Visualizzazione post con etichetta civili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta civili. Mostra tutti i post

sabato 10 gennaio 2009

GAZA: MASSACRO DI CIVILI

In 110 ammassati in una casa e bombardati
l'Onu denuncia il massacro di 30 civili



Tra le vittime nel quartiere di Gaza City un'intera famiglia, molti bambini
I soldati ammettono: nella scuola dell'Unrwa non c'erano militanti armati



La Repubblica, 9 gennaio 2009







Il racconto di un ragazzo sopravvissuto, che ha perso madre e fratelli.

Nella zona almeno 50 morti, si scava tra le macerie

GAZA - "Abu Salah è morto, sua moglie è morta. Abu Tawfiq è morto, suo figlio è morto e anche sua moglie. Mohammed Ibrahim è morto, e sua madre è morta. Ishaq e Nasar sono morti. Tanta gente è morta". Ahmed Ibrahim Samouni ha tredici anni e quel che gli tocca raccontare è un massacro, la distruzione di gran parte della sua stessa famiglia e di altre decine di persone che come lui sono rimasti 24 ore chiusi in una casa che doveva essere il loro rifugio ed è diventata una trappola.

Ammassati in casa e poi bombardati. Sono morti così almeno una trentina di palestinesi in un'unica casa a Zeitoun, quartiere a sud di Gaza City. "Uno dei più gravi episodi dall'inizio delle operazioni", denunciano le Nazioni Unite. Le vittime del bombardamento del quartiere arriverebbero almeno a cinquanta. Tra le macerie si cercano ancora decine di dispersi, secondo i soccorritori il bilancio è destinato a salire.

Una famiglia sterminata. Il 4 gennaio scorso, raccontano testimoni oculari citati dal Coordinamento degli Affari umanitari dell'Onu (Ocha), centodieci persone, oltre la metà bambini, sono stati radunati in un edificio a un piano dai militari dell'esercito israeliano.

Da un giorno l'esercito era penetrato via terra, e sono stati proprio i soldati a raccomandare ai civili di restare chiusi dentro "per la loro stessa sicurezza". Il giorno dopo, la casa è stata sottoposta a un violento bombardamento. Tra le vittime, sedici membri della famiglia Samouni, sette donne, tre bambini e tre uomini. Sono stati i sopravvissuti della famiglia a ricostruire l'accaduto con le agenzie dell'Onu e i volontari di B'Tselem, l'organizzazione per la difesa dei diritti umani israeliana.

Due membri della famiglia hanno raccontato che domenica mattina, dopo i pesanti bombardamenti della notte, decine di loro parenti erano stati riuniti dai militari e gli era stato ordinato di rimanere chiusi in casa mentre erano in corso perquisizioni porta a porta. Ahamad Talal Samouni, 23 anni, ha raccontato che la famiglia era stata riunita dai soldati armati nella casa di cemento appartenente a uno dei membri del clan. "I soldati ci hanno detto di non uscire. Avevamo fame. Non c'era latte per i bambini, medicine per i piccoli che stavano male".

La casa della strage. Poco prima dell'alba di lunedì, tre uomini della famiglia hanno deciso di lasciare la casa per andare a prendere altri parenti e portarli dentro, ha raccontato Meysa Samouni, 19 anni, a B'Tselem. Mentre stavano per uscire un colpo d'artiglieria ha centrato l'ingresso, uccidendo uno di loro. Subito dopo una grande esplosione ha devastato il tetto e fatto tremare tutto l'edificio. Lei è caduta a terra, coprendo sua figlia con il corpo. "Tutto era coperto di polvere e fumo. Sentivo gridare e piangere. Quando il fumo si è diradato ho visto decine di corpi, almeno trenta, e una ventina di feriti". Sua figlia aveva perso tre dita di una mano. Lei e sua figlia sono state soccorse dai soldati, medicate e fatte uscire di casa. Ma mentre usciva ha visto che i soldati avevano già occupato la casa e avevano bendato e legato una trentina di uomini.

Wael Samouni, che nel bombardamento ha perso tre figli piccoli, ha raccontato ai funzionari dell'Onu la dinamica dell'episodio. Con i giornalisti della Reuters ha parlato suo figlio tredicenne, Ahmed Ibrahim, dal letto di ospedale dove è ricoverato per le ferite. Un racconto chiaro e agghiacciante, che esce con voce flebile, e comincia dal giorno prima, da quel che successe in casa loro. "Dormivamo tutti in una stanza", ricorda. "Eravamo tutti addormentati quando i carri armati e gli aeroplani hanno cominciato a colpire. Un proiettile ha raggiunto la nostra casa, grazie a dio non siamo rimasti feriti. Siamo corsi fuori e c'erano quindici uomini... Atterravano dagli elicotteri sui tetti delle case". I soldati, racconta Ahmed, percuotevano le persone e le costringevano a entrare tutti in una casa.

Senza acqua. Il giorno dopo la casa è stata bombardata, la madre di Ahmed è morta, con tre suoi fratelli. Ahmed ha cercato di tenere in vita i suoi tre fratellini più piccoli e di aiutare i feriti che giacevano in mezzo ai cadaveri. "Non c'era acqua, non c'era pane, niente da mangiare", ricorda il bambino. "Mi sono alzato, avevo bendato la mia ferita e mi sono trascinato fuori per prendere l'acqua cercando di ripararmi dai tiri dei carriarmati e degli aeroplani. Sono andato dai vicini e ho cominciato a chiamarli finché non sono quasi svenuto. Ho portato indietro cinque litri d'acqua".

Lo shock dei soccorritori. Quando gli operatori della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa hanno finalmente ottenuto il permesso di accedere alla zona hanno trovato bambini ancora abbracciati alle madri morte, troppo deboli per mettersi in piedi, e feriti tra i corpi. Alcuni dei cadaveri riportavano anche colpi d'arma da fuoco oltre alle ferite del bombardamento, indicazione di un possibile intervento ravvicinato o successivo dei soldati.

"Abbiamo cominciato a chiamare: 'C'è nessuno vivo in questa casa?' - racconta un medico palestinese che era tra i soccorritori - e abbiamo sentito le voci dei bambini". I piccolo stavano morendo di fame, aggiunge.

Il quartiere di Zeitoun aveva già subito distruzioni considerevoli tra il primo e il 3 gennaio, e l'esercito aveva negato alla Croce Rossa l'accesso alla zona per evacuare i feriti. I soccorritori della Croce rossa avevano ricevuto richieste d'aiuto fin da sabato ma non hanno avuto accesso alla zona fino a ieri. "Ci sono ancora persone tra le macerie - ha detto al Washington Post Khaled Abuzaid, autista di ambulanza della Croce Rossa - Ma senza acqua o elettricità sono sicuro che moriranno".

Abuzaid conferma che, oltre a bloccare loro l'accesso, i soldati israeliani li avevano preavvertiti che non avrebbero potuto portare sul luogo del bombardamento macchine fotografiche, radio o telefonini - tutte attrezzature standard per le squadre di soccorso.

Aiuti ostacolati. I blocchi di terra costruiti dai bulldozer israeliani hanno impedito il passaggio delle ambulanze.

I feriti più gravi sono stati caricati sui carretti trainati dagli asini. Chi ha potuto muoversi a piedi ha raggiunto il centro abitato più vicino, a due chilometri di distanza, e da lì i feriti sono stati trasportati in veicoli civili agli ospedali della zona. Tre bambini, il più piccolo aveva cinque mesi, sono morti al loro arrivo all'ospedale.

L'accesso al quartiere rimane ristretto. La Croce Rossa e la Mezzaluna rossa sono tornate oggi durante la tregua di tre ore e hanno soccorso 103 persone che erano rimaste intrappolate senza cibo né acqua in tre case nello stesso isolato dell'abitazione dei Samouni.

L'accusa dell'Onu. L'Ocha non accusa l'esercito israeliano di aver agito deliberatamente, ma ha chiesto l'apertura di un'inchiesta. La Croce Rossa internazionale ha accusato l'esercito israeliano di "non rispettare gli obblighi imposti dalla legge umanitaria internazionale circa le garanzie di soccorso e cura dei feriti". "I militari erano consapevoli della situazione - aggiunge Allegre Pacheco, vice-direttore dell'Ocha - ma non hanno assistito i feriti. Né hanno permesso a noi o alla Mezzaluna rossa di soccorrerli".

In una risposta scritta, l'esercito israeliano afferma di lavorare in coordinamento con le organizzazioni di aiuto umanitario "per garantire assistenza ai civili" e che "in alcun modo ha colpito intenzionalmente dei civili".

La scuola bombardata. Si stanno intanto chiarendo i contorni di un'altra vicenda controversa, su cui l'Onu ha sollevato ufficiali proteste. La scuola dell'Agenzia per i rifugiati dell'Onu colpita martedì scorso a Jabaliya e in cui sono morti 40 civili sarebbe stata colpita per errore: non c'erano infatti uomini armati all'interno dell'edificio, come in un primo tempo hanno sostenuto le autorità israeliane. Lo ha dichiarato ad Haaretz il portavoce della Unrwa Chris Gunness che afferma inoltre che gli israeliani hanno diffuso, a sostegno della tesi ufficiale, immagini vecchie, risalenti al 2007.

"In un briefing con diplomatici stranieri alti ufficiali dell'esercito israeliano hanno ammesso che gli spari ai quali le forze israeliane hanno risposto a Jabalya non provenivano dalla scuola - ha detto Gunness - l'esercito israeliano in quell'occasione ha ammesso che l'attacco al sito dell'Onu non è stato intenzionale".

Ora l'Unrwa insiste nel chiedere un'inchiesta obiettiva per stabilire se il bombardamento della scuola sia stata una violazione del diritto internazionale e delle leggi umanitarie. E per portare eventualmente i responsabili di fronte alla giustizia.




Link originale :

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-46/strage-casa/strage-casa.html



Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/ONU-Massacro30CivGaz.htm

martedì 6 gennaio 2009

Gaza/ Scuola Jebaliya, Israele potrebbe presentare protesta a Onu

Gaza/ Scuola Jebaliya, Israele potrebbe presentare protesta a Onu
Per presunto utilizzo da parte di Hamas
Roma, 6 gen. (Apcom) - Israele sta valutando se presentare una protesta ufficiale alle Nazioni Unite per il presunto utilizzo da parte di Hamas di strutture ed edifici dell'organizzazione internazionale nella Striscia di Gaza, dopo che almeno 30 palestinesi sono morti in una scuola dell'Onu del campo profughi di Jebaliya, nella Striscia di Gaza: è quanto scrive il quotidiano israeliano Ha'aretz.

L'esercito israeliano ha reso noto di aver ritrovato nelal scuola i corpi di diversi militanti di Hamas, due dei quali identificati come Imad e Hassan Abu Askar. Secondo la ricostruzione fornita Tsahal i reparti israeliani hanno risposto al fuoco dei militanti, che sparavano colpi di mortaio dall'interno della scuola dove si erano rifugiati centinaia di palestinesi; i proiettili sparati dalle truppe israeliane avrebbero poi innescato altre esplosioni, forse dovute alle armi immagazzinate nell'edificio.

Secondo fonti ospedaliere palestinesi il bilancio delle vittime sarebbe più grave rispetto quello fornito dalle Nazioni Unite: i morti sarebbero 43 e i feriti oltre un centinaio. L'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati ha nel frattempo chiesto una commissione di inchiesta indipendente sull'accaduto e l'incriminazione di chiunque abbia violato la legalità internazionale.

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2009/01_gennaio/06/gaza_scuola_jebaliya_israele_potrebbe_presentare_protesta_a_onu,17461669.html

Gaza/ Croce Rossa: Israele e Hamas smettano di uccidere civili

Gaza/ Croce Rossa: Israele e Hamas smettano di uccidere civili
E' vietato dal diritto umanitario internazionale
Ginevra, 4 gen. (Ap) - Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) chiede sia a Israele che ad Hamas di smettere di uccidere e ferire i civili nei combattimenti nella Striscia di Gaza.

Secondo il Cicr, entrambe le parti sono obbligate in base al diritto umanitario internazionale a evitare gli attacchi contro civili ed edifici pubblici. Pierre Kraehenbuehl, direttore delle operazioni dell'agenzia, si è detto preoccupato per il numero crescente dei civili uccisi o feriti e per i danneggiamenti causati alle strutture ospedaliere. Ma anche sparare missili che mettano a rischio i civili è vietato secondo il diritto umanitario.

In nove giorni di combattimenti nella Striscia di Gaza è salito a più di 500 il bilancio dei morti palestinesi. Da parte israeliana, un primo bilancio ufficiale registra un soldato ucciso e altri 30 feriti nell'offensiva terrestre.

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2009/01_gennaio/04/gaza_croce_rossa_israele_e_hamas_smettano_di_uccidere_civili,17440719.html

lunedì 5 gennaio 2009

GAZA: MOLTE VITTIME CIVILI CON 87 BAMBINI


Fra le vittime civili 87 bambini
Secondo giorno dell'offensiva di terra di Israele. Combattimenti con i miliziani di Hamas
Cinque palestinesi di una stessa famiglia, fra cui una 14enne, uccisi da una cannonata
Gaza, 512 vittime in nove giorni
L'esercito avanza nella Striscia
Popolazione allo stremo. Niente elettricità e telefoni. Mancano carburante e cibo
Il parroco: "Qui i bambini impazziscono dalla paura, muoiono di infarto"



GAZA - Cinquecentododici. E' il numero dei palestinesi rimasti uccisi dall'inizio dell'operazione israeliana 'Piombo fuso' contro la Striscia di Gaza, scattata sabato 27 dicembre. Tra le vittime si contano 87 bambini. Il bilancio è stato fornito dal capo dei servizi di pronto soccorso locali, Muawiya Hassanein, confermando una stima dell'agenzia palestinese Maan. E mentre la diplomazia internazionale cerca una via d'uscita, la situazione umanitaria nella Striscia si fa sempre più grave. Il parroco di Gaza: "I bambini muoiono d'infarto per lo spavento". Continua il lancio di missili da Gaza: oggi ne sono stati sparati almeno 32, e hanno causato il ferimento di due persone nella regione di Eshkol, e di una donna a Sderot.

Le vittime. Inizialmente Hassanein aveva riferito di "almeno 500 morti", dopo che l'ultimo bilancio ufficiale, prima dell'inizio dell'offensiva di terra, aveva fissato a 460 il numero dei palestinesi uccisi. Nella sola giornata odierna sono 63, tra i quali almeno 22 civili, i palestinesi morti negli attacchi, tra cui quello che ha provocato, secondo fonti mediche, cinque morti e 40 feriti in una zona commerciale di Gaza City, dove questa mattina sono piovute le cannonate israeliane. Il medico ha aggiunto che "il bilancio dei morti potrebbe essere più pesante perché ci sono un certo numero di morti e di feriti nelle strade che non abbiamo potuto portar via".



Sterminata una famiglia. Tra i palestinesi deceduti oggi ce ne sono cinque di una stessa famiglia, tra cui una ragazzina di 14 anni, tutti uccisi da un colpo di cannone sparato da un blindato contro la loro auto nei pressi della città di Gaza. Un altro civile morto era l'infermiere di un'ambulanza inviata in soccorso dei passeggeri di un'auto colpita da una cannonata. Un raid aereo all'esterno di una moschea nel nord della Striscia, a Beit Lahiya, ha causato la morte di altri 5 civili. Diverse vittime fra i civili anche a Beit Hanun e Jabaliya. Decine di famiglie palestinesi in fuga dai settori di combattimento verso zone più sicure in auto o a bordo di camion.

Il fronte israeliano. Sull'altro versante si registra la morte di un soldato israeliano, confermata dall'esercito, in seguito all'esplosione di un proiettile di mortaio nel settore di Beit Lahiya e il ferimento di altri 30 soldati di Gerusalemme nell'offensiva terrestre.

Cellulari sequestrati. Per evitare fughe di notizie, sei
ore prima dell'inizio delle operazioni, i comandanti militari avevano confiscato tutti i telefoni cellulari delle migliaia di soldati schierati lungo la linea di confine. La censura militare aveva anche vietato ai media israeliani di diffondere qualsiasi notizia sull'attacco fino a due ore dopo l'avvio dell'offensiva.

Colpiti leader Hamas. Sul fronte di Hamas, Muhhad Shalfuk, ritenuto uno dei capi delle forze speciali del movimento integralista palestinese, sarebbe rimasto ucciso - secondo un sito israeliano - in uno scontro a fuoco con militari dello Stato ebraico. Mentre uno dei raid israeliani a Khan Younes ha colpito uno dei capi militari di Hamas, Jihad Hamdan, che, secondo fonti mediche, è rimasto gravemente ferito.

Vittime fuori dalla Striscia. Vittime anche al di fuori del territorio della Striscia: un palestinese è stato ucciso a Kalkilya (Cisgiordania) dal fuoco di militari israeliani durante disordini di piazza legati ai combattimenti in corso a Gaza.

Proclami di Hamas. "Non ci sono più combattimenti ravvicinati", ha spiegato un alto responsabile militare israeliano. L'opposizione si manifesta essenzialmente sotto forma di colpi di mortaio". Un alto responsabile di Hamas, Moushir Al-Masri, ha affermato che "il nemico" non è "riuscito a colpire i suoi obiettivi e che la resistenza, con i pochi mezzi di cui dispone, l'ha sorpreso. Al momento giusto, il nemico annuncerà il suo fallimento e la resistenza proclamerà la vittoria".

Diplomazia in stallo. Hamas ha definito una "farsa" l'incapacità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di trovare un accordo, dopo quattro ore di discussione, e a causa dell'opposizione degli Usa, su un testo che chieda la fine delle ostilità. Un alto responsabile del ministero israeliano degli Esteri ha affermato che la diplomazia israeliana è riuscita per adesso a disinnescare le pressioni su Israele in vista di un cessate il fuoco per lasciare il tempo allo Stato ebraico di realizzare gli obiettivi che si è prefissato.

Emergenza umanitaria. L'offensiva israeliana ha aggravato l'emergenza umanitaria già precaria nella striscia di Gaza, dove vive un milione e mezzo di abitanti. L'elettricità è stata interrotta nella maggior parte delle località e la penuria di carburante si fa sempre più grave. A Gaza City, sorvolata da aerei militari israeliani, chiusi i negozi e gli edifici pubblici. Strade vuote, a eccezione delle file davanti alle panetterie in previsione di un assedio prolungato.

Senza telefoni. La Compagnia telefonica palestinese ha comunicato che nella Striscia il 90% della rete di telefonia mobile è fuori servizio come numerose linee terrestri, a causa delle frequenti interruzioni dell'elettricità e dell'impossibilità dei tecnici di raggiungere le sedi di lavoro. La compagnia telefonica ha anche comunicato che tre tecnici sono stati uccisi e molti altri feriti nei combattimenti.

La popolazione. "Tremiamo come i nostri figli - racconta Yehia Anis Hussein, del quartiere di Zeitoun - prima di quest'offensiva era l'embargo che ci uccideva. Questa situazione è insopportabile". Il Pam (Programma alimentare mondiale) ha denunciato una situazione alimentare "spaventosa".

Bimbi morti di paura. "In questi giorni due bambini sono morti di paura - racconta il parroco di Gaza, monsignor Manawel Musallam - uno dopo aver visto bombardare una casa, aveva 12 anni, l'altra ne aveva 16, era in casa, ha sentito arerei sganciare missili. Sono morti di spavento. La situazione per loro qui è infernale".

(4 gennaio 2009)

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-45/punto-4-gennaio/punto-4-gennaio.html