Visualizzazione post con etichetta mondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mondo. Mostra tutti i post

venerdì 22 maggio 2009

I CRISTIANI NEL MONDO-DALLA LETTERA A DIOGNETO

I CRISTIANI NEL MONDO



Dalla «Lettera a Diogneto» (Capp. 5-6; Funk, pp. 397-401)

I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni partita è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.





http://groups.google.com/group/centro-religione-cristiana?hl=it

domenica 11 gennaio 2009

Gaza/ "Piombo fuso" infiamma le piazze nel mondo - punto


Gaza/ "Piombo fuso" infiamma le piazze nel mondo - punto -
Ancora manifestazioni in Pakistan, Siria, Libano, Turchia
postato 3 ore fa da APCOM
Roma, 11 gen. (Apcom) - L'operazione militare israeliana "Piombo Fuso" nella Striscia di Gaza - giunta al sedicesimo giorno - continua ad infiammare le piazze di molte città in tutto il mondo, soprattutto quello arabo. Manifestazioni sono in corso in molte capitali, dove si segnalano alcuni episodi di violenza.

A Karachi, nel sud del Pakistan, alcuni manifestanti si sono avvicinati alla sede del consolato americano, oltrepassando la barriera di recinzione, e hanno tentato di attaccare l'edificio a colpi di pietre e di mattoni. La polizia è intervenuta con gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla.

Proteste anche a Damasco, in Siria, dove alcuni manifestanti sono scesi in piazza intonando slogan contro alcuni leader arabi - il presidente egiziano Hosni Mubarak in testa - accusati di connivenza con lo stato ebraico. "Mubarak, sei un cordardo, sei l'agente della colonizzazione" hanno scandito i manifestanti. Il leader egiziano, protagonista dei negoziati per un cessate il fuoco, si è rifiutato di aprire il valico di Rafah con Gaza ed è stato accusato di favoreggiamento nei confronti di Israele.

Manifestazione pacifica in Libano dove circa 2.500 persone sono scese in strada sventolando bandiere palestinesi e chiedendo alla comunità internazionale di fermare le bombe israeliane. Alcuni manifestanti hanno incendiato delle bandiere israeliane e dei bambini hanno mostrato delle bambole insanguinate per rappresentare l'eccidio dei piccoli nella Striscia di Gaza. In un gesto di solidarietà per i medici palestinesI un convoglio di ambulanze ha suonato le sirene per 20 secondi.

In Turchia, ad Ankara, circa 200 automobili sono in viaggio verso la Siria dove si uniranno ad un altro convoglio di vetture in una manifestazione di protesta contro gli attacchi su Gaza. "Siamo molto arrabbiati e vogliamo protestare contro l'uccisione di innocenti e di bambini nei pressi delle Alture del Golan da dove possiamo vedere la bandiera israeliana" ha spiegato Nezir Dinler, un responsabile dell'associazione turca "Solidarity Foundation" promotrice dell'iniziativa.

Proteste e cortei anche in Europa: in Germania circa tremila persone sono scese in strada nelle tre manifestazioni organizzate a Monaco, Berlino e a Francoforte. In Spagna centinaia di persone hanno manifestato a Madrid dove si è svolto un corteo a cui hanno partecipato esponenti del partito socialista e dei sindacati. "Siamo tutti palestinesi" e ancora "Israele assassino" alcuni degli slogan scanditi. Il primo ministro Jose Luis Rodriguez Zapatero, in un comizio politico nella città a nord ovest di Ourense, ha dichiarato: "E' mia responsabilità chiedere a Israele di implementare un cessate il fuoco immediato". Manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese si sono svolte, sempre nel paese iberico, anche a Barcellona, Valencia, Malaga e Palma di Mallorca. A testimoniare l'impegno spagnolo per un cessate il fuoco il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos è atteso da domani in Medioriente per un tour diplomatico.

Altri cortei sono in corso a Londra, Bruxelles e Praga. A Roma un migliaio di persone ha formato una lunga catena umana nei pressi dell'antico Ghetto ebraico nel centro della città.

Manifestazioni anche a Hong Kong e in Indonesia, a Giacarta, dove almeno 20mila musulmani hanno intonato cori anti-israeliani. In Messico ieri sera centinaia di manifestanti hanno protestato contro "l'agGressione criminale sionista" a Gaza davanti all'ambasciata degli Stati Uniti.

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2009/01_gennaio/11/gaza_piombo_fuso_infiamma_le_piazze_nel_mondo_-_punto_-,17520987.html

La contestazione in Italia e nel mondo contro Israele


Livni: 'Hamas non deve rianimarsi'
La contestazione in Italia e nel mondo

Proseguono le incursioni sull'enclave palestinese. Abu Mazen: 'Forza internazionale a Gaza'. Fonti mediche palestinesi riferiscono di 821 morti,

di cui 235 bambini e 93 donne in 15 giorni di offensiva. Aiuti bloccati per lo 'shabat'. Proteste in Italia e nel mondo contro Israele



Gaza, 10 gennaio 2009 - L’esercito israeliano ha avvertito i palestinesi residenti nella Striscia di Gaza che "la terza fase della guerra al terrorismo (Hamas) sta per iniziare". Questo, scrive il sito web dello Yedioth Ahronoth, il testo dei volantini che ancora una volta l’aeronautica con la stella di David ha disperso sul territorio dell’enclave costiera che preannuncia l’escalation dell’offensiva di terra anche nelle aree urbane, autorizzata giovedi dal gabinetto di guerra.



821 MORTI DALL'INIZIO DELL'OFFENSIVA

Con l’offensiva israeliana giunta al quindicesimo giorno il bilancio provvisorio delle vittime secondo fonti mediche palestinesi ha raggiunto quota 821 morti, di cui 235 bambini e 93 donne. I feriti sono 3.350. Sul fronte opposto gli Israeliani hanno avuto finora 13 morti, di cui tre civili, e 154 feriti.


INTERA FAMIGLIA STERMINATA DA TANK ISRAELIANO

Nella Striscia di Gaza un’intera famiglia palestinese è stata sterminata da una cannonata sparata da un carro armato israeliano all’interno del campo profughi di Jabaliyah, nel settore nord dell’enclave: otto i morti. Lo hanno riferito fonti ospedaliere, secondo cui le vittime sono state dilaniate dall’esplosione di un proietto, che si è abbattuto sul selciato di una strada. Altri sette civili in giornata sono stati uccisi a causa degli incessanti bombardamenti aerei. Gli attacchi hanno provocato nel complesso almeno venti feriti, e distrutto sette edifici tra il capoluogo, Gaza città, e la stessa Jabaliyah. Il numero totale dei morti tra la popolazione della Striscia ha ormai ampiamente superato le ottocento unità.


ISRAELE BLOCCA GLI AIUTI UMANITARI PER LO SHABAT

Oggi nessun camion di aiuti umanitari entrerà oggi nella Striscia di Gaza "perchè l’esercito intende così onorare lo ‘shabat’", il giorno del riposo per gli ebrei. Lo ha denunciato il portavoce dell’agenzia Onu (Unrwa) per i rifugiati palestinesi, Chris Gunner sottolineando che lo ‘shabat’ non vale per l’offensiva: Tsahal continua a combattere. Anzi i carrarmati israeliani non hanno rispettato neanche la tregua di tre ore (dalle 12 alle 15) in vigore da giovedì. Ieri era stato Hamas ha lanciare quattro razzi contro lo Stato ebraico.

RAZZI DI HAMAS COLPISCONO ASHKELON

Dopo una notte relativamente tranquilla quattro razzi lanciati dalla Striscia di Gaza sono caduti sulla cittadina israeliana di Ashkelon ferendo almeno 4 persone. Lo riferisce il sito web di Haaretz.



40 RAID AEREI ISRAELIANI

Per l’intera notte e ancora di primo mattino sono proseguite le incursioni aeree d’Israele su ogni settore della Striscia di Gaza, per un totale di una quarantina di raid che hanno preso di mira, secondo una portavoce militare dello Stato ebraico, rampe per il lancio di razzi e officine clandestine per la messa a punto degli ordigni, arsenali e tunnel per il contrabbando di armi.

Nel centro dell’enclave palestinese è però stato colpito anche un complesso ospedaliero: un muro perimetrale è stato demolito dall’esplosione di un missile, e un addetto è rimasto ferito.


A Rafah, all’estremità sud del piccolo territorio, i bombardamenti per far crollare i cunicoli attraverso cui passano i rifornimenti bellici destinati alle formazioni estremistiche hanno condotto alla distruzione di un grande trasformatore elettrico, e la città è così rimasta priva di corrente.

Almeno quindici i guerriglieri palestinesi uccisi nelle ultime ore, non soltanto di Hamas ma anche della Jihad Islamica: questi ultimi hanno perso la vita in scontri a fuoco con gli occupanti nel campo profughi costiero di Beach Camp. Quasi ovunque si sono registrati combattimenti di terra tra truppe israeliane e milizie palestinesi, con queste ultime che hanno avuto pressocchè sempre la peggio.



PUGNO DI FERRO

“Dobbiamo essere sicuri che alla fine dell’operazione militare Hamas non potrà essere in grado di riarmarsi”: il Ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, intervistata dal quotidiano statunitense The Washington Post, non pone alcun limite temporale all’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza.


Israele valuta “giorno per giorno” gli obiettivi dell’operazione e non ha intenzione di occupare la Striscia, ma non è detto che tutto sia finito prima dell’inaugurazione di Barack Obama, il prossimo 20 gennaio: “Per noi sarebbe meglio un periodo di tempo il più corto possibile, ma si tratta di una continua guerra contro il terrorismo: non chiediamo alla comunità internazionale di combattere con noi, ma di darci comprensione e un po’ di tempo”.


Livni non si è detta contraria all’ipotesi di un contingente internazionale dislocato alle frontiere di Gaza, ma ha espresso cautela: “La comunità internazionale non sostituisce il bisogno di combattere il terrorismo, e a volte la presenza di osservatori rende più difficile difenderci, dato che l’ultima cosa che vogliamo è uccidere persone per sbaglio”.


Quanto al futuro sostegno dell’Amministrazione Obama, il capo della diplomazia israeliana si è detta convinta che “Israele e Stati Uniti condividono non solo gli stessi valori, ma anche gli stessi interessi”; Livni ha poi di nuovo accusato Teheran di essere responsabile del conflitto: “Quando Hamas iniziò si trattava di razzi artigianali fabbricati nella Striscia, ma ora non più, ora provengono dall’Iran”.


Infine, Livni ha sottolineato come lo Stato ebraico in questo momento abbia il sostegno dei Paesi arabi moderati: “Non voglio mettere in imbarazzo nessuno, ma so di rappresentare anche i lro interessi: questo non è più il conflitto israelo-palestinese o arabo-israeliano, ma tra moderati ed estremisti”.



ABU MAZEN

Hamas deve accettare “senza esitazioni” il piano di pace franco-egiziano perché possa venire applicato un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza: lo ha affermato il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese, Abu Mazen, in visita al Cairo. Abu Mazen - che ha difeso l’ipotesi del dispiegamento di una forza internazionale a Gaza - ritiene inoltre che le riserve espresse fino ad ora dal movimento estremista sulle proposte egiziane non siano “sostanziali” e ha auspicato una soluzione nel più breve tempo possibile.


Una delegazione di Hamas proveniente dalla Striscia di Gaza è infatti giunta al Cairo per chiedere “chiarimenti” sul piano di pace franco-egiziano: lo hanno reso noto fonti della sicurezza egiziana.
La delegazione - composta da quattro persone - si riunirà con i due rappresentanti della direzione politica di Hamas in esilio già presenti al Cairo per incontrare il responsabile dei servizi segreti egiziani, Omar Suleiman.
Ieri il viceresponsabile dell’ufficio politico di Hamas, Moussa Abu Marzouk, aveva indicato che l’organizzazione estremista palestinese non avrebbe accettato alcun accordo che non prevedesse la revoca del blocco ai valichi di frontiera.



LE TAPPE DELL'OFFENSIVA ISRAELIANA CONTRO HAMAS NELLA STRISCIA DI GAZA


- 14 dicembre: il leader di Hamas, Khaled Meshaal, annuncia che il movimento islamista non rinnoverà la tregua con Israele durata sei mesi.

- 18 dicembre: Hamas dichiara la fine del cessate-il-fuoco mediata dall’Egitto.

- 24 dicembre: i militanti palestinesi ricominciano a lanciare razzi su Israele.

- 27 dicembre: Israele lancia l’offensiva aerea sulla Striscia.

- 28 dicembre: Hamas rivela che i bombardamenti hanno distrutto i laboratori dell’Università islamica, simbolo culturale di Hamas. Israele bombarda 40 tunnel tra l’Egitto e Gaza, spesso usati dai gruppi armati anche per il contrabbando di armi.

- 29 dicembre: le bombe colpiscono i centri di potere di Hamas, come il ministero dell’Interno e Israele dichiara l’area intorno alla Striscia "zona militare chiusa". Fitto lancio di razzi sul sud di Israele.

- 30 dicembre: il portavoce di hamas, Fawzi Barhoum, chiede ai gruppi palestinesi di colpire Israele "in tutti i modi possibili". Israele annuncia che l’offensiva durerà molte settimane.

- 31 dicembre: il leader di hamas, Ismail Haniyeh, dice ai palestinesi che "la vittoria è vicina". Riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu: al vaglio la risoluzione dei Paesi arabi che chiedono l’immediato cessate-il-fuoco, rinviata senza voto.

- 1 gennaio: ucciso in un raid aereo Nizar Rayyan, uno degli esponenti di spicco di Hamas. Il movimento islamista rifiuta la proposta di tregua formulata dall’Ue e proclama "il giorno della collera".

- 2 gennaio: migliaia di palestinesi in piazza, scontri con la polizia. Manifestazioni arresti e incidenti in diverse città arabe.

- 3 gennaio: alle 8.30 ora locale (19.30 ora italiana) inizia l’offensiva di terra di Israele nella striscia di Gaza; molti sono gli attacchi aerei a Gaza e gli attacchi di artiglieria nella zona di Rafah. In particolare, l’esercito israeliano bombarda un deposito di petrolio a Beit Lahiya, a nord della striscia di Gaza.

- 4 gennaio: continua l’offensiva di terra israeliana nella striscia di Gaza e gli episodi di violenza alla periferia della capitale Gaza City. Il coro di appelli del mondo alla tregua si fa sempre più insistente, ma secco è il "no" del presidente Shimon Peres. Dall’inizio dell’operazione iniziata il 27 dicembre, si contano 512 vittime palestinesi e 2.450 feriti.

- 5 gennaio: L’offensiva continua. Il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, afferma: "L’operazione a Gaza prosegue secondo i nostri piani; la città è parzialmente assediata e le nostre forze hanno raggiunto gli obiettivi di terra prefissati".
La livni respinge le richieste europee di un immediato cessate il fuoco. Il bilancio dei morti palestinesi sale a 525 vittime. Diplomazie europee al lavoro, Sarkozy vede Mubarak.
Intanto parte l’offensiva dentro Gaza City.

- 6 gennaio: quarto giorno dell’offensiva di terra e undicesimo giorno dall’inizio degli attacchi israeliani. Sotto il fuoco israeliano Khana Yunis, roccaforte di Hamas nella parte meridionale della Striscia di Gaza. Colpita una scuola dell’Onu piena di rifugiati. Intanto 4 israeliani sono rimasti uccisi dal fuoco di un tank. Il totale dei morti palestinesi supera i 600 morti mentre Sarkozy, in missione di pace in Medio Oriente, torna in Egitto per rivedere Mubarak e annuncia che "una soluzione non è lontana".

- 7 gennaio: Israele sospende temporaneamente i bombardamenti per consentire gli aiuti umanitari a Gaza. La ripresa dei combattimenti, dopo la tregua di tre ore, ha causato l’uccisione di 9 palestinesi a Gaza. Il bilancio dei morti nella mattinata era di 24 persone.

- 8 gennaio: Un accordo di massima viene raggiunto tra paesi occidentali e arabi su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un cessate il fuoco a Gaza. L’Unwra, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, ha sopseso le operazioni, dopo che uno dei suoi convogli è stato colpito dal fuoco israeliano, uccidendo una persona. Alcuni razzi vengono lanciati dal Libano, nel nord di Israele.

- 9 gennaio: L’offensiva israeliana continua. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa decide di limitare le sue operazioni, dopo che ieri forze israeliane hanno sparato con armi legegre contro un suo veicolo. In molte città del mondo arabo, grandi manifestazioni di sostegno ai palestinesi.

- 10 gennaio: Israele continua a bombardare la striscia di Gaza per il 15esimo giorno consecutivo e i militanti di Hamas hanno sparato nuovi razzi verso lo Stato ebraico, contro gli sforzi internazionali volti a fermare il conflitto. Otto palestinesi sono morti per un colpo sparato da un carro armato israeliano a Jabalya, nel nord della striscia di Gaza. Il bilancio delle vittime palestinesi è salito a 821, di cui 235 bambini e 93 donne. I morti fra gli israeliani sono 13, di cui 3 civili.



http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2009/01/10/143473-livni_hamas_deve_rianimarsi.shtml

domenica 4 gennaio 2009

Proteste nel mondo islamico contro Israele: feriti in India e in Egitto

Proteste nel mondo islamico contro Israele: feriti in India e in Egitto

ROMA (2 gennaio) - Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in numerosi paesi islamici o con notevole percentuale di popolazione musulmana, per protestare contro i raid israeliani su Gaza. Le dimostrazioni, indette in coincidenza con la "Giornata della collera" proclamata da Hamas, si sono svolte dopo la preghiera del venerdì.

Egitto. Violente proteste all'altezza del valico di Karim abu Salem, al confine con Israele. Dopo aver bruciato pneumatici ed aver dato fuoco ad alcune case di un villaggio, i dimostranti hanno assalito un blindato della polizia, accusato di aver investito «volutamente» uno di loro. Al fitto lancio di pietre i poliziotti hanno risposto a colpi di manganello. 13 feriti.

India. In Kashmir almeno 50 persone sono rimaste ferite in una manifestazione a Srinagar. La polizia ha disperso centinaia di dimostranti davanti alla moschea Jamia Masijd.

Giordania. Lievi scontri ad Amman in un manifestazione nei pressi dell'ambasciata israeliana. I dimostranti hanno scagliato pietre contro il compound fortificato dell'edificio, protetto da filo spinato e da un doppio cordone di forze anti-sommossa, che hanno risposto sparando razzi fumogeni.

Iran. Migliaia in piazza a Teheran, dove i manifestanti hanno inalberato foto delle vittime di Gaza e intonato cori anti-israeliani e anti-americani. Analoghe dimostrazioni si sono svolte in altre città del Paese.

Indonesia. A Giakarta decine di migliaia hanno sfilato pacificamente nel centro, dirigendosi verso l'ambasciata degli Usa e sventolando bandiere palestinesi. Il Partito della giustizia e della prosperità ha raccolto più di 20mila volontari e circa 200mila dollari per sostenere i palestinesi.

Afghanistan. A Kabul circa tremila persone si sono radunate davanti a una moschea sulla collina di Baghi Bala. Bandiere Usa, israeliane e britanniche sono state bruciate, come anche foto del presidente degli Usa George W. Bush e del premier israeliano Ehud Olmert. Dimostrazioni pro-Gaza anche in altre città.

Marocco. A Marrakech trecento studenti si sono radunati davanti all'ospedale Ibn Tofail per protestare contro l'uccisione di un loro compagno, morto per le ferite riportate in seguito agli scontri con la polizia durante una manifestazione che si è svolta domenica.

Turchia. A Istanbul in migliaia hanno manifestato al grido di «Israele, assassino, fuori dalla Palestina» e «Musulmani, non dormite, proteggete la Palestina».

Libano. A Beirut in centinaia hanno manifestato nei pressi dell'ambasciata egiziana. Su molti striscioni campeggiavano i versi del poeta palestinese Mahmud Darwish: «Siamo qui, rimarremo sempre qui, perchè il nostro obiettivo è essere».

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=13237&sez=HOME_NELMONDO&npl=N&desc_sez=