cui si annuncia la nascita di «un nuovo portale dedicato allo studio della Bibbia e dell’Ebraismo: giudaicomessianici.it». Inoltre si aggiungeva: «Sul sito potete trovare informazioni sull’Ebraismo in generale, studi Biblici, video, articoli sulle radici giudaiche del Vangelo e sul messaggio di Gesù di Nazareth». {04-12-2008}
Sul sito ci sono stato e, dopo un po’, mi sono accorto chi siano veramente i membri di tale gruppo e che cosa vogliono proporre come «novità»; hanno già da tempo un forum e cercano di giudaizzare il cristianesimo. Inutilmente si cercheranno nomi e cognomi di gestori, ma solo nickname. Il fondatore si firma come «Romefriend», ma è una mia vecchia conoscenza, ossia Andrea Viel, che prima militava in un gruppo carismatico, guidato da una pastoressa; il Webmaster è «mErA» (altrove mErAmOn), ossia Luigi Esposito, che si presenta altrove come «scrittore, filosofo e teologo» di Napoli. Strano modo di presentarsi pubblicamente: che cosa temono per nascondersi?
Ora analizziamo i contenuti espliciti del loro sito. Le risposte alle domande che porremo saranno rivelatrici della sovrastruttura dottrinale di fondo. Partiamo dall’articolo «Chi siamo» (il maiuscoletto è sempre nostro).
■ La pretesa: Essa è quella di «riscoprire le radici giudaiche del Vangelo, ricercando così la comprensione del messaggio originale di Gesù il Nazareno e dei suoi apostoli». Ciò sottintende che ora non viene più compreso, se non da loro. Infatti si presume questa oscura manovra all’interno del cristianesimo: «Nel corso della storia, queste radici giudaiche sono state trascurate (e spesso addirittura rinnegate) a causa dell’influenza greco-latina che ha trasformato un messaggio puramente ebraico (quello di Gesù) in una nuova religione che s’autodefinisce come l’adempimento della fede dell’antico Israele, ma che in realtà non ha quasi nulla a che fare con essa».
Quindi si sono sbagliati gli scrittori del NT a scrivere in greco, visto che la stragrande maggioranza dei Giudei parlava solo quello. Si sono sbagliati pure gli apostoli e gli anziani della chiesa di Gerusalemme (tutti Giudei!!!) a decidere che non bisognava imporre la Legge e la circoncisione ai Gentili (At 15), sebbene i Farisei divenuti cristiani lo ritenessero indispensabile (vv. 1.5). Perciò prima dell’avvento dei «giudaico-messianici», quindi fino a oggi, i cristiani hanno praticato una religione diversa da quella pensata da Gesù, dagli apostoli e da Paolo, visto che non hanno «nulla a che fare» (o quasi) l’una con l’altra. Ciò mi ricorda tanto il linguaggio usato dal defunto Armstrong e dalla sua «Pura verità», di cui parleremo sotto.
Vedremo se e quando Luigi Esposito e Andrea Viel ci inviteranno alla loro circoncisione, per così chiudere il cerchio della loro involuzione dottrinale (cfr. Gal 5,12).
■ L’obiettivo è giudaizzare: Mi è saltato all’occhio che scrivono «giudaico», «ebraico» e «messianico» in maiuscolo anche laddove è aggettivo; li rendiamo in minuscolo. Essi scrivono di voler interloquire con «tutti coloro che hanno scoperto d’avere origini ebraiche o che sentono in qualche modo d’appartenere al popolo giudaico». Lungi però da volerli portare a Gesù Cristo e al nuovo patto, essi li vogliono solo ricondurre al giudaismo storico: «Le Scritture e la Tramandazione orale affermano che questi membri del popolo eletto, dispersi tra le nazioni, sono chiamati a ritrovare la loro identità e a tornare sulla via dei loro padri».
Essi non ascoltano quindi il rimprovero che Pietro fece ai giudaizzanti durante il Concilio di Gerusalemme: «Perché dunque tentate adesso Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiamo potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro» (At 15,10s). Giacomo ritenne ciò come una «molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio» (v. 19). E la chiesa intera scrisse ai cristiani gentili che «alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro nessuna specie di mandato» (v. 24). Dopo tanta e insistente pressione dei giudaizzanti, è evidente la reazione dei cristiani gentili alla lettura delle decisioni della chiesa giudaica di Gerusalemme: «Essi si rallegrarono della consolazione che recava» (v. 31).
■ Quanto sono «cristiani»?: Che ci tengano a non definirsi cristiani nel senso del nuovo patto, è dichiarato in modo esplicito e in modo velato da loro stessi. Alla domanda «Cosa significa “Giudaico-Messianici”?», rispondono che il loro sito «non ha alcun legame con gruppi religiosi messianici o cristiani» (nell’originale c’è una sottolineatura).
■ Chi e che cosa è Gesù di Nazareth?: Come in altri gruppi del genere, si comincia a parlare di «Yeshua», come se la stragrande maggioranza dei Giudei del primo secolo, che parlavano greco e che divennero cristiani, lo chiamassero così. Essi affermano che «la nostra fede nel Messia, il liberatore d’Israele, è basata sull’interpretazione ebraica delle Scritture, e non sulla dottrina cristiana tradizionale». Quest’ultima dichiara che il Messia sia il Figlio di Dio nel senso di Dio fatto carne (Gv 1,1ss.14; Fil 2,5ss), ma questo è uno scandalo per loro. Essi sono rimasti in genere a Gesù come profeta, maestro, rabbino e liberatore politico. Per questo sono antitrinitari e enoteisti, credendo a un solo «Dio-Persona», mentre il monoteismo del NT prevede che Dio sia una categoria speciale: Padre, Figlio e Spirito Santo. Le somiglianze con gli antichi Ebioniti e gruppi simili (Giudei cristiani antitrinitari) e dell’ala oltranzista del frantumato movimento di Armstrong sono tanti. Essi affermano: «Noi crediamo che il Creatore dell’universo è il Dio d’Israele, che Egli è uno solo e che non ha in sé alcuna molteplicità (Deuteronomio 6,4; Isaia 37,16)». Notate come non citino il NT, come se la rivelazione non avesse avuto nessun progresso (cfr. invece Eb 1,1ss). Gesù è per loro «il Maestro di Nazaret, considerato poi il Messia dai suoi discepoli», quindi uno dei tanti rabbini d’Israele. Che il «Mashiach Ben Yosef», ossia il «Messia figlio di Giuseppe» (interpretato dal Talmud come uno di Efraim e non di Giuda), non sia il Messia finale, è espresso da loro nell’articolo «Il Messia e la Redenzione», in cui la redenzione è solo un fatto storico, ossia la restaurazione d’Israele in uno Stato. Del Messia viene detto qui: «Il Messia finale atteso dagli Ebrei, come tutti i suoi precursori, è descritto come un semplice uomo, e non come un’incarnazione di Dio o come una creatura angelica, pur essendo definito come il massimo rappresentante del Creatore dell’universo sulla terra». È un’idea tipica dei rabbini farisei del Talmud medioevale. Essi vogliono che «Yeshua il Nazareno» sia solo un «un Ebreo osservante, un maestro della Torah». Discutendo «di chi è figlio il Messia», essi affermano che per loro Gesù non è «il Figlio di Dio uguale al Padre», ma solo «Yeshua il Nazareno, un Rabbino, fedele all’Ebraismo e alla Tramandazione». Non nascondono neppure che essi credono come gli Ebioniti (Nazorei o Nazareni), per i quali Gesù era solo un uomo. Tralasciamo qui l’interpretazione avventurosa del Salmo 110 e di Matteo 22,41-45. La loro conclusione è questa tesi: «Le parole di Gesù devono essere state fraintese dai suoi seguaci che molto tempo dopo la sua crocifissione iniziarono a considerarlo l’incarnazione del Verbo Divino, e successivamente di Dio stesso». Fu quindi tutto un imbroglio. I teologi liberali e i seguaci della Torre di Guardia non potevano dirlo meglio.
■ Qual è l’autorità scritturale in questioni spirituali e morali?: Si noti come essi parlino sempre di «Scritture e Tramandazione orale» quali autorità. Essi parlano delle «Scritture», ma intendono in genere la Torà (la Legge mosaica) o altre volte l’AT nel suo complesso. Il NT è per loro solo un prodotto secondario, senza alcuna pretesa di essere rivelazione. Ecco le loro convinzioni in merito: «Crediamo anche che la Torah è la Legge perfetta ed eternamente valida che Dio stesso donò al popolo ebraico quando fu stipulata l’Alleanza del Sinai (Esodo 19,5; Salmi 19,7). Consideriamo gli scritti del Nuovo Testamento importanti per comprendere l’insegnamento di Yeshua (Gesù) e lo sviluppo della prima comunità cristiana, ma non li riteniamo Parola di Dio come la Torah, vincolante e ispirata in ogni suo punto». Quindi si tratta di un raggruppamento giudaizzante che attinge dal NT solo ciò che fa comodo, così come fanno dal Talmud e da altra letteratura giudaica. Per loro la letteratura del NT, a differenza della Torà, non è «vincolante e ispirata in ogni suo punto».
Essi citano volentieri Mt 5,17ss, certo in modo strumentale, parlando al proposito dell’«autentico pensiero del Maestro di Nazaret», perché per loro è solo tale: «Yeshua il Nazareno» è un rabbino fra tanti. Affermano che «egli non intendeva fondare un nuovo culto, né farsi intermediario di una nuova Rivelazione superiore a quella mosaica». A parte il fatto che ciò viene smentito dall’autore giudaico della lettera agli Ebrei, essi dimenticano volentieri che Gesù affermò pure: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35); Egli disse pure in contrasto con la Legge e la tradizione: «Fu detto…, ma io vi dico…» (Mt 5). La testimonianza del NT è che «la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17). E come un nuovo Mosè, Gesù diede la «Legge del nuovo patto» o «Legge di Cristo» (1 Cor 9,21). Cristo ha affrancato proprio dal giogo della legge mosaica (Rm 7,4.6 vecchiezza di lettera; Gal 5,18). E Paolo ribadì ai Galati, allora preda dei giudaisti che ribadisce «se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente» (Gal 2,21).
Che dire del NT? Pietro parlò del «comandamento del Signore e Salvatore, trasmessovi dai vostri apostoli» (2 Pt 3,2). Paolo parlò del fatto che «le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore» (1 Cor 14,37; cfr. 1 Ts 4,2; 2 Gv 1,5).
■ Come si viene salvati?: A questa domanda non rispondono (ancora) direttamente sul sito, ma ne hanno già dibattuto sul forum e Andrea Viel ne ha discusso con me. L’idea di base sembra questa: Dio salverebbe Israele in quanto esso è il popolo del patto e delle promesse. Dio salverebbe i Gentili se essi ubbidiscono ai presunti sette «precetti noachitici», come recita il Talmud. Inoltre sarebbero quindi i Gentili ad aver bisogno del sacrificio di Gesù, mentre i Giudei sarebbero già nella salvezza per razza e natura (cfr. invece Gv 1,11ss). [► L’osservanza della legge noachitica salva?]
Gesù disse però ai Giudei che vantavano d’essere a posto in quanto figli di Abramo: «V’ho detto che morrete nei vostri peccati; perché se non credete che sono io (il Cristo), morrete nei vostri peccati» (Gv 8,24). Il messaggio apostolico era al riguardo senza fraintendimenti: «Io non mi sono tratto indietro dall’annunciarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili, scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signor nostro Gesù Cristo» (At 20,20s; 18,4; Rm 3,9; 1 Cor 1,24). Non esiste neppure una salvezza separata di Giudei e Gentili, essendo scritto: «Noi tutti siamo stati immersi mediante un unico Spirito dentro un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito» (1 Cor 12,13). Il NT parla quindi di Giudei increduli e perduti (Rm 3,3; 1 Pt 2,6ss), che gli apostoli volevano salvare (Rm 11,14). Parla pure della salvezza che si ha solo per grazia mediante la fede (Ef 2,8), senza le opere della Legge mosaica, tanto per Giudei quanto per Gentili (Rm 3,27ss), ma solo in virtù del sangue e dei meriti di Gesù Cristo (Rm 3,24s; 5,9; Ef 1,7).
3. PERICOLI DI INFILTRAZIONE: I pericoli di infiltrazione di un giudeo-messianismo del genere nel cristianesimo biblico è reale e ha molti possibili accessi, ad esempio i seguenti.
■ Chiesa di Dio Universale: Come si possa deviare dal cristianesimo biblico a posizioni giudaizzanti, è mostrato dalla cosiddetta «Chiesa di Dio Universale», che il «Cesnur» ascrive fra il protestantesimo avventista. Essa fu fondata da Herbert W. Armstrong (1892-1986). Alla sua morte, la sua chiesa si è spaccata in vari tronconi a causa delle differenti concezioni dei nuovi leader. Il credo di Armstrong era tra quello avventista e quello geovista con altri elementi della tradizione giudaica. Ad esempio, egli credeva a una Dualità (Dio Padre e Dio Figlio), ritenendo lo Spirito una «forza attiva». Egli riteneva la necessità di ubbidire alla Legge mosaica e di festeggiare le feste giudaiche. Alla sua morte, una parte del suo movimento rimase fedele al suo maestro; un’altra rinunciò alla Dualità, abbracciando l’enoteismo (un solo Dio-Persona e il Messia come sola creatura); un’altra fazione ancora passò alla Trinità, riconoscendo Gesù come Dio incarnato e lo Spirito Santo come persona, ed entrò nell’Alleanza Evangelica. Armstrong ha infiltrato le sue opinioni fra i cristiani di diversa estradizione mediante i suoi scritti, la rivista «Pura verità» e le sue trasmissioni radio-televisive. Egli è un modello usato oggigiorno da vari gruppi cosiddetti giudeo-messianici.
■ L’avventismo in tutte le sue forme e correnti: Il giudeo-messianismo nella sua versione legalista si può ben mimetizzare fra gli avventisti a causa dei punti di contatto e trovare qui un valido trampolino di lancio per infettare l’avventismo e per servirsene per la propria diffusione.
■ Il carismaticismo: Il giudeo-messianismo nella sua versione mistico-esoterica e speculativa (cabala, Zoar, ecc.) ha qui un humus ideale, creando un approccio sia con la protezione verso Israele, sia con gli aspetti «profetici» e «apostolici», sia con le esperienze mistiche e iperestetiche. [► Worship, unzione ed esperienze iperestetiche] Anche in Italia, a campeggi gestiti da carismatici, vengono invitati «rabbini» che insegnano il misticismo giudaico. Una delle tante vie è l’insegnamento delle danze ebraiche all’interno di tali seminari. Il «profetismo» fa sì che si creino false attese incombenti riguardo al Messia e a Israele. Si veda al riguardo l’articolo: «Benedizione dell’anno in pericolo?».
■ Gli amici d’Israele: Il giudeo-messianismo può trovare un particolare humus anche fra i vari gruppi di preghiera e di azione a favore d’Israele. Dove non sono capaci di iniziare conferenze su Israele, usano le associazioni esistenti per propagare le loro idee mediante presenza a tali conferenze e letteratura che distribuiscono durante tali incontri.
Ad esempio l’Edipi, una delle associazioni del settore più sobrie, è rischio se il suo direttivo non eserciterà un controllo delle informazioni e delle persone che si attivano durante le conferenze. Inoltre, come mi è stato scritto, durante le conferenze non a tutti piace la presenza di persone legate ad organi dello Stato d’Israele o al giudaismo storico. È interessante notare come nel blog «Calabria judaica» venga dato risalto al 7° Raduno Nazionale di Edipi in Palmi (17-19 ottobre 2008), evidenziando dapprima che «come ogni anno avrà una forte caratterizzazione di amicizia con gli ebrei e con il popolo di Israele»; e concludendo però così: «Mi permetto soltanto di fare (in totale e sincera amicizia) un mio appunto di carattere personale. Sinceramente trovo un po’ stridente che dei sinceri amici del popolo ebraico dedichino tanto spazio a un movimento come quello degli ebrei messianici, che dall’ebraismo mondiale vengono in qualche modo visti come elemento di potenziale dissoluzione del popolo ebraico». Chi fra gli «amici per Israele» ha orecchi per udire, oda.
A rischio sono particolarmente coloro che promuovono un sionismo cristianizzato e invita alle proprie conferenze rabbino ortodossi a conferire. Questo è il caso delle iniziative della cosiddetta «Alleanza Messianica» di Giovanni Melchionda e di Argentino Quintavalle, gestore del sito «Gerusalemme, Gerusalemme». Essi ritengono che la chiesa sia oramai decadente e che una sua riforma sia solo possibile con una giudaizzazione del cristianesimo, ossia un ritorno al giudaismo talmudico. Essi ritengono pure che nelle chiese cristiane i Giudei debbano avere un ruolo importante di «guida profetica». [► Restaurare la chiesa in senso giudeo-cristiano?] Sfogliando alcuni articoli, prendo atto che anche qui si comincia a chiamare Gesù sempre più «Yeshua» e a scrivere «Dio» sempre più come «D-o», alla giudaica. Di tutto ciò parleremo magari in un altro momento.
Mi ha comunque sorpreso di vedere sul sito di Andrea Viel e Luigi Esposito proprio l’annuncio della conferenza messianica, gestita da Giovanni Melchionda e da Argentino Quintavalle («Alleanza Messianica»). [► Il sionismo cristiano] Come relatore era annunciato Avner Boskey da Israele. Chiaramente il primo gruppo e il secondo sono cose diverse. Ho scritto ad Argentino Quintavalle, ma le sue risposte sono state evasive, a parer mio; avrei preferito che prendesse nette distanze dalle posizioni del sito «giudaicomessianici.it». Mi ha confermato che al loro convegno è stata invitata «una rappresentanza ebraico-ortodossa che viene da Israele a cui abbiamo dato il diritto di parlare e di dire la loro». Rabbini ortodossi hanno dato quindi lezione ai cristiani su chi era veramente Gesù di Nazareth; che cosa avranno mai detto, è per me prevedibile, conoscendo le loro nuove tesi (p.es. Pinchas Lapide): «Voi Gentili non potete capire veramente chi sia stato Gesù, noi sì invece, essendo egli un figlio del nostro popolo e uno dei nostri profeti» (certo solo questo). Argentino stesso ne è cosciente, visto che mi scrive: «Riuscire a far parlare di Gesù a degli ebrei ortodossi è già di per sé un grande successo fino a pochi anni fa impensabile. Ma vengono soprattutto per curiosità (o per spiare) perché il mio sito si legge anche in Israele, e anche questo è un successo, perché significa che sono gelosi di qualcosa, ma so bene che questo non necessariamente porta alla conversione, può portare anche ad una recrudescenza delle posizioni». Non gli viene in mente però che vengano per un altro motivo: giudaizzare i cristiani (molti di coloro che saranno lì presenti, sono già infarinati di giudaismo o già, almeno in parte, giudaizzanti) e presentare il giudaismo come il «cristianesimo» migliore!
Ripeto comunque ancora una volta che le posizioni dei due gruppi sono (ancora) abbastanza distanti, ad esempio riguardo alle questioni chi sia Gesù di Nazareth e che cosa sia il NT.
4. ASPETTI CONCLUSIVI: Paolo affermava dei Giudei non cristiani del suo tempo quanto segue: «le loro menti furono rese ottuse; infatti, fino al dì d’oggi, quando fanno la lettura dell’antico patto, lo stesso velo rimane, senz’essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito. Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul cuore loro; quando però si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso» (2 Cor 3,14ss). La cosa triste è che Andrea Viel, Luigi Esposito e quanti li seguono, si sono volontariamente messo un velo sulla faccia, per non vedere che Gesù di Nazareth e solo lui, è l’unico Messia di cui ha parlato Mosè stesso.
Essi rinunciano all’azione dello Spirito, che libera dal giogo della Legge, e di camminare in «novità di spirito», per ritornare alla «vecchiezza di lettera» (Rm 7,6). «Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, qui è libertà» (2 Cor 3,17). Invece di rimanere nella libertà dei figli di Dio, che dà lo Spirito Santo in vista della gloria (cfr. Rm 8,21), e di essere «figli di luce» (Ef 5,8; 1 Ts 5,5), ritornano volontariamente all’«ombra di cose che dovevano avvenire», ossia alle regole dettate dalla Legge, «affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla mente della sua carne» (Col 2,16ss). Invece di emanciparsi con la grazia e diventare uomini fatti, figli di Dio ed eredi di Abramo per la fede in Gesù Messia, vogliono tornare a essere bambini sotto tutela e sotto il pedagogo della Legge mosaica (Gal 3,23-29). Che grande progresso regressivo e che grande passo in avanti per chi si trova sull’orlo del baratro!
Essi vogliono barattare l’eccellenza, che è in Cristo Gesù e nel suo nuovo patto, con cose oramai scadute. Infatti, come afferma l’autore del libro agli Ebrei, «la legge non ha condotto nulla a compimento» (Eb 7,19). Essi vogliono seguire gli statuti di un patto oramai abolito da uno nuovo, mediante il quale è avvenuta «l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità» (Eb 7,18).
Per loro vale lo stesso rimprovero che Gesù fece ai Giudei: «Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; v’è chi v’accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposta la vostra speranza. Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete agli scritti di lui, come crederete alle mie parole?» (Gv 5,45ss).
Per loro vale lo stesso rimprovero che Paolo fece ai Galati, che furono infiltrati e raggirati dai giudaisti, che li convinsero che la perfezione si raggiunge con l’ubbidienza ai precetti della Legge mosaica: «O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi dei quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? Questo soltanto desidero sapere da voi: avete voi ricevuto lo Spirito per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede? Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?» (Gal 3,1ss).
In effetti, Andrea Viel, Luigi Esposito e quanti li seguono hanno e predicano un altro Cristo, in altro Evangelo e un altro Spirito, attirandosi così la maledizione divina (Gal 1,6-9; 2 Cor 11,4). Essi sono perciò sedotti e stanno diventando seduttori (2 Cor 11,3.13ss).
Il problema dei cristiani giudei, che voltarono le spalle a Gesù Cristo per diversi motivi, era presente già durante la chiesa apostolica; oggi accade che siano i cristiani gentili a giudaizzare e a propagandare tale stile di vita. Per tutti loro vale questa parola: «Di qual peggiore castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?» (Eb 10,29). Che fare con «l’uomo fazioso», che si applica «alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge» e che perciò «è pervertito e pecca, condannandosi da sé»? (Tt 3,9ss). Noi prendiamo distanza da loro e dal loro tentativo di lasciare la grazia per mettersi sotto il giogo della Legge mosaica: «Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvare l’anima» (Eb 10,39).
Se non si ravvedono in fretta, la loro mente diverrà sempre più ottusa rispetto alla verità dell’Evangelo e varrà per loro questa parola: «Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, e cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio, e lo espongono a infamia» (Eb 6,4ss).
Dio usi loro misericordia prima che il velo si chiuda definitivamente sulla loro mente.
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[1]. Ricordiamo già Simon ben Kosiba (2° sec. d.C.), che il rabbi Akiba chiamò «bar Kochba», ossia «figlio della stella», quindi Messia. Con tale investitura rabbinica, egli si mise a capo dell’ultima rivolta ebrea contro i Romani e portò il suo popolo alla disfatta. Dopo tale tragica sconfitta, i sacerdoti ebrei si affrettarono a chiamarlo «Bar Koziba», ossia «il figlio della menzogna».
[2]. Il movimento Lubavitch o Chabad rappresenta una cospicua maggioranza del movimento ortodosso chassidico. Esso afferma il rabbino Menachem Mendel Schneerson (morto nel giugno 1994), chiamato dai suoi seguaci Rebbe Lubavitch, abbia iniziato la missione messianica. Già in vita era considerato il messia, alla sua morte si affermò che tornerà fra breve nella sua veste di messia per completare la redenzione d’Israele. Non sono mancati rabbini che lo hanno pubblicamente tacciato di essere un falso messia.
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Falsi_maestri_messianici_oggi_AT.htm
13-12-2008; Aggiornamento: 14-12-2008
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Falsi_maestri_messianici_oggi_AT.htm
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mercoledì 26 novembre 2008
MESSIANICI ANTI-TALMUDISTI E ANTI-QABBALISTI
NOI EBREI CRISTIANI
EBREI PER GESU' SEGUIAMO SOLO IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO
LA SANTA TORAH E GLI INSEGNAMENTI DI GESU'
MENTRE CONSIDERIAMO BLASFEMA LA QABBALAH CHE IN REALTA' E UNA SORTA DI SCIENZA OCCULTA ESOTERICA
E RIFIUTIAMO IL TALMUD DOVE CI SONO SANTI INSEGNAMENTI MA SONO MISTI A INSEGNAMENTI INGIUSTI E PECCAMINOSI
http://groups.google.com/group/ebrei-per-gesu?hl=it
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La Qabbalah
Il termine Cabala (in origine Qabbalah, o Kabbalah, dall'ebraico קבלה) significa "dottrina ricevuta, tradizione". E infatti essa si colloca tra le innumerevoli tradizioni ebraiche estranee alle Sacre Scritture.
Nel corso dei secoli i capi religiosi avevano ridotto l'ebraismo a una religione formale e meramente ritualistica; la legge di Dio non era più un diletto per essi come lo era stata per Davide e per altri uomini di Dio, ma ne avevano fatto una costrizione, una consuetudine religiosa che Dio stesso detestava:
"Questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da Me e il timore che ha di Me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini." (Isaia 29:13)
"Ascoltate la parola del Signore, o casa di Giacobbe, e voi tutte le famiglie della casa d'Israele!
Così parla l'Eterno: Quale iniquità hanno trovato i vostri padri in Me, che si sono allontanati da Me, e sono andati dietro alla vanità, e sono diventati essi stessi vanità?
I sacerdoti non hanno detto: 'Dov'è il Signore?', i depositari della Legge non m'hanno conosciuto, i pastori mi sono stati infedeli, i profeti hanno profetato nel nome di Baal, e sono andati dietro a cose che non giovano a nulla." (Geremia 2:4,5,8)
"Così dice l'Eterno: Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; e voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: Non c'incammineremo per essa!" (Geremia 6:16)
Anziché seguire l'invito di Dio e ritornare sui "sentieri antichi" (la fede in Dio così come la ebbero Abrahamo e Davide), in diversi momenti si cercarono forme alternative di spiritualità, in particolare nella "gnosi", cioè in una conoscenza occulta (dottrine segrete trasmesse a pochi privilegiati), che avrebbe dovuto appagare rimpiazzando il vuoto lasciato dall'allontanamento da Dio.
Questa gnosi ebraica è appunto la Qabbalah, una forma di occultismo-misticismo che si propone di imbrigliare le forze del bene e del male per utilizzarle per i propri fini.
Ciò fu fatto pur sapendo che Dio aveva severamente vietato al suo popolo di praticare qualsiasi forma di divinazione, magia e occultismo (cfr. ad es. Levitico 19:26, Deut. 29:28), e che nell'ebraismo stesso fu ammonito di non accostarsi alle cose segrete (Ben Sira in Sirach III, 22, vedi anche nel Talmud Hagigah 13a e nel Midrash Genesi Rabbah VIII).
LA CABALA: QUANDO?
La Cabala è nata dopo il periodo della cattività babilonese (la deportazione del popolo giudeo nell'antica Babilonia). Nel libro biblico di Daniele si parla di quel periodo. Esso iniziò nell'anno 606 a.C., e terminò nel 536, quando Ciro, re di Persia, decretò che Gerusalemme e il Tempio dovevano essere ricostruiti. La predizione fatta da Geremia secondo la quale Dio avrebbe punito il popolo d'Israele per 70 anni si realizzò in tal modo alla lettera.
Durante la cattività, alcuni israeliti apostati furono iniziati ai misteri babilonesi; distolsero i loro cuori da Dio e si diedero all'occultismo (ad es. si può notare che la Cabala parla dei Sephiroth, dieci emanazioni divine, con una controparte malagia, i Qliphoth o Kelippot; l'origine di questi ultimi è da trovarsi negli antichi incantesimi babilonesi). In seguito, questi ebrei produssero un'interpretazione mistica del pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia) in chiave occulta, distorcendone considerevolmente il significato, e da quella interpretazione nacque la Cabala.
La Cabala cominciò però a diffondersi in modo meno occulto solo a partire dal XII secolo in Francia ed in Spagna, e dal XIV secolo diventerà uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti.
LE ATTESE DEI SEGUACI DELLA CABALA
È importante notare che la Bibbia annuncia l'imminente venuta dell'anticristo, in tempi del tutto simili a quelli in cui stiamo vivendo oggi. La Bibbia spiega che l'anticristo si presenterà come il Cristo, il Messia, e che sarà accolto come tale da Israele (ricordiamo che gli Ebrei, avendo rigettato Gesù, credono che il Messia debba ancora venire).
E infatti, proprio ai nostri giorni, i rabbini adepti della Cabala proclamano che la venuta di questo "Messia" è molto vicina. I rabbini della setta hassidica percorrono la terra santa per proclamare pubblicamente l'imminenza della sua venuta.
Questo futuro "Cristo" è lo stesso "Cristo cosmico" o "Maitreya" che aspettano i seguaci della New Age - e che essi chiamano Lucifero (Satana). L'occultista H.P. Blavatsky scrisse: "Satana e il suo esercito ribelle proveranno di essere diventati i diretti salvatori e creatori dell'uomo divino". Ciò è in linea con le previsioni bibliche: tutto gli uomini e le donne che non hanno creduto in Gesù, accetteranno l'anticristo e lo riconosceranno come il Messia (i principali avvenimenti futuri secondo il libro dell'Apocalisse sono citati brevemente in questa pagina).
LA CABALA E LA BIBBIA
Una dimostrazione di quanto facilmente ci si può allontanare dalla verità rivelata da Dio, la si trova nella descrizione della Creazione secondo la Cabala. La Cabala presenta un'interpretazione mistica dei testi della Torah (i primi cinque libri della Bibbia). Tale narrazione è completamente diversa da quella della Genesi biblica.
La Cabala insegna che Dio inizialmente abbandonò il mondo, lasciandovi solo una goccia di sè. Poi a un certo punto da Lui sarebbero emanate delle luci (emanazioni) racchiuse in dieci vasi (le Sefirot, che sono rappresentate secondo uno schema detto Albero della Vita); ma gli ultimi vasi si sarebbero rotti e le luci di Dio sarebbero diventate prigioniere della creazione. Questo disastro avrebbe ferito Dio e avrebbe dato un'impronta negativa alla storia. Ecco dunque un Dio in cui non si intravede l'amore (che nella Bibbia Egli stesso dice non solo di possedere, ma di essere), e che si trova in circostanze fuori del suo stesso controllo.
Secondo la Cabala, le "scintille di Dio" finirono così imbrigliate in tutto ciò che esiste, incluso il male (il "bene nel male" è un concetto Taoista, completamente diverso da ciò che Dio dichiara di Se stesso, dalla sua assoluta santità e giustizia, e dal principio evangelico secondo cui in Dio "non c'è tenebra alcuna", 1 Gv. 1:5).
LA CABALA E I NUMERI
La Cabala è particolarmente nota per il suo utilizzo nella numerologia. Essa infatti associa ad ogni nome un valore numerico, e insegna che ciascun valore avrebbe un significato metafisico (una "vibrazione metafisica" che provocherebbe eventi soprannaturali; un modo per attingere ai poteri occulti).
Diversi studiosi ritengono che l'origine di questi insegnamenti si trovi all'esterno dell'Ebraismo, in Pitagora di Samo (588-500 a.C.) con la sua "scuola numerologica" di Crotone. Già allora, infatti, si era cominciato ad associare ai numeri un significato trascendente.
A livello popolare, è diffuso l'uso di una forma molto più "folcloristica" di Cabala, la famosa Smorfia Napoletana; essa viene utilizzata per "indovinare" al gioco del Lotto, mediante l'interpretazione di sogni e di situazioni particolari della vita quotidiana.
L'altra forma di Cabala è quella Esoterico-Occultistica, usata dagli esoteristi e dagli occultisti.
Quale che sia la forma sotto cui viene studiata, la Cabala è e resta un cifrario di dottrine occulte, espresse dalla simbologia dei numeri.
UN'INVENZIONE MODERNA?
Purtroppo, religiosi e mistici non sono nuovi a queste pratiche. Al tempo della deportazione del popolo giudeo nell'antica Babilonia, infatti, i capi religiosi cominciarono a formulare delle nuove dottrine (il Talmud) che, in teoria, avrebbero dovuto "spiegare" i comandamenti che Dio aveva dato nella Bibbia. In realtà, quelle dottrine erano in grave contraddizione con gli insegnamenti di Dio. Come Salomone prima di loro (cfr. primo libro dei Re, capitolo 11), si sviarono dai comandamenti di Dio e si volsero alla superstizione, inducendo molti allo sviamento e attirandosi il Suo giudizio.
http://camcris.altervista.org/qabbalah.html
Il Talmud
uno sguardo alle tradizioni religiose del giudaismo
L'autore del seguente articolo è Irv Spielberg, ebreo, un tempo seguace
del giudaismo, oggi cristiano. Egli scrive:
Questa religione [il giudaismo] ha avuto origine con la comparsa stessa dell'uomo, con Adamo ed Eva. È la religione nata prima di ogni altra forma di culto -- prima dell'Islam (apparso 14 secoli fa), prima dell'Induismo o del Buddismo (apparsi 25 secoli fa), prima dei vari culti pagani della Mesopotamia (60 secoli fa).
In sostanza, i giudei dovevano condursi con giustizia e ubbidienza davanti al loro Dio e Creatore, amandoLo con tutto il loro cuore.
A un certo punto, Dio rivolse ai giudei questo comandamento: "Amate il vostro prossimo - anche lo straniero che abita tra di voi - tanto quanto amate voi stessi". Non passò molto tempo che i giudei cominciarono a ribellarsi contro Dio e a fare di testa loro.
La loro ribellione durò secoli, prima che Dio permettesse la loro sconfitta e deportazione nell'antica Babilonia.
In quel tempo, i capi religiosi cominciarono a formulare delle nuove leggi e idee religiose che, secondo loro, servivano a spiegare e a completare i comandamenti che Dio aveva dato nell'Antico Testamento. Eppure, i loro insegnamenti annullavano quelli che Dio aveva dato loro!
Le nuove leggi inventate da quei rabbini sono conosciute come "il Talmud".
Sebbene i rabbini siano esperti del Talmud, probabilmente neppure un ebreo su mille sa esattamente cos'è il Talmud. Ecco allora alcuni insegnamenti del Talmud (con le relative fonti).
1) IL TALMUD INSEGNA DELLE FALSITÀ SCIENTIFICHE:
Le iene si tramutano in pipistrelli dopo sette anni, per poi trasformarsi in spine e demoni (Baba Kamma, 16a).
Stare nudi davanti a una lampada causa l'epilessia (Pesahim, 112b).
La terra che si trova all'ombra di una stalla ha valore medicinale, come pure gli escrementi di un cane bianco (Gittin, 69a,b).
2) IL TALMUD ODIA LE DONNE:
La nascita di una bambina è un evento infelice (Baba Bathra, 16b).
Non è mai una buona cosa parlare troppo a lungo con le donne, inclusa la propria moglie (Aboth, 1.5).
È giusto divorziare dalla propria moglie se rovina il cibo, o se si trova una donna più bella (Gittin, 91a).
3) IL TALMUD ODIA I BAMBINI:
È giusto per una bambina di tre anni avere rapporti sessuali (Abodah Zarah, 37a; Kethuboth, 11b,39a; Sanhedrin, 55b,69a,b; Yebamoth, 12a,57b,58a,60b).
Quando un uomo ha rapporti omosessuali con un bambino al di sotto dei 9 anni d'età, non è da condannare (Sanhedrin, 54b,55a).
I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d'età sono leciti (Sanhedrin, 69b).
4) IL TALMUD ODIA TUTTI I NON EBREI:
Tutti i Gentili (cioè i non ebrei) sono solo degli animali, quindi tutti i loro bambini sono bastardi (Yebamoth, 98a).
Quando un non ebreo deruba un ebreo, deve restituirgli tutto, ma se avviene il contrario, l'ebreo non deve restituire nulla. Inoltre, se un non ebreo uccide un ebreo, dev'essere ucciso anche lui, ma non il contrario (Sanhedrin, 57a).
È lecito "usare dei sotterfugi" davanti a un tribunale per raggirare un non ebreo (Baba Kamma, 113a).
5) IL TALMUD ODIA GESU' CRISTO E I CRISTIANI:
Gesù nacque bastardo (Yebamoth, 49b; Jewish Encyclopedia).
Maria era una prostituta (Sanhedrin, 106a,b).
Gesù "praticò la stregoneria e portò Israele all'apostasia" (Sanhedrin, 43a).
Gesù fu punito e mandato all'inferno dove fu gettato in "escrementi ribollenti" (Gittin, 56b,57a).
I cristiani andranno all'inferno e "saranno puniti lì per tutte le generazioni" (Rosh Hashanah, 17a).
Quelli che leggono "le opere dei giudeo-cristiani" (cioè il Nuovo Testamento) finiranno all'inferno (Sanhedrin, 90a).
I libri dei cristiani "non possono essere salvati da un incendio, ma devono essere bruciati al loro posto, loro e i nomi sacri scritti in essi" (Shabbath, 116a).
Verso il 500 d.C. circa, gli scribi ebrei avevano completato il voluminoso Talmud, la versione scritta di quella che era stata a lungo la tradizione religiosa orale degli ebrei - quella stessa tradizione che Gesù condanna duramente come è scritto in diverse parti del Nuovo Testamento (si leggano Matteo 15:3-9, Matteo 23:13-36, Marco 7:8-13; cfr. Colossesi 2:8).
La Sacra Scrittura ci avverte:
"...non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d'uomini che voltano le spalle alla verità..." (Tito 1:14)
"...giacché questo popolo s'avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini..." (Isaia 29:13)
Diversi ebrei affermano che sono dovuti ricorrere al Talmud scritto per difendersi dall'"anti-giudaismo" del Nuovo Testamento.
In realtà, il Nuovo Testamento, come un giornale, si limita a raccontare le vere condizioni del giudaismo al tempo degli eventi narrati. Già prima della redazione del Nuovo Testamento, per molti secoli prima di Gesù e del cristianesimo, gli ebrei dicevano e facevano quelle stesse cose che sono citate dal Nuovo Testamento.
Se dunque un resoconto scritto delle loro parole ed opere è considerato antisemita, il resoconto delle loro ribellioni offerto dall'Antico Testamento non è anch'esso antisemita?
Qualche tempo fa incontrai un giovane a Los Angeles, che si stava preparando per diventare rabbino. Gli chiesi del Talmud, e mi sembrò scioccato nel constatare che conoscevo quell'argomento. Alla fine disse: "Beh, non credo che sia più così importante come lo era un tempo". Quando gli dissi che un film d'odio come "L'Ultima Tentazione di Cristo" rispecchia in maniera incredibilmente accurata il Talmud - e che altri film d'odio del genere sono in produzione, grazie al fatto che il mondo di Hollywood prende il Talmud molto seriamente - il giovane rimase senza una spiegazione.
Sapete una cosa? Ho constatato che alcuni dei passati capi del mio popolo hanno mentito riguardo alla scienza, alle donne, ai bambini, ai non-ebrei, e al cristianesimo e a Gesù Cristo. Ho potuto scoprire che Gesù è il solo Messia e Salvatore per ogni essere umano sulla terra, è il Cristo che Dio aveva promesso. Ho scoperto molte cose quando ho pregato Gesù e gli ho detto: "Se sei davvero quello che dici di essere nel Nuovo Testamento, allora rivelati a me e ti seguirò e avrò fiducia in te per sempre".
Egli lo ha fatto, e io ho mantenuto la mia promessa. Certo ci sono tanti che sbandierano il nome di Cristo a sproposito, esistono tante imitazioni religiose (ogni cosa di valore viene contraffatta), ma quando conoscerai Gesù nella tua vita, saprai tutto ciò di cui hai bisogno sulla salvezza - la tua salvezza!
Non solo Egli ti offre gratuitamente la salvezza, ma ti darà la sua pace e ti farà libero.
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Elenco dei libri che gli ebrei utilizzano oltre al Tanakh (Antico Testamento) e che fanno parte delle loro tradizioni religiose
(a cura di G. Butindaro)
La Mishnah (ebraico per ‘ripetizione’), è la codificazione della legge orale (ossia la tradizione ebraica) compiuta da Yehudà ha-Nassì all’inizio del terzo secolo dopo Cristo. Essa è scritta in ebraico dialettale.
Il Talmud (ebraico per ‘studio’) è l’opera più importante tra quelle che costituiscono la ‘Torah orale’. In esso ogni paragrafo della Mishnah viene dibattuto dai rabbini. Le discussioni rabbiniche sono chiamate ghemaràh (‘completamento’). La Mishnah assieme alla Ghemaràh costituiscono appunto il Talmud. In queste discussioni ci sono l’halakah (ebraico per ‘la via da seguire’) che è la regola elaborata dai rabbini; e l’hagadàh (ebraico per ‘narrazione’) che è il materiale che comprende storie, leggende, e anche scherzi. Esistono due Talmud, quello palestinese e quello babilonese; quello più importante è il secondo che peraltro è anche più lungo. Ad esso si riferisce l’Ebreo quando parla del Talmud. Il Talmud è scritto in parte in ebraico e in parte in aramaico. E’ composto di 18 volumi in folio nell’edizione classica. Tutti gli Ebrei sono invitati a studiare il Talmud. Per diventare rabbini bisogna conoscere il Talmud. Non si può studiare il Talmud e non lo si può capire se non ci fosse il commento di Rashi, ossia Solomon Ben Isaac (1040-1105) studioso francese di discendenza davidica, perché è l’unico commento che segue passo passo tutta la discussione talmudica.
Lo Zohar. Per parlare di questo libro occorre però dire prima qualcosa sulla Kabbalah (si veda anche questa pagina). L’ebraismo è stato fortemente influenzato dalla Kabbalah che significa ‘ricezione’ o ‘ciò che è stato ricevuto’. Kabbalah è un termine generale che sta ad indicare un insegnamento religioso tramandato oralmente dall’origine di generazione in generazione. In particolare però il termine kabbalah dopo l’XI secolo cominciò ad essere usato per indicare quel tipo di pensiero mistico giudaico che si diceva trasmesso dal lontano passato e che era stato affidato come dottrina segreta a pochi privilegiati e che diventerà, dal XIV secolo uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti. La Kabbalah è composta di complicate dottrine esoteriche a cui si sentono tuttora attratti coloro che studiano e praticano le arti occulte. Essa ha determinato nuovi riti e costumi ed ha influenzato l’halakah. La Kabbalah comprende più libri tra i quali il più importante è lo Zohar (ebraico per ‘Splendore’) che comparve attorno al 1300, ed è lo scritto che dopo il Talmud ha esercitato l’influenza più profonda sul giudaismo. Lo Zohar viene attribuito ai seguaci di Simeone Bar Yochai (II secolo d.C.) che riferivano gli insegnamenti mistici che il loro maestro avrebbe imparato, a loro dire, da Elia negli anni trascorsi nascosto in una caverna! Il testo fu messo in circolazione solo nel tredicesimo secolo da un certo Moses de Leon (1240-1305), che sosteneva di possedere un antico manoscritto che Nachmanide (1194-1270) aveva spedito dalla terra santa in Spagna. Dopo la morte di Moses de Leon però si apprese che questo manoscritto non esisteva e che Moses de Leon aveva attribuito i suoi scritti (redatti con una tecnica di scrittura automatica) a Simeone Bar Yochai per venderli a coloro che erano interessati a testi mistici antichi. Gli studiosi moderni dicono che la maggiore parte dello Zohar fu redatto da Moses de Leon.
Il Midrash (ebraico per ‘ricerca’) è il termine con cui vengono indicate le collezioni in cui sono raccolti gli insegnamenti dei primi rabbini. I testi più antichi del Midrash si concentrano sulle leggi contenute nei libri dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio. Il Midrash fa spesso asserzioni fantastiche su persone ed eventi biblici. Per esempio viene detto che Giacobbe in realtà non morì!
I Responsa (in ebraico she-elot u-teshuvot, che significa ‘domande e risposte’) sono raccolte di risposte a domande specifiche indirizzate alle autorità rabbiniche. I Responsa si occupano soprattutto di leggi rituali ebraiche, nella forma di semplici decisioni nei primi responsa o nella forma di lunghe ed erudite disquisizioni in quelli successivi. In essi sono affrontate tutte le questioni della vita ebraica. Questi Responsa iniziarono a comparire dopo la compilazione del Talmud babilonese, quando i saggi di Babilonia ricevevano richieste scritte di spiegazione di passaggi oscuri del Talmud e di decisioni su questioni di natura pratica. Da allora sono sorti migliaia di responsa.
I Codici. Tra quelli più importanti segnaliamo i seguenti. Il Mishnèh Torah (‘ripetizione della Torah’), che fu compilato da Mosè Maimonide nel XII secolo, che è un grande compendio di legge ebraica. Il Codice si diffuse rapidamente in tutto Israele e per diversi secoli rimase per molte comunità il solo codice autorevole per la vita, il pensiero e la prassi giudaica. Il Shulchan Aruch (ebraico per ‘Tavola stabilita’) compilato dall’halakista di origine spagnola Joseph Caro (1488-1575), ed ampliato dal suo contemporaneo Mosè Isserles (1525-1572), anche lui uno studioso dell’halakah, però di origine polacca. Questo codice infatti inizialmente enumerava solo le regole e le tradizioni delle comunità ebraiche di origine sefardita, per cui trascurava quelle askhenazite, al che Moses Isserles decise di aggiungervi glosse e complementi (chiamati ‘tovaglia’) per includere nel codice anche la posizione askhenazita. Lo Shulchan Aruch divenne così accettabile per qualsiasi ebreo. Esso costituisce ancora oggi il più autorevole Codice di leggi e pratiche giudaiche. Molti halakhisti di oggi nei loro libri sulle pratiche del Giudaismo si rifanno a questo codice di Caro ampliato.
Il Siddùr (ebraico per ‘ordine’), è il libro di preghiere giornaliere e del sabato. Questo libro però non è uguale per tutti, perché quello degli Ashkenaziti differisce da quello dei Sefarditi (e persino all’interno di questi due gruppi ci sono delle differenze). I movimenti moderni hanno prodotto i loro libri di preghiere come anche le comunità riformate e conservative. Il libro di preghiere delle feste è invece chiamato Machzor (ebraico per ‘ciclo annuale’), - e contiene anche i piyyuttim (che sono dei componimenti poetici), nella maggior parte dei casi solo quelli delle feste - ed anche questo varia tra le comunità ashkenazite e quelle sefardite, ed anche tra i vari movimenti ebraici. L’attuale usanza di avere un libro di preghiere giornaliere e uno per le feste si è imposta fra gli Ashkenaziti e poi sotto la loro influenza si è estesa ad alcune comunità sefardite. Prima di questa usanza però c’era un libro di preghiere unico chiamato siddur o machzor che conteneva le preghiere regolari per l’intero anno con le aggiunte per i giorni speciali (per esempio i piyyutim).
http://camcris.altervista.org/talmud.html
In italiano Libro dello Splendore. L'autore e' Rabbi Shimon Bar Yochai, grandissima figura rabbinica dell'epoca successiva alla distruzione del Bet Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme). Una parte dei testi e' stata scritta da anonimi.
L'altro libro sacro degli ebrei è lo Zohar, scritto all'inizio del XIV sec., in Spagna, da un mistico erudito, Mosé de Léon. In esso si parla della natura divina e del mistero dei suoi nomi, dell'insegnamento della Torah sul messia e in genere si commenta in chiave allegorica il Pentateuco. E' il libro spirituale dei mistici ebrei. Pico della Mirandola, traducendolo in latino, ne permise la diffusione al di fuori degli ambienti ebraici. Può anche essere considerato il testo-base della Kabbala, quel complesso di dottrine occulte, teosofiche e mistiche, di origine gnostica e neoplatonica, sorte in seno al giudaismo medievale, a partire dal X-XI sec., come reazione al diffondersi del razionalismo aristotelico ad opera della cultura araba.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/zohar-ebraismo.html
EBREI PER GESU' SEGUIAMO SOLO IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO
LA SANTA TORAH E GLI INSEGNAMENTI DI GESU'
MENTRE CONSIDERIAMO BLASFEMA LA QABBALAH CHE IN REALTA' E UNA SORTA DI SCIENZA OCCULTA ESOTERICA
E RIFIUTIAMO IL TALMUD DOVE CI SONO SANTI INSEGNAMENTI MA SONO MISTI A INSEGNAMENTI INGIUSTI E PECCAMINOSI
http://groups.google.com/group/ebrei-per-gesu?hl=it
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La Qabbalah
Il termine Cabala (in origine Qabbalah, o Kabbalah, dall'ebraico קבלה) significa "dottrina ricevuta, tradizione". E infatti essa si colloca tra le innumerevoli tradizioni ebraiche estranee alle Sacre Scritture.
Nel corso dei secoli i capi religiosi avevano ridotto l'ebraismo a una religione formale e meramente ritualistica; la legge di Dio non era più un diletto per essi come lo era stata per Davide e per altri uomini di Dio, ma ne avevano fatto una costrizione, una consuetudine religiosa che Dio stesso detestava:
"Questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da Me e il timore che ha di Me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini." (Isaia 29:13)
"Ascoltate la parola del Signore, o casa di Giacobbe, e voi tutte le famiglie della casa d'Israele!
Così parla l'Eterno: Quale iniquità hanno trovato i vostri padri in Me, che si sono allontanati da Me, e sono andati dietro alla vanità, e sono diventati essi stessi vanità?
I sacerdoti non hanno detto: 'Dov'è il Signore?', i depositari della Legge non m'hanno conosciuto, i pastori mi sono stati infedeli, i profeti hanno profetato nel nome di Baal, e sono andati dietro a cose che non giovano a nulla." (Geremia 2:4,5,8)
"Così dice l'Eterno: Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; e voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: Non c'incammineremo per essa!" (Geremia 6:16)
Anziché seguire l'invito di Dio e ritornare sui "sentieri antichi" (la fede in Dio così come la ebbero Abrahamo e Davide), in diversi momenti si cercarono forme alternative di spiritualità, in particolare nella "gnosi", cioè in una conoscenza occulta (dottrine segrete trasmesse a pochi privilegiati), che avrebbe dovuto appagare rimpiazzando il vuoto lasciato dall'allontanamento da Dio.
Questa gnosi ebraica è appunto la Qabbalah, una forma di occultismo-misticismo che si propone di imbrigliare le forze del bene e del male per utilizzarle per i propri fini.
Ciò fu fatto pur sapendo che Dio aveva severamente vietato al suo popolo di praticare qualsiasi forma di divinazione, magia e occultismo (cfr. ad es. Levitico 19:26, Deut. 29:28), e che nell'ebraismo stesso fu ammonito di non accostarsi alle cose segrete (Ben Sira in Sirach III, 22, vedi anche nel Talmud Hagigah 13a e nel Midrash Genesi Rabbah VIII).
LA CABALA: QUANDO?
La Cabala è nata dopo il periodo della cattività babilonese (la deportazione del popolo giudeo nell'antica Babilonia). Nel libro biblico di Daniele si parla di quel periodo. Esso iniziò nell'anno 606 a.C., e terminò nel 536, quando Ciro, re di Persia, decretò che Gerusalemme e il Tempio dovevano essere ricostruiti. La predizione fatta da Geremia secondo la quale Dio avrebbe punito il popolo d'Israele per 70 anni si realizzò in tal modo alla lettera.
Durante la cattività, alcuni israeliti apostati furono iniziati ai misteri babilonesi; distolsero i loro cuori da Dio e si diedero all'occultismo (ad es. si può notare che la Cabala parla dei Sephiroth, dieci emanazioni divine, con una controparte malagia, i Qliphoth o Kelippot; l'origine di questi ultimi è da trovarsi negli antichi incantesimi babilonesi). In seguito, questi ebrei produssero un'interpretazione mistica del pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia) in chiave occulta, distorcendone considerevolmente il significato, e da quella interpretazione nacque la Cabala.
La Cabala cominciò però a diffondersi in modo meno occulto solo a partire dal XII secolo in Francia ed in Spagna, e dal XIV secolo diventerà uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti.
LE ATTESE DEI SEGUACI DELLA CABALA
È importante notare che la Bibbia annuncia l'imminente venuta dell'anticristo, in tempi del tutto simili a quelli in cui stiamo vivendo oggi. La Bibbia spiega che l'anticristo si presenterà come il Cristo, il Messia, e che sarà accolto come tale da Israele (ricordiamo che gli Ebrei, avendo rigettato Gesù, credono che il Messia debba ancora venire).
E infatti, proprio ai nostri giorni, i rabbini adepti della Cabala proclamano che la venuta di questo "Messia" è molto vicina. I rabbini della setta hassidica percorrono la terra santa per proclamare pubblicamente l'imminenza della sua venuta.
Questo futuro "Cristo" è lo stesso "Cristo cosmico" o "Maitreya" che aspettano i seguaci della New Age - e che essi chiamano Lucifero (Satana). L'occultista H.P. Blavatsky scrisse: "Satana e il suo esercito ribelle proveranno di essere diventati i diretti salvatori e creatori dell'uomo divino". Ciò è in linea con le previsioni bibliche: tutto gli uomini e le donne che non hanno creduto in Gesù, accetteranno l'anticristo e lo riconosceranno come il Messia (i principali avvenimenti futuri secondo il libro dell'Apocalisse sono citati brevemente in questa pagina).
LA CABALA E LA BIBBIA
Una dimostrazione di quanto facilmente ci si può allontanare dalla verità rivelata da Dio, la si trova nella descrizione della Creazione secondo la Cabala. La Cabala presenta un'interpretazione mistica dei testi della Torah (i primi cinque libri della Bibbia). Tale narrazione è completamente diversa da quella della Genesi biblica.
La Cabala insegna che Dio inizialmente abbandonò il mondo, lasciandovi solo una goccia di sè. Poi a un certo punto da Lui sarebbero emanate delle luci (emanazioni) racchiuse in dieci vasi (le Sefirot, che sono rappresentate secondo uno schema detto Albero della Vita); ma gli ultimi vasi si sarebbero rotti e le luci di Dio sarebbero diventate prigioniere della creazione. Questo disastro avrebbe ferito Dio e avrebbe dato un'impronta negativa alla storia. Ecco dunque un Dio in cui non si intravede l'amore (che nella Bibbia Egli stesso dice non solo di possedere, ma di essere), e che si trova in circostanze fuori del suo stesso controllo.
Secondo la Cabala, le "scintille di Dio" finirono così imbrigliate in tutto ciò che esiste, incluso il male (il "bene nel male" è un concetto Taoista, completamente diverso da ciò che Dio dichiara di Se stesso, dalla sua assoluta santità e giustizia, e dal principio evangelico secondo cui in Dio "non c'è tenebra alcuna", 1 Gv. 1:5).
LA CABALA E I NUMERI
La Cabala è particolarmente nota per il suo utilizzo nella numerologia. Essa infatti associa ad ogni nome un valore numerico, e insegna che ciascun valore avrebbe un significato metafisico (una "vibrazione metafisica" che provocherebbe eventi soprannaturali; un modo per attingere ai poteri occulti).
Diversi studiosi ritengono che l'origine di questi insegnamenti si trovi all'esterno dell'Ebraismo, in Pitagora di Samo (588-500 a.C.) con la sua "scuola numerologica" di Crotone. Già allora, infatti, si era cominciato ad associare ai numeri un significato trascendente.
A livello popolare, è diffuso l'uso di una forma molto più "folcloristica" di Cabala, la famosa Smorfia Napoletana; essa viene utilizzata per "indovinare" al gioco del Lotto, mediante l'interpretazione di sogni e di situazioni particolari della vita quotidiana.
L'altra forma di Cabala è quella Esoterico-Occultistica, usata dagli esoteristi e dagli occultisti.
Quale che sia la forma sotto cui viene studiata, la Cabala è e resta un cifrario di dottrine occulte, espresse dalla simbologia dei numeri.
UN'INVENZIONE MODERNA?
Purtroppo, religiosi e mistici non sono nuovi a queste pratiche. Al tempo della deportazione del popolo giudeo nell'antica Babilonia, infatti, i capi religiosi cominciarono a formulare delle nuove dottrine (il Talmud) che, in teoria, avrebbero dovuto "spiegare" i comandamenti che Dio aveva dato nella Bibbia. In realtà, quelle dottrine erano in grave contraddizione con gli insegnamenti di Dio. Come Salomone prima di loro (cfr. primo libro dei Re, capitolo 11), si sviarono dai comandamenti di Dio e si volsero alla superstizione, inducendo molti allo sviamento e attirandosi il Suo giudizio.
http://camcris.altervista.org/qabbalah.html
Il Talmud
uno sguardo alle tradizioni religiose del giudaismo
L'autore del seguente articolo è Irv Spielberg, ebreo, un tempo seguace
del giudaismo, oggi cristiano. Egli scrive:
Questa religione [il giudaismo] ha avuto origine con la comparsa stessa dell'uomo, con Adamo ed Eva. È la religione nata prima di ogni altra forma di culto -- prima dell'Islam (apparso 14 secoli fa), prima dell'Induismo o del Buddismo (apparsi 25 secoli fa), prima dei vari culti pagani della Mesopotamia (60 secoli fa).
In sostanza, i giudei dovevano condursi con giustizia e ubbidienza davanti al loro Dio e Creatore, amandoLo con tutto il loro cuore.
A un certo punto, Dio rivolse ai giudei questo comandamento: "Amate il vostro prossimo - anche lo straniero che abita tra di voi - tanto quanto amate voi stessi". Non passò molto tempo che i giudei cominciarono a ribellarsi contro Dio e a fare di testa loro.
La loro ribellione durò secoli, prima che Dio permettesse la loro sconfitta e deportazione nell'antica Babilonia.
In quel tempo, i capi religiosi cominciarono a formulare delle nuove leggi e idee religiose che, secondo loro, servivano a spiegare e a completare i comandamenti che Dio aveva dato nell'Antico Testamento. Eppure, i loro insegnamenti annullavano quelli che Dio aveva dato loro!
Le nuove leggi inventate da quei rabbini sono conosciute come "il Talmud".
Sebbene i rabbini siano esperti del Talmud, probabilmente neppure un ebreo su mille sa esattamente cos'è il Talmud. Ecco allora alcuni insegnamenti del Talmud (con le relative fonti).
1) IL TALMUD INSEGNA DELLE FALSITÀ SCIENTIFICHE:
Le iene si tramutano in pipistrelli dopo sette anni, per poi trasformarsi in spine e demoni (Baba Kamma, 16a).
Stare nudi davanti a una lampada causa l'epilessia (Pesahim, 112b).
La terra che si trova all'ombra di una stalla ha valore medicinale, come pure gli escrementi di un cane bianco (Gittin, 69a,b).
2) IL TALMUD ODIA LE DONNE:
La nascita di una bambina è un evento infelice (Baba Bathra, 16b).
Non è mai una buona cosa parlare troppo a lungo con le donne, inclusa la propria moglie (Aboth, 1.5).
È giusto divorziare dalla propria moglie se rovina il cibo, o se si trova una donna più bella (Gittin, 91a).
3) IL TALMUD ODIA I BAMBINI:
È giusto per una bambina di tre anni avere rapporti sessuali (Abodah Zarah, 37a; Kethuboth, 11b,39a; Sanhedrin, 55b,69a,b; Yebamoth, 12a,57b,58a,60b).
Quando un uomo ha rapporti omosessuali con un bambino al di sotto dei 9 anni d'età, non è da condannare (Sanhedrin, 54b,55a).
I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d'età sono leciti (Sanhedrin, 69b).
4) IL TALMUD ODIA TUTTI I NON EBREI:
Tutti i Gentili (cioè i non ebrei) sono solo degli animali, quindi tutti i loro bambini sono bastardi (Yebamoth, 98a).
Quando un non ebreo deruba un ebreo, deve restituirgli tutto, ma se avviene il contrario, l'ebreo non deve restituire nulla. Inoltre, se un non ebreo uccide un ebreo, dev'essere ucciso anche lui, ma non il contrario (Sanhedrin, 57a).
È lecito "usare dei sotterfugi" davanti a un tribunale per raggirare un non ebreo (Baba Kamma, 113a).
5) IL TALMUD ODIA GESU' CRISTO E I CRISTIANI:
Gesù nacque bastardo (Yebamoth, 49b; Jewish Encyclopedia).
Maria era una prostituta (Sanhedrin, 106a,b).
Gesù "praticò la stregoneria e portò Israele all'apostasia" (Sanhedrin, 43a).
Gesù fu punito e mandato all'inferno dove fu gettato in "escrementi ribollenti" (Gittin, 56b,57a).
I cristiani andranno all'inferno e "saranno puniti lì per tutte le generazioni" (Rosh Hashanah, 17a).
Quelli che leggono "le opere dei giudeo-cristiani" (cioè il Nuovo Testamento) finiranno all'inferno (Sanhedrin, 90a).
I libri dei cristiani "non possono essere salvati da un incendio, ma devono essere bruciati al loro posto, loro e i nomi sacri scritti in essi" (Shabbath, 116a).
Verso il 500 d.C. circa, gli scribi ebrei avevano completato il voluminoso Talmud, la versione scritta di quella che era stata a lungo la tradizione religiosa orale degli ebrei - quella stessa tradizione che Gesù condanna duramente come è scritto in diverse parti del Nuovo Testamento (si leggano Matteo 15:3-9, Matteo 23:13-36, Marco 7:8-13; cfr. Colossesi 2:8).
La Sacra Scrittura ci avverte:
"...non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d'uomini che voltano le spalle alla verità..." (Tito 1:14)
"...giacché questo popolo s'avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini..." (Isaia 29:13)
Diversi ebrei affermano che sono dovuti ricorrere al Talmud scritto per difendersi dall'"anti-giudaismo" del Nuovo Testamento.
In realtà, il Nuovo Testamento, come un giornale, si limita a raccontare le vere condizioni del giudaismo al tempo degli eventi narrati. Già prima della redazione del Nuovo Testamento, per molti secoli prima di Gesù e del cristianesimo, gli ebrei dicevano e facevano quelle stesse cose che sono citate dal Nuovo Testamento.
Se dunque un resoconto scritto delle loro parole ed opere è considerato antisemita, il resoconto delle loro ribellioni offerto dall'Antico Testamento non è anch'esso antisemita?
Qualche tempo fa incontrai un giovane a Los Angeles, che si stava preparando per diventare rabbino. Gli chiesi del Talmud, e mi sembrò scioccato nel constatare che conoscevo quell'argomento. Alla fine disse: "Beh, non credo che sia più così importante come lo era un tempo". Quando gli dissi che un film d'odio come "L'Ultima Tentazione di Cristo" rispecchia in maniera incredibilmente accurata il Talmud - e che altri film d'odio del genere sono in produzione, grazie al fatto che il mondo di Hollywood prende il Talmud molto seriamente - il giovane rimase senza una spiegazione.
Sapete una cosa? Ho constatato che alcuni dei passati capi del mio popolo hanno mentito riguardo alla scienza, alle donne, ai bambini, ai non-ebrei, e al cristianesimo e a Gesù Cristo. Ho potuto scoprire che Gesù è il solo Messia e Salvatore per ogni essere umano sulla terra, è il Cristo che Dio aveva promesso. Ho scoperto molte cose quando ho pregato Gesù e gli ho detto: "Se sei davvero quello che dici di essere nel Nuovo Testamento, allora rivelati a me e ti seguirò e avrò fiducia in te per sempre".
Egli lo ha fatto, e io ho mantenuto la mia promessa. Certo ci sono tanti che sbandierano il nome di Cristo a sproposito, esistono tante imitazioni religiose (ogni cosa di valore viene contraffatta), ma quando conoscerai Gesù nella tua vita, saprai tutto ciò di cui hai bisogno sulla salvezza - la tua salvezza!
Non solo Egli ti offre gratuitamente la salvezza, ma ti darà la sua pace e ti farà libero.
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Elenco dei libri che gli ebrei utilizzano oltre al Tanakh (Antico Testamento) e che fanno parte delle loro tradizioni religiose
(a cura di G. Butindaro)
La Mishnah (ebraico per ‘ripetizione’), è la codificazione della legge orale (ossia la tradizione ebraica) compiuta da Yehudà ha-Nassì all’inizio del terzo secolo dopo Cristo. Essa è scritta in ebraico dialettale.
Il Talmud (ebraico per ‘studio’) è l’opera più importante tra quelle che costituiscono la ‘Torah orale’. In esso ogni paragrafo della Mishnah viene dibattuto dai rabbini. Le discussioni rabbiniche sono chiamate ghemaràh (‘completamento’). La Mishnah assieme alla Ghemaràh costituiscono appunto il Talmud. In queste discussioni ci sono l’halakah (ebraico per ‘la via da seguire’) che è la regola elaborata dai rabbini; e l’hagadàh (ebraico per ‘narrazione’) che è il materiale che comprende storie, leggende, e anche scherzi. Esistono due Talmud, quello palestinese e quello babilonese; quello più importante è il secondo che peraltro è anche più lungo. Ad esso si riferisce l’Ebreo quando parla del Talmud. Il Talmud è scritto in parte in ebraico e in parte in aramaico. E’ composto di 18 volumi in folio nell’edizione classica. Tutti gli Ebrei sono invitati a studiare il Talmud. Per diventare rabbini bisogna conoscere il Talmud. Non si può studiare il Talmud e non lo si può capire se non ci fosse il commento di Rashi, ossia Solomon Ben Isaac (1040-1105) studioso francese di discendenza davidica, perché è l’unico commento che segue passo passo tutta la discussione talmudica.
Lo Zohar. Per parlare di questo libro occorre però dire prima qualcosa sulla Kabbalah (si veda anche questa pagina). L’ebraismo è stato fortemente influenzato dalla Kabbalah che significa ‘ricezione’ o ‘ciò che è stato ricevuto’. Kabbalah è un termine generale che sta ad indicare un insegnamento religioso tramandato oralmente dall’origine di generazione in generazione. In particolare però il termine kabbalah dopo l’XI secolo cominciò ad essere usato per indicare quel tipo di pensiero mistico giudaico che si diceva trasmesso dal lontano passato e che era stato affidato come dottrina segreta a pochi privilegiati e che diventerà, dal XIV secolo uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti. La Kabbalah è composta di complicate dottrine esoteriche a cui si sentono tuttora attratti coloro che studiano e praticano le arti occulte. Essa ha determinato nuovi riti e costumi ed ha influenzato l’halakah. La Kabbalah comprende più libri tra i quali il più importante è lo Zohar (ebraico per ‘Splendore’) che comparve attorno al 1300, ed è lo scritto che dopo il Talmud ha esercitato l’influenza più profonda sul giudaismo. Lo Zohar viene attribuito ai seguaci di Simeone Bar Yochai (II secolo d.C.) che riferivano gli insegnamenti mistici che il loro maestro avrebbe imparato, a loro dire, da Elia negli anni trascorsi nascosto in una caverna! Il testo fu messo in circolazione solo nel tredicesimo secolo da un certo Moses de Leon (1240-1305), che sosteneva di possedere un antico manoscritto che Nachmanide (1194-1270) aveva spedito dalla terra santa in Spagna. Dopo la morte di Moses de Leon però si apprese che questo manoscritto non esisteva e che Moses de Leon aveva attribuito i suoi scritti (redatti con una tecnica di scrittura automatica) a Simeone Bar Yochai per venderli a coloro che erano interessati a testi mistici antichi. Gli studiosi moderni dicono che la maggiore parte dello Zohar fu redatto da Moses de Leon.
Il Midrash (ebraico per ‘ricerca’) è il termine con cui vengono indicate le collezioni in cui sono raccolti gli insegnamenti dei primi rabbini. I testi più antichi del Midrash si concentrano sulle leggi contenute nei libri dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio. Il Midrash fa spesso asserzioni fantastiche su persone ed eventi biblici. Per esempio viene detto che Giacobbe in realtà non morì!
I Responsa (in ebraico she-elot u-teshuvot, che significa ‘domande e risposte’) sono raccolte di risposte a domande specifiche indirizzate alle autorità rabbiniche. I Responsa si occupano soprattutto di leggi rituali ebraiche, nella forma di semplici decisioni nei primi responsa o nella forma di lunghe ed erudite disquisizioni in quelli successivi. In essi sono affrontate tutte le questioni della vita ebraica. Questi Responsa iniziarono a comparire dopo la compilazione del Talmud babilonese, quando i saggi di Babilonia ricevevano richieste scritte di spiegazione di passaggi oscuri del Talmud e di decisioni su questioni di natura pratica. Da allora sono sorti migliaia di responsa.
I Codici. Tra quelli più importanti segnaliamo i seguenti. Il Mishnèh Torah (‘ripetizione della Torah’), che fu compilato da Mosè Maimonide nel XII secolo, che è un grande compendio di legge ebraica. Il Codice si diffuse rapidamente in tutto Israele e per diversi secoli rimase per molte comunità il solo codice autorevole per la vita, il pensiero e la prassi giudaica. Il Shulchan Aruch (ebraico per ‘Tavola stabilita’) compilato dall’halakista di origine spagnola Joseph Caro (1488-1575), ed ampliato dal suo contemporaneo Mosè Isserles (1525-1572), anche lui uno studioso dell’halakah, però di origine polacca. Questo codice infatti inizialmente enumerava solo le regole e le tradizioni delle comunità ebraiche di origine sefardita, per cui trascurava quelle askhenazite, al che Moses Isserles decise di aggiungervi glosse e complementi (chiamati ‘tovaglia’) per includere nel codice anche la posizione askhenazita. Lo Shulchan Aruch divenne così accettabile per qualsiasi ebreo. Esso costituisce ancora oggi il più autorevole Codice di leggi e pratiche giudaiche. Molti halakhisti di oggi nei loro libri sulle pratiche del Giudaismo si rifanno a questo codice di Caro ampliato.
Il Siddùr (ebraico per ‘ordine’), è il libro di preghiere giornaliere e del sabato. Questo libro però non è uguale per tutti, perché quello degli Ashkenaziti differisce da quello dei Sefarditi (e persino all’interno di questi due gruppi ci sono delle differenze). I movimenti moderni hanno prodotto i loro libri di preghiere come anche le comunità riformate e conservative. Il libro di preghiere delle feste è invece chiamato Machzor (ebraico per ‘ciclo annuale’), - e contiene anche i piyyuttim (che sono dei componimenti poetici), nella maggior parte dei casi solo quelli delle feste - ed anche questo varia tra le comunità ashkenazite e quelle sefardite, ed anche tra i vari movimenti ebraici. L’attuale usanza di avere un libro di preghiere giornaliere e uno per le feste si è imposta fra gli Ashkenaziti e poi sotto la loro influenza si è estesa ad alcune comunità sefardite. Prima di questa usanza però c’era un libro di preghiere unico chiamato siddur o machzor che conteneva le preghiere regolari per l’intero anno con le aggiunte per i giorni speciali (per esempio i piyyutim).
http://camcris.altervista.org/talmud.html
In italiano Libro dello Splendore. L'autore e' Rabbi Shimon Bar Yochai, grandissima figura rabbinica dell'epoca successiva alla distruzione del Bet Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme). Una parte dei testi e' stata scritta da anonimi.
L'altro libro sacro degli ebrei è lo Zohar, scritto all'inizio del XIV sec., in Spagna, da un mistico erudito, Mosé de Léon. In esso si parla della natura divina e del mistero dei suoi nomi, dell'insegnamento della Torah sul messia e in genere si commenta in chiave allegorica il Pentateuco. E' il libro spirituale dei mistici ebrei. Pico della Mirandola, traducendolo in latino, ne permise la diffusione al di fuori degli ambienti ebraici. Può anche essere considerato il testo-base della Kabbala, quel complesso di dottrine occulte, teosofiche e mistiche, di origine gnostica e neoplatonica, sorte in seno al giudaismo medievale, a partire dal X-XI sec., come reazione al diffondersi del razionalismo aristotelico ad opera della cultura araba.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/zohar-ebraismo.html
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EBREI MESSIANICI
Ebrei Messianici
Pur non entrando ufficialmente nella Chiesa Cattolica, crescono di numero gli Ebrei che accettano Gesù come Messia e Salvatore.
Fin dai tempi di Gesù gran parte del popolo ebraico non ha accettato il Nazareno come il Salvatore e il Messia atteso e profetizzato. Nei tempi passati un ebreo che credeva in Gesù doveva rinnegare la propria origine ebraica, allontanarsi dalla sua famiglia e cancellare il suo passato. Quindi nel mondo giudaico un ebreo che crede in Gesù non è più ebreo. Ma, come lo erano Gesù, i suoi discepoli e gli Apostoli, così ci sono sempre stati, attraverso quasi 2000 anni, degli Ebrei che hanno accettato Yeshua (Gesù) come il Santo e il Redentore atteso da Israele.
Dio che è pieno di compassione per il Suo popolo e fedele alle Sue irrevocabili promesse ha in questo tempo illuminato tantissimi Ebrei circa la messianicità di Gesù di Nazaret, pur rimanendo Ebrei osservanti. Essi conservano le tradizioni, i comandamenti e tutte le festività ebraiche che Dio stesso ha ordinato nella Torah al Suo popolo.
Quindi, rispettano la Legge, le preghiere nelle sinagoghe, la liturgia ebraica, la circoncisione, indossano il tallit, il kipah e i tefillim, rispettano il giorno di Sabath (sabato) come giorno di riposo comandato, osservano la Kasherut, la dieta prescritta nella Scrittura ed altre usanze. A queste osservanze si aggiunge la fede nelle Sacre Scritture del Nuovo Testamento e una fede personale in Gesù Cristo come Messia e Salvatore. Questi Ebrei si denominano "Ebrei Messianici" e s'identificano con diverse
correnti del Movimento messianico.
David H. Stern, nel suo libro "Messianic Jewish Manifesto", definisce un ebreo messianico: "una persona nata ebrea o convertita al giudaismo, un genuino credente in Yeshua e che riconosce la sua ebraicità" (Ideologia, teologia e il programma per il Giudaismo Messianico, Jewish New Testament Publications, 1991, pag.20).
John Fieldsend parla anche di "un movimento dello Spirito Santo in mezzo al popolo ebraico, nato autonomamente, che riconosce Gesù come il Messia atteso, che riconosce se stesso come parte del Corpo del Messia, che è unito nella fede con i fratelli e le sorelle 'gentili' (non ebrei) che credono in Gesù, ma che conserva la sua autonomia e la sua indipendenza" (Messianic Jews, 1993 Monarch Publications, Prefazione).
Attualmente in Israele si contano più di 80 comunità messianiche con circa 5000 credenti, mentre altri 100.000 ebrei messianici se ne contano nel resto del mondo.
Fonte www.nostreradici.it/
http://www.controlamenzogna.splinder.com/archive/2007-10
Pur non entrando ufficialmente nella Chiesa Cattolica, crescono di numero gli Ebrei che accettano Gesù come Messia e Salvatore.
Fin dai tempi di Gesù gran parte del popolo ebraico non ha accettato il Nazareno come il Salvatore e il Messia atteso e profetizzato. Nei tempi passati un ebreo che credeva in Gesù doveva rinnegare la propria origine ebraica, allontanarsi dalla sua famiglia e cancellare il suo passato. Quindi nel mondo giudaico un ebreo che crede in Gesù non è più ebreo. Ma, come lo erano Gesù, i suoi discepoli e gli Apostoli, così ci sono sempre stati, attraverso quasi 2000 anni, degli Ebrei che hanno accettato Yeshua (Gesù) come il Santo e il Redentore atteso da Israele.
Dio che è pieno di compassione per il Suo popolo e fedele alle Sue irrevocabili promesse ha in questo tempo illuminato tantissimi Ebrei circa la messianicità di Gesù di Nazaret, pur rimanendo Ebrei osservanti. Essi conservano le tradizioni, i comandamenti e tutte le festività ebraiche che Dio stesso ha ordinato nella Torah al Suo popolo.
Quindi, rispettano la Legge, le preghiere nelle sinagoghe, la liturgia ebraica, la circoncisione, indossano il tallit, il kipah e i tefillim, rispettano il giorno di Sabath (sabato) come giorno di riposo comandato, osservano la Kasherut, la dieta prescritta nella Scrittura ed altre usanze. A queste osservanze si aggiunge la fede nelle Sacre Scritture del Nuovo Testamento e una fede personale in Gesù Cristo come Messia e Salvatore. Questi Ebrei si denominano "Ebrei Messianici" e s'identificano con diverse
correnti del Movimento messianico.
David H. Stern, nel suo libro "Messianic Jewish Manifesto", definisce un ebreo messianico: "una persona nata ebrea o convertita al giudaismo, un genuino credente in Yeshua e che riconosce la sua ebraicità" (Ideologia, teologia e il programma per il Giudaismo Messianico, Jewish New Testament Publications, 1991, pag.20).
John Fieldsend parla anche di "un movimento dello Spirito Santo in mezzo al popolo ebraico, nato autonomamente, che riconosce Gesù come il Messia atteso, che riconosce se stesso come parte del Corpo del Messia, che è unito nella fede con i fratelli e le sorelle 'gentili' (non ebrei) che credono in Gesù, ma che conserva la sua autonomia e la sua indipendenza" (Messianic Jews, 1993 Monarch Publications, Prefazione).
Attualmente in Israele si contano più di 80 comunità messianiche con circa 5000 credenti, mentre altri 100.000 ebrei messianici se ne contano nel resto del mondo.
Fonte www.nostreradici.it/
http://www.controlamenzogna.splinder.com/archive/2007-10
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