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venerdì 22 maggio 2009

Netanyahu gela Obama



ilGiornale.it
n. 119 del 2009-05-19 pagina 14

Netanyahu gela Obama:
secco no di Israele
a uno Stato palestinese
di Matteo Buffolo

Il premier di Gerusalemme: "Per gli arabi solo autogoverno". Il presidente Usa: "Continuiamo il dialogo con Teheran". La Casa Bianca: "Congelare gli insediamenti in Cisgiordania"

Quando si sono incontrati lo scorso anno, erano tutti sorrisi e l'incontro era scivolato in maniera piacevole. Ma allora, né Benjamin Netanyahu né Barack Obama guidavano i propri Stati e il rilancio dei piani di pace in Medio Oriente non passava quasi esclusivamente per le loro mani. Ieri, alla prima visita ufficiale del premier israeliano alla Casa Bianca, il meeting è stato ugualmente cordiale, ma le posizioni dei due leader non si sono - almeno per ora - incontrate.

I temi più caldi sono due: la cosiddetta «soluzione dei due Stati» e il dossier iraniano. E se la prima cosa che Obama ha detto dopo ore di estenuanti faccia a faccia è stata che «solo con due Stati ci sarà la pace fra i due popoli», Netanyahu ha preferito parlare di «autogoverno», ma dicendo chiaramente «no ad uno Stato palestinese». E se il premier israeliano puntava a fissare un termine temporale per la linea del dialogo con Teheran (tre mesi secondo le indiscrezioni, una scadenza condivisa anche dall'inviato americano per il Medio Oriente Dennis Ross), il Presidente americano ha nicchiato e non ha fissato alcuna data ultima, facendo intendere di puntare forte sul dialogo e su un approccio soft, ma puntando comunque a «risultati entro l'anno». Differenze significative, che non sarà semplice appianare nonostante la relazione che ha sempre legato Washington allo Stato ebraico e di cui nessuno dei due può fare a meno. Sul tavolo, ovviamente, ci sono molte altre questioni, per esempio il futuro degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania; e se proprio ieri è arrivata la notizia di un appalto per la costruzione di una nuova enclave, Obama ha tuonato dicendo che i progetti «devono essere congelati».

Insomma, quella che Netanyahu aveva definito «la missione della sua vita» in un'intervista al quotidiano Maariv non sembra aver portato, almeno nell'immediato, un’intesa con il grande fratello Usa. Lo spazio di manovra del premier israeliano, stretto fra un governo di coalizione eterogeneo e favorevole a una linea dura e la volontà di Obama di imprimere al processo di pace un'accelerazione basata sul dialogo, è limitato e l'incontro sembra aver confermato i timori della stampa di Gerusalemme, scettica sulla possibilità di un accordo.
Nello Studio Ovale Obama ha richiamato alla memoria di Netanyahu gli impegni presi dai precedenti governi, mentre il capo del governo israeliano ha nicchiato. E se per l'ex senatore dell'Illinois la soluzione del problema palestinese è un punto chiave per migliorare i rapporti con il mondo islamico, per il leader del Likud dare pubblicamente il via libera alla formazione di uno Stato palestinese significherebbe sostanzialmente vedere la propria maggioranza sgretolarsi dopo poche settimane. A meno, ovviamente, di non portare a casa qualche sostanziosa contropartita. Ma anche sull'Iran - l'altro grande dossier sul tavolo - le visioni divergono: per Obama arrivare alla sovranità totale per la Palestina smorzerebbe i problemi con Teheran, per «Bibi il falco» invece spingerebbe soltanto Ahmadinejad (o chi gli succederà eventualmente dopo le presidenziali di giugno) a esercitare ancora più pressione attraverso Hezbollah ed Hamas. A meno che, ma gli spiragli sembrano minimi, gli Stati arabi non riconoscano Israele e la sua natura ebraica. «In questo caso - ha detto Netanyahu a margine del meeting - siamo pronti a riprendere i colloqui di pace con i palestinesi». «E questa - gli ha fatto eco Obama - è un'occasione che entrambi dovreste cogliere».


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sabato 21 febbraio 2009

Netanyahu premier apre alla Livni


21/2/2009 (8:25)
Netanyahu premier apre alla Livni
Il falco appoggiato dalla destra frena:
adesso prevalga l'interesse del Paese.
Si cerca un governo di unità nazionale
GERUSALEMME
Come previsto, alla fine l’incarico di formare il nuovo governo israeliano è stato affidato al leader del Likud Benjamin Netanyahu, il quale, pur uscito sconfitto di misura nelle elezioni del 10 febbraio scorso, può comunque contare su una chiara maggioranza alla Knesset di 65 seggi su 120, formata grazie al concorso dei partiti del blocco di destra. Già ieri, dopo che Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista Yisrael Beiteinu (terza forza alla Knesset con 15 seggi), aveva annunciato pubblicamente il suo appoggio all’ipotesi di un governo Netanyahu, appariva chiaro che al presidente Shimon Peres non restavano altre opzioni se non quella di affidare l’incarico al leader del Likud. E così è stato.

«È nell’interesse del Paese che si formi il governo il più rapidamente possibile», ha dichiarato oggi pomeriggio Peres in conferenza stampa a Gerusalemme. Quasi tutti sono d’accordo sulla necessità di «un’ampia coalizione», ha proseguito il presidente, «e io ho chiesto a Netanyahu che questo auspicio si rifletta nella formazione del governo». Il leader del Likud, che è stato già primo ministro dal 1996 al 1999, ha accettato l’incarico ricordando che il nuovo governo dovrà fare i conti prima di tutto con la minaccia iraniana: «L’Iran sta sviluppando armi nucleari e rappresenta la più grande minaccia per la nostra esistenza dai tempi della Guerra d’Indipendenza», ha detto.

Netanyahu ha quindi spiegato che è sua intenzione quella di coinvolgere nella coalizione le principali formazioni per dare vita a un governo di unità nazionale. Per questo ha già contattato Tzipi Livni, la leader di Kadima (il primo partito alla Knesset con 28 seggi, contro i 27 del Likud), ed Ehud Barak, leader del Partito laburista (quarta forza parlamentare con 13 seggi): «Li ho chiamati e ho chiesto loro di incontrarci per discutere di un governo di unità nell’interesse del Paese». Livni, che stamattina ha ribadito che Kadima preferisce stare all’opposizione piuttosto che entrare in un governo di destra guidato da Netanyahu, in serata ha però fatto sapere di essere disposta a incontrare il leader del Likud. I due dovrebbero vedersi domenica salvo imprevisti.

Secondo il quotidiano progressista Haaretz, se Tzipi Livni non dovesse entrare nel governo - come appare probabile - la vittoria per Netanyahu potrebbe rivelarsi alla fine amara. La leader di Kadima - scrive Haaretz - non entrerà in un governo che si regge su una maggiroanza di 65 parlamentari di destra e di estrema destra. La Livni potrebbe considerare un possibile ingresso in una coalizione formata solo dal Likud, da Yisrael Beiteinu e dal Giudaismo unito per la Torah (che dispone di quattro seggi). Ma Netanyahu non può rinunciare al sostegno degli ultraortodossi dello Shas (undici seggi) e del partito Habayit Hayehudi, e per questo Tzipi Livni, che ha speso gran parte della sua vita politica al governo, appare ora più determinata che mai a dare battaglia al prossimo esecutivo dai banchi dell’opposizione.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200902articoli/41237girata.asp

Netanyahu nuovo premier di Israele

Netanyahu nuovo premier di Israele
"Iran e terrorismo le prime minacce"
Il nuovo leader chiama Livni e Barak
"Dovremo affrontare insieme le sfide"
Ma l'ex ministro degli Esteri dice no
GERUSALEMME
Il presidente israeliano, Shimon Peres, ha affidato al leader del Likud, Benjamin Netanyahu, l’incarico di formare il governo. La decisione è stata presa dopo che la leader di Kadima, Tzipi Livni, aveva ribadito a Peres che non entrerà in un governo guidato dall’ex premier. «Non sarò una pedina di un governo che è contro i nostri ideali», ha affermato il ministro degli Esteri, «le cose sono chiare, quello che sta nascendo è un governo senza visione, senza valori». «Abbiamo bisogno di un governo fondato sulla soluzione di due Stati», ha insistito la Livni alludendo al processo di pace con i palestinesi su cui Netanyahu.

Il leader del Likud, che ha accettato l’incarico, avrà a disposizione sei settimane per formare l’esecutivo che a questo punto si dovrebbe reggere su una maggioranza di destra anche se il premier ha espresso l’auspicio che si possa formare un esecutivo di unità nazionale con Kadima e i laburisti.

In caso di fallimento, è probabile che si vada a elezioni anticipate. Questa mattina Peres aveva ricevuto prima Netanyahu e poi la Livni per un ultimo tentativo di convincerli ad accordarsi per un governo di larghe intese. Nelle elezioni del 10 febbraio Kadima ha ottenuto il più alto numero di seggi alla Knesset, 28, uno in più del Likud, ma Netanyahu era il chiaro favorito per l’incarico di formare il governo, soprattutto dopo che ha incassato il sostegno del partito di estrema destra Yisrael Beiteinu.

Netanyahu, 59 anni, è già stato primo ministro dal 1996 al 1999. In campagna elettorale si è impegnato a rovesciare il regime di Hamas nella Striscia di Gaza e a fermare il lancio di razzi Qassam. Per quanto riguarad il processo di pace, giudica prematuro l’avvio di un negoziato sui punti più delicati come lo status di Gerusalemme, i confini e il ritorno dei profughi, ed è disposto solo a trattare per un miglioramente delle condizioni di vita dei palestinesi in Cisgiordania.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200902articoli/41222girata.asp

venerdì 6 febbraio 2009

Israele/ Cala il distacco tra Netanyahu e la Livni


Israele/ Cala il distacco tra Netanyahu e la Livni
Venerdí 06.02.2009 08:49

Cala il distacco tra le due principali formazioni politiche in vista del voto di martedì prossimo in Israele. Il Likud, il partito della destra guidato da Benjamin Netanyahu, riuscirebbe ad assicurarsi 25 seggi nella futura Knesset, mentre il partito Kadima, di centro, guidato dall'attuale ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ne conquisterebbe 23.
Il sondaggio condotto dall'istituto Dahaf per il quotidiano Yedioth Ahronot, conferma anche il sorpasso del partito laburista di Ehud Barak da parte del leader della destra estremista israeliana, Avigdor Lieberman, e del suo partito Yisrael Beiteinu. Il sondaggio è stato condotto su un campione di 1.000 persone e prevede un margine di errore del 2,6%.


http://www.affaritaliani.it/politica/israele-elezioni-Netanyahu-Livni060209.html

mercoledì 4 febbraio 2009

NETANYAHU PROMETTE DI ROVESCIARE HAMAS, ''PROCURATORE DELL'IRAN''

04-02-09
M.O.: NETANYAHU PROMETTE DI ROVESCIARE HAMAS, ''PROCURATORE DELL'IRAN''

(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 4 feb - Il leader del Likud Benyamin Netanyahu, indicato come favorito per la carica di Primo ministro alle elezioni del 10 febbraio in Israele, ha promesso che rovescera' il movimento di Hamas a Gaza, definendo il movimento islamista un ''procuratore iraniano''.

''Non c'e' scelta se non quella di rimuovere la minaccia iraniana a Gaza'', ha detto Netanyahu durante la conferenza annuale sulla sicurezza a Herzliya, nord di Tel Aviv.

''Non c'e' scampo se non quello di rovesciare il regime di Hamas che e' il procuratore iraniano nella Striscia di Gaza'', ha aggiunto.

''Questa e' la reale minaccia che dobbiamo affrontare'', ha spiegato.

''Se venissi eletto, il compito piu' grande e importante del mio governo sarebbe mettere fine alla minaccia iraniana in tutti i suoi aspetti'', ha precisato.

ghi/sam/ss



http://www.asca.it/news-M_O___NETANYAHU_PROMETTE_DI_ROVESCIARE_HAMAS__''PROCURATORE_DELL'IRAN''-807267-ORA-.html

Israele, Netanyahu: laburisti e russofoni con me al governo

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EST - Israele, Netanyahu: laburisti e russofoni con me al governo


Roma, 4 feb (Velino) - Si preannunciano aperti i giochi della politica israeliana a meno di una settimana dal voto per il rinnovo dei 120 deputati della Knesset. A contendersi il ruolo di primo partito il 10 febbraio i nazionalisti del Likud di Benjamin (Bibi) Netanyahu e i centristi di Kadima guidati dal ministro degli Esteri uscente, Tzipi Livni. A seguire, affiancati, i laburisti del titolare della Difesa, Ehud Barak, e i nazionalisti russofoni di Israel Beitenu guidati dall’ex ministro per le Minacce strategiche Avigdor Lieberman. Additato dalla sinistra del Meretz come un novello Mussolini antiarabo. Gli ultimi sondaggi non aiutano a districare la matassa: al Likud vengono attribuiti circa 27 seggi, a Kadima circa 25 mentre gli altri due partiti viaggiano attorno a quota 17. “Le linee guida del mio governo - ha dichiarato oggi Bibi, rinnovando le lodi già espresse ieri a Barak per la sua competenza - permetteranno sia a Israel Beitenu che ai laburisti di unirsi a noi”. Appare tuttavia difficile la coesistenza di due partiti con una piattaforma così distante in materia di pace con i vicini arabi.

In mezzo resta Kadima, che, nato da una costola del Likud per volontà dell’ex premier Ariel Sharon deciso al ritiro unilaterale da Gaza, è scartato da Bibi come possibile partner di governo. Non tanto per una profonda distanza sui contenuti quanto per la volontà di entrambe le formazioni di puntare al centro dello scena politica. Il sistema elettorale proporzionale in vigore nello Stato ebraico non aiuterà certo a fare chiarezza anche se il presidente Shimon Peres assegnerà l’incarico al leader del partito che otterrà il miglior risultato in termini di seggi.

(dam) 4 feb 2009 19:50
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=760903