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mercoledì 29 aprile 2009

Shoah - Poesie dei bambini del ghetto di Terezin


Shoah - Poesie dei bambini del ghetto di Terezin



Una macchia di sporco dentro sudicie mura
e tutt´attorno il filo spinato
30.000 ci dormono...
Sono stato bambino tre anni fa.
Allora sognavo altri mondi.
Ora non sono più un bambino,
ho visto gli incendi
e troppo presto sono diventato grande.
Ho conosciuto la paura,
le parole di sangue, i giorni assassinati...


Alla luce di una candela m´addormento
forse per capire un giorno
che io ero una ben piccola cosa,
piccola come il coro dei 30.000,
come la loro vita che dorme
laggiù nei campi,
che dorme e si sveglierà,
aprirà gli occhi
e per non vedere troppo
si lascerà riprendere dal sonno...
Hanus Hachenburg, da Vedem, settembre 1944

Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria.
...
Quattro anni dentro a una palude
in attesa che irrompa un´acqua pura.
Ma le acque dei fiumi scorrono in altri letti,
sia che tu muoia o che tu viva.




I bambini rubano il pane e chiedono soltanto
di dormire, di tacere e ancora di dormire...
Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria...
Mif, 1944

È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come il bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Franta Brass, nato a Brno il 14.9.1930
morto ad Auschwitz il 28.10.1944



La farfalla
L´ultima, proprio l´ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
- così gialla, così gialla! -
l´ultima,
volava in alto leggera
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà la mia settima settimana
di ghetto...
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell´altra volta fu l´ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedmann, da Vedem, 4.6.1942

Vorrei andare sola
dove c´è un´altra gente migliore
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?
Alena Synkovà
...

Fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza...

Polifonie di sguardi
Presentazione e calendario eventi...

Istituto Comprensivo "Aldo Moro" e Comune di Calcinate
22-31 gennaio 2006





http://www.iccalcinate.it/shoah.php?oper=documento&id=14

sabato 28 febbraio 2009

Chi si occuperà dei bambini traumatizzati di Gaza?


Chi si occuperà dei bambini traumatizzati di Gaza?
Padre Manuel Mussallam (sacerdote cattolico di Gaza) parla.
Intervista di Anne Guion il 20 gennaio 2009 - Traduzione di Anissa
ASSOCIAZIONE ZAATAR, 13 febbraio 2009



Padre Manuel Mussallam dirige una delle tre scuole cristiane del territorio, accoglie 1200 scolari. Sono le sole scuole miste della città dove i ragazzi dei 3000 cristiani di Gaza vengono istruiti. Raggiunto per telefono lunedì 19 gennaio, dopo averlo già incontrato nell’Aprile 2008, al momento del nostro report sulla spiaggia di Gaza, unico luogo di svago per gli abitanti di Gaza.

Domenica scorsa ho celebrato la mia prima messa dopo l’inizio della guerra; c’erano una sessantina di persone, dopo abbiamo fatto un giro in macchina per renderci conto delle distruzioni: hanno bombardato la Corte di giustizia, delle località antiche registrate come patrimonio dell’UNESCO. I vetri delle finestre delle case sono stati spazzati via, la gente vive nel freddo. Nelle strade i passanti sono tristi, nessuno parla, alcuni giovani, stravolti, sono seduti sul bordo delle strade per vedere il sole che non hanno visto da tre settimane. Non ci sono bambini nelle strade; queste sono tutte dissestate.

La maggior parte delle vittime sono civili: bambini, vecchi e donne tutti disarmati; la gente di Gaza ha cercato di trovare rifugio presso amici di famiglia. Hanno vissuto questi 22 giorni rintanati a casa senza acqua, senza elettricità con la paura. La vita era già difficile a Gaza, ma nessuno era abituato ad una tale brutalità. Gli aerei F-16 e gli F-32 hanno sganciato delle bombe distruggendo edifici di 5-6 piani, riducendo in polvere delle abitazioni. La popolazione è stanca, traumatizzata. Gli Israeliani hanno utilizzato delle armi che hanno bruciato atrocemente i corpi, hanno stipato le persone nelle scuole dell’Unrwa, negli stabilimenti dell’Onu; in una classe vi erano da 50 a 60 persone: donne, uomini, bambini tutti insieme. Non c’era niente da mangiare, né da bere, né per lavarsi durante i 22 giorni. La sola acqua da bere era quella salata del mare. A causa della paura i bambini traumatizzati facevano pipì al letto più volte durante la notte; non c’era acqua per lavare i loro abiti, né c’erano materassi di ricambio. Non vi era modo di riscaldare i biberon per i lattanti. Hanno tolto loro l’umanità. Durante gli attacchi, chi usciva a cercare cibo o acqua rischiava la vita.

La casa delle suore del rosario, dove vivono due religiose francesi e una italiana, è stata colpita da tre missili; per fortuna le suore erano appena partite per Gerusalemme. Quattro missili sono stati lanciati sulla scuola da me diretta. Una bomba nel cortile è ancora fumante; noi non possiamo rimuoverla. Qui non vi sono sminatori che potrebbero fare il lavoro. Non c’è lezione a scuola, ma i vicini hanno paura che quella bomba esploda. Non ho notizie dei miei allievi e delle loro famiglie, le comunicazioni sono difficili. So soltanto che una delle mie allieve cristiane è morta; si chiamava Christine, aveva 16 anni e frequentava la decima classe. Stava a casa sua quanto un F-16 ha lanciato un missile contro la casa vicina ed è morta per la deflagrazione.

Vicino al mare c’era un parco con degli alberi e dei giochi per i bambini. I carri armati israeliani vi sono entrati, hanno sradicato gli alberi e distrutto i giochi. Perché? E’ la domanda che tutti si pongono. Quando un bambino a scuola da uno schiaffo ad un altro, la prima cosa che il Direttore gli chiede è: perché? Perché la comunità internazionale non ha mai posto la domanda ai Palestinesi che lanciano i razzi su Israele? Essa non ha mai realizzato che quelli che lanciavano dei razzi erano senza avvenire, senza lavoro e senza cibo. Io condanno la violenza, ma dal 2002 i razzi hanno ucciso 10 israeliani. La legge del taglione vuole che per vendicare queste 10 persone Israele ne uccida 1300 e ne ferisca 5000? La maggior parte dei feriti sono mutilati, mani e piedi e con le gambe rotte. Chi si farà carico delle persone handicappate? Chi si farà carico dei bambini traumatizzati? Qui non abbiamo delle persone competenti per questo; se ci rendiamo conto che per ogni morto, per ogni ferito sono coinvolte una cinquantina di persone: famiglia ed gli amici. Ciò significa che tutta la striscia di Gaza ne rimane colpita. Perfino nei cimiteri le bombe hanno rivoltato la terra e dissotterrato i cadaveri. Gli abitanti di Gaza non trovano più posto per seppellire i loro morti. Alcuni hanno riaperto delle tombe recenti per deporvi 3 0 4 corpi.

Sono cristiano, non posso incitare alla violenza, sono contro la guerra, ma oggi come prete le parole di perdono e di carità mi vanno di traverso in gola e vi restano prigioniere. Ma, chi può sentirle oggi?


Link originale :

www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&task=view&id=519&Itemid=1


Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/chisioccuperabambinigaza.htm

http://www.terrasantalibera.org:80/chisioccuperabambinigaza.htm

domenica 11 gennaio 2009

Rania di Giordania, la regina dei bambini


Rania di Giordania, la regina dei bambini


La regina di Giordania, Rania Al Abdullah, attiva promotrice dei diritti umani nel mondo arabo e dal 2007 “Difensore emerito dell’infanzia” per l’UNICEF ha lanciato un accorato appello per un immediato cessate il fuoco e per la tutela dei bambini e dei civili di Gaza, teatro della massiccia offensiva militare lanciata da Israele. Inoltre la regina Rania è tra coloro che nel Paese arabo hanno deciso di donare il proprio sangue a favore dei palestinesi residenti nella Striscia di Gaza. Ecco il testo integrale dell’appello di Rania di Giordania pronunciato ad Amman:

La nostra umanità è incompleta

Tutti gli esseri umani nascono liberi e pari in dignità e diritti...Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Ognuno ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale...Articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Da 41 anni la gente di Gaza vive sotto occupazione. Da 18 mesi, vive sotto assedio. E da 10 giorni la popolazione di Gaza è soggetta ad attacchi militari crudeli e ininterrotti.
O la Dichiarazione non è così “universale” oppure gli abitanti di Gaza non sono esseri umani, meritevoli dei medesimi diritti “universali” degli altri. Questo è il messaggio che il mondo sta inviando oggi.
Oggi sono qui con altri rappresentanti di organizzazioni della famiglia delle Nazioni Unite per condividere con noi la gravità della crisi umanitaria di Gaza.
Ma non c’è solo la crisi umanitaria di Gaza... c’è una crisi nella nostra umanità globale. Nelson Mandela una volta ha detto che “la nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi”. Oggi io vi dico: la nostra umanità è incompleta senza di loro. È incompleta. Non è universale.
Questo è allora il messaggio che io mando ai leader del mondo: La nostra umanità è incompleta quando i bambini, a qualunque nazione appartengano, sono vittime di operazioni militari.
Sono morti finora più di 70 bambini. Quasi 600 sono rimasti feriti. Cosa dice il mondo alle loro madri? Alla madre che ha perso cinque figlie in un solo giorno? Alle madri che vedono i loro figli preda del dolore e del terrore, alle prese con traumi superiori a quelli che chiunque di noi vive nell’arco di una vita intera?
Dirà che si trattava di danni collaterali?
Che le loro vite non contano?
Che le loro morti non contano?
Che i bambini di Gaza non hanno “diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza”?
Cosa diremo loro?
È imperativo che ogni nazione agisca per fermare questo conflitto e per far aprire tutti i varchi, specialmente quello di Karni [il principale valico per il passaggio di merci tra Gaza e Israele], per consentire un transito sicuro ai cereali, ai farmaci, al carburante e agli altri beni di vitale importanza.
Come minimo, dobbiamo premere per un cessate il fuoco: una tregua umanitaria, una tregua per l’infanzia, per soccorrere i feriti, per cercare i corpi di coloro che sono seppelliti sotto le macerie, per aiutare i malati e gli anziani intrappolati nelle loro case, per portare medicine, attrezzature e personale umanitario.
Come minimo, i governi dovrebbero...anzi, devono contribuire all'appello di emergenza dell’UNRWA per 34 milioni di dollari, necessari per i bisogni immediati dei civili innocenti di Gaza.
I bambini di Gaza, quelli uccisi e quelli che sopravvivono a malapena...le loro madri, i loro padri...non sono danni collaterali accettabili. Le loro vite contano, la loro scomparsa conta. Non sono separabili dal resto della nostra umanità: non lo è alcun civile, non lo è alcun bambino.
Pubblicato da VicenzaPopolare
http://vicenzapopolare.blogspot.com/2009/01/rania-di-giordania-la-regina-dei.html

martedì 6 gennaio 2009

Croce Rossa Italiana: a Gaza city nuovo centro di sostegno psicosociale per i bambini vittime del conflitto

News elaborate dall'Ufficio Stampa e Comunicazione C.R.I.
(Coordinamento operativo: Dr. Fausto Taverniti)



Croce Rossa Italiana: a Gaza city nuovo centro di sostegno psicosociale per i bambini vittime del conflitto
Roma 03-01-2009


La Croce Rossa Italiana sostiene un importante programma psicosociale in Palestina dall’inizio del 2005, in partenariato con la Mezza Luna Rossa Palestinese (Palestine Red Crescent Society). Il progetto è basato su due Centri di assistenza psicosociale in favore dei bambini vittime del conflitto, ad Hebron e a Khan Younis nella Striscia di Gaza. Ogni Centro segue annualmente circa 9.000 piccoli pazienti, per un totale di oltre 18.000 bambini.

Dal 2008, la CRI fa parte di un Consorzio di Società di Croce Rossa europee (CR Danese, CR Islandese, CR Francese) per l’implementazione di un progetto psicosociale basato sulla scuola (School Based Psycho Social Project) chiamato CABAC (Children Affected By Armed Conflicts). Questo progetto è una componente importante del più vasto programma psicosociale sostenuto dalla CRI ed è finanziato in gran parte dall’Unione Europea. Il valore complessivo di questo progetto è di 1.200.000 Euro dei quali circa 900.000 Euro sono assicurati dall’UE e 300.000 Euro dal Consorzio delle 4 Società di Croce Rossa. Il progetto è implementato in 130 scuole nella West Bank: Hebron, Gerusalemme Est, Qalkilyia, Tubas, Tulkarem, Jaba ed è rivolto specialmente ai bambini tra i 10 e i 12 anni, agli insegnanti e ai genitori. Il periodo di implementazione è agosto 2008 – luglio 2009.

Inoltre, la CRI nei prossimi giorni aprirà un terzo Centro di sostegno psicosociale a Gaza City per coprire le necessità della popolazione della parte centrale e settentrionale della Striscia di Gaza, mentre la parte meridionale della Striscia continuerà ad essere servita dal Centro CRI di Khan Younis. Anche il nuovo Centro psicosociale di Gaza City avrà la capacità di curare circa 9.000 piccoli pazienti all’anno.

“Croce Rossa Italiana, nel nostro Paese e all’estero, ha tra le sue priorità la tutela della gioventù, proprio perché saranno i giovani a costruire la società del futuro. E lavorare per e con i giovani, in molti casi, significa lavorare per la pace. Nei territori palestinesi tuteliamo i più piccoli nei nostri centri psicosociali dato che i bambini sono da considerare i più vulnerabili perché la situazione di tensione e guerra permanente ha un impatto particolarmente grave sulla loro salute emotiva”, ha commentato il Commissario straordinario di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

“Esiste, inoltre, un esempio di unione, fratellanza e superamento delle divisioni che parte dai giovani di Croce Rossa. Non più tardi di due mesi fa, a Paestum, è stata organizzata una gara tra vari team internazionali sul primo soccorso, una sorta di competizione per valutare la bravura delle singole squadre e la loro capacità di reazione in una serie di simulazioni di crisi. Grazie a Croce Rossa Italiana, la Mezza Luna Rossa palestinese e la consorella israeliana Magen David Adom concorrono in un’unica squadra. Un piccolo miracolo, simbolo del lavoro straordinario del Movimento internazionale”, ha concluso Francesco Rocca.

Per dare supporto alle attività CRI in Palestina è possibile effettuare delle donazioni online all’indirizzo http://www.cri.it/donazioni.html oppure effettuare un bonifico bancario con la causale “Pro Palestina” e con le seguenti coordinate:

C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.

Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Intestato a: “Croce Rossa Italiana, Via Toscana 12 - 00187 Roma”.

(a cura di Tommaso Della Longa, portavoce del Commissario straordinario)






http://www.cri.it/pages/get?type=article&sec=ATT&cat=ATNEW&i=3453

A Gaza nuovo centro Cri per bambini


A Gaza nuovo centro Cri per bambini



04 gen 2009


Da Gaza arrivano in questi giorni solo notizie di guerra. Tra le vittime, molti sono civili e fra questi bambini. Ma non è solo la guerra a fare notizia in quelle terre devastate. La Croce Rossa italiana ha annunciato l'apertura di un nuovo centro di sostegno psicosociale destinato a bambini vittime del conflitto.
La struttura, che nasce da una collaborazione con la Mezza Luna Rossa Palestinese nell'ambito di un progetto avviato dal 2005, permetterà di curare circa 9 mila bambini ogni anno. La guerra, che in quei territori è diventata quasi una compagna costante dei più piccoli, produce conseguenze devastanti sulla stabilità emotiva e sociale dei bambini. Fondamentale diventa allora agire con e su di loro per contribuire a fermare questi orrori.
Il progetto ha dato vita già a due Centri di assistenza psicosociale in favore dei bambini vittime del conflitto, ad Hebron e a Khan Younis nella Striscia di Gaza. Il terzo Centro di sostegno psicosociale a Gaza City servirà a coprire le necessità della popolazione della parte centrale e settentrionale della Striscia di Gaza.
Per avere maggiori informazioni e sostenere le attività della Croce Rossa in Palestina si può consultare il sito: www.cri.it

http://www.bimbi.it/Osservatorio/articoli/A_Gaza_nuovo_centro_Cri_per_bambini__04012009.aspx

lunedì 5 gennaio 2009

GAZA: MOLTE VITTIME CIVILI CON 87 BAMBINI


Fra le vittime civili 87 bambini
Secondo giorno dell'offensiva di terra di Israele. Combattimenti con i miliziani di Hamas
Cinque palestinesi di una stessa famiglia, fra cui una 14enne, uccisi da una cannonata
Gaza, 512 vittime in nove giorni
L'esercito avanza nella Striscia
Popolazione allo stremo. Niente elettricità e telefoni. Mancano carburante e cibo
Il parroco: "Qui i bambini impazziscono dalla paura, muoiono di infarto"



GAZA - Cinquecentododici. E' il numero dei palestinesi rimasti uccisi dall'inizio dell'operazione israeliana 'Piombo fuso' contro la Striscia di Gaza, scattata sabato 27 dicembre. Tra le vittime si contano 87 bambini. Il bilancio è stato fornito dal capo dei servizi di pronto soccorso locali, Muawiya Hassanein, confermando una stima dell'agenzia palestinese Maan. E mentre la diplomazia internazionale cerca una via d'uscita, la situazione umanitaria nella Striscia si fa sempre più grave. Il parroco di Gaza: "I bambini muoiono d'infarto per lo spavento". Continua il lancio di missili da Gaza: oggi ne sono stati sparati almeno 32, e hanno causato il ferimento di due persone nella regione di Eshkol, e di una donna a Sderot.

Le vittime. Inizialmente Hassanein aveva riferito di "almeno 500 morti", dopo che l'ultimo bilancio ufficiale, prima dell'inizio dell'offensiva di terra, aveva fissato a 460 il numero dei palestinesi uccisi. Nella sola giornata odierna sono 63, tra i quali almeno 22 civili, i palestinesi morti negli attacchi, tra cui quello che ha provocato, secondo fonti mediche, cinque morti e 40 feriti in una zona commerciale di Gaza City, dove questa mattina sono piovute le cannonate israeliane. Il medico ha aggiunto che "il bilancio dei morti potrebbe essere più pesante perché ci sono un certo numero di morti e di feriti nelle strade che non abbiamo potuto portar via".



Sterminata una famiglia. Tra i palestinesi deceduti oggi ce ne sono cinque di una stessa famiglia, tra cui una ragazzina di 14 anni, tutti uccisi da un colpo di cannone sparato da un blindato contro la loro auto nei pressi della città di Gaza. Un altro civile morto era l'infermiere di un'ambulanza inviata in soccorso dei passeggeri di un'auto colpita da una cannonata. Un raid aereo all'esterno di una moschea nel nord della Striscia, a Beit Lahiya, ha causato la morte di altri 5 civili. Diverse vittime fra i civili anche a Beit Hanun e Jabaliya. Decine di famiglie palestinesi in fuga dai settori di combattimento verso zone più sicure in auto o a bordo di camion.

Il fronte israeliano. Sull'altro versante si registra la morte di un soldato israeliano, confermata dall'esercito, in seguito all'esplosione di un proiettile di mortaio nel settore di Beit Lahiya e il ferimento di altri 30 soldati di Gerusalemme nell'offensiva terrestre.

Cellulari sequestrati. Per evitare fughe di notizie, sei
ore prima dell'inizio delle operazioni, i comandanti militari avevano confiscato tutti i telefoni cellulari delle migliaia di soldati schierati lungo la linea di confine. La censura militare aveva anche vietato ai media israeliani di diffondere qualsiasi notizia sull'attacco fino a due ore dopo l'avvio dell'offensiva.

Colpiti leader Hamas. Sul fronte di Hamas, Muhhad Shalfuk, ritenuto uno dei capi delle forze speciali del movimento integralista palestinese, sarebbe rimasto ucciso - secondo un sito israeliano - in uno scontro a fuoco con militari dello Stato ebraico. Mentre uno dei raid israeliani a Khan Younes ha colpito uno dei capi militari di Hamas, Jihad Hamdan, che, secondo fonti mediche, è rimasto gravemente ferito.

Vittime fuori dalla Striscia. Vittime anche al di fuori del territorio della Striscia: un palestinese è stato ucciso a Kalkilya (Cisgiordania) dal fuoco di militari israeliani durante disordini di piazza legati ai combattimenti in corso a Gaza.

Proclami di Hamas. "Non ci sono più combattimenti ravvicinati", ha spiegato un alto responsabile militare israeliano. L'opposizione si manifesta essenzialmente sotto forma di colpi di mortaio". Un alto responsabile di Hamas, Moushir Al-Masri, ha affermato che "il nemico" non è "riuscito a colpire i suoi obiettivi e che la resistenza, con i pochi mezzi di cui dispone, l'ha sorpreso. Al momento giusto, il nemico annuncerà il suo fallimento e la resistenza proclamerà la vittoria".

Diplomazia in stallo. Hamas ha definito una "farsa" l'incapacità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di trovare un accordo, dopo quattro ore di discussione, e a causa dell'opposizione degli Usa, su un testo che chieda la fine delle ostilità. Un alto responsabile del ministero israeliano degli Esteri ha affermato che la diplomazia israeliana è riuscita per adesso a disinnescare le pressioni su Israele in vista di un cessate il fuoco per lasciare il tempo allo Stato ebraico di realizzare gli obiettivi che si è prefissato.

Emergenza umanitaria. L'offensiva israeliana ha aggravato l'emergenza umanitaria già precaria nella striscia di Gaza, dove vive un milione e mezzo di abitanti. L'elettricità è stata interrotta nella maggior parte delle località e la penuria di carburante si fa sempre più grave. A Gaza City, sorvolata da aerei militari israeliani, chiusi i negozi e gli edifici pubblici. Strade vuote, a eccezione delle file davanti alle panetterie in previsione di un assedio prolungato.

Senza telefoni. La Compagnia telefonica palestinese ha comunicato che nella Striscia il 90% della rete di telefonia mobile è fuori servizio come numerose linee terrestri, a causa delle frequenti interruzioni dell'elettricità e dell'impossibilità dei tecnici di raggiungere le sedi di lavoro. La compagnia telefonica ha anche comunicato che tre tecnici sono stati uccisi e molti altri feriti nei combattimenti.

La popolazione. "Tremiamo come i nostri figli - racconta Yehia Anis Hussein, del quartiere di Zeitoun - prima di quest'offensiva era l'embargo che ci uccideva. Questa situazione è insopportabile". Il Pam (Programma alimentare mondiale) ha denunciato una situazione alimentare "spaventosa".

Bimbi morti di paura. "In questi giorni due bambini sono morti di paura - racconta il parroco di Gaza, monsignor Manawel Musallam - uno dopo aver visto bombardare una casa, aveva 12 anni, l'altra ne aveva 16, era in casa, ha sentito arerei sganciare missili. Sono morti di spavento. La situazione per loro qui è infernale".

(4 gennaio 2009)

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-45/punto-4-gennaio/punto-4-gennaio.html