Quelle dichiarazioni non sono altro che un insieme di auspici»
Hamas: le parole di Obama ingannano
Il gruppo islamico: le manifestazioni di speranza sono fuorvianti, Israele «entità sionista razzista e radicale»
MILANO - «Le affermazioni e le manifestazioni di speranza del presidente statunitense Barack Obama hanno l'unico obiettivo di ingannare la comunità internazionale in merito a qualsiasi questione legata ai comportamenti e all'esistenza dell'entità sionista razzista e radicale». È questa la posizione di Hamas, dopo l'incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Obama.
«SOLO UN INSIEME DI AUSPICI» - In un comunicato, rilanciato dal sito web del quotidiano israeliano The Jerusalem Post, il gruppo afferma inoltre che le dichiarazioni del presidente statunitense durante l'incontro di ieri con Netanyahu non sono altro che un «insieme di auspici» su cui il movimento ha poche speranze. Durante l'incontro alla Casa Bianca con Netanyahu, Obama ha esortato Israele a negoziare con i palestinesi, ma divergenze sono emerse tra le parti sulla questione dei due stati per due popoli. Il premier israeliano, infatti, ha parlato semplicemente di autogoverno dei palestinesi, senza mai riferirsi a uno stato palestinese. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ricordato a Netanyahu che in base alla Road Map, Israele è vincolato a non creare nuovi insediamenti.
http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_19/hamas_obama_affermazioni_per_ingannare_il_mondo_01d57552-4460-11de-a9a2-00144f02aabc.shtml
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venerdì 22 maggio 2009
Hamas: le parole di Obama ingannano
Quelle dichiarazioni non sono altro che un insieme di auspici»
Hamas: le parole di Obama ingannano
Il gruppo islamico: le manifestazioni di speranza sono fuorvianti, Israele «entità sionista razzista e radicale»
MILANO - «Le affermazioni e le manifestazioni di speranza del presidente statunitense Barack Obama hanno l'unico obiettivo di ingannare la comunità internazionale in merito a qualsiasi questione legata ai comportamenti e all'esistenza dell'entità sionista razzista e radicale». È questa la posizione di Hamas, dopo l'incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Obama.
«SOLO UN INSIEME DI AUSPICI» - In un comunicato, rilanciato dal sito web del quotidiano israeliano The Jerusalem Post, il gruppo afferma inoltre che le dichiarazioni del presidente statunitense durante l'incontro di ieri con Netanyahu non sono altro che un «insieme di auspici» su cui il movimento ha poche speranze. Durante l'incontro alla Casa Bianca con Netanyahu, Obama ha esortato Israele a negoziare con i palestinesi, ma divergenze sono emerse tra le parti sulla questione dei due stati per due popoli. Il premier israeliano, infatti, ha parlato semplicemente di autogoverno dei palestinesi, senza mai riferirsi a uno stato palestinese. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ricordato a Netanyahu che in base alla Road Map, Israele è vincolato a non creare nuovi insediamenti.
http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_19/hamas_obama_affermazioni_per_ingannare_il_mondo_01d57552-4460-11de-a9a2-00144f02aabc.shtml
Hamas: le parole di Obama ingannano
Il gruppo islamico: le manifestazioni di speranza sono fuorvianti, Israele «entità sionista razzista e radicale»
MILANO - «Le affermazioni e le manifestazioni di speranza del presidente statunitense Barack Obama hanno l'unico obiettivo di ingannare la comunità internazionale in merito a qualsiasi questione legata ai comportamenti e all'esistenza dell'entità sionista razzista e radicale». È questa la posizione di Hamas, dopo l'incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Obama.
«SOLO UN INSIEME DI AUSPICI» - In un comunicato, rilanciato dal sito web del quotidiano israeliano The Jerusalem Post, il gruppo afferma inoltre che le dichiarazioni del presidente statunitense durante l'incontro di ieri con Netanyahu non sono altro che un «insieme di auspici» su cui il movimento ha poche speranze. Durante l'incontro alla Casa Bianca con Netanyahu, Obama ha esortato Israele a negoziare con i palestinesi, ma divergenze sono emerse tra le parti sulla questione dei due stati per due popoli. Il premier israeliano, infatti, ha parlato semplicemente di autogoverno dei palestinesi, senza mai riferirsi a uno stato palestinese. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ricordato a Netanyahu che in base alla Road Map, Israele è vincolato a non creare nuovi insediamenti.
http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_19/hamas_obama_affermazioni_per_ingannare_il_mondo_01d57552-4460-11de-a9a2-00144f02aabc.shtml
Netanyahu gela Obama

ilGiornale.it
n. 119 del 2009-05-19 pagina 14
Netanyahu gela Obama:
secco no di Israele
a uno Stato palestinese
di Matteo Buffolo
Il premier di Gerusalemme: "Per gli arabi solo autogoverno". Il presidente Usa: "Continuiamo il dialogo con Teheran". La Casa Bianca: "Congelare gli insediamenti in Cisgiordania"
Quando si sono incontrati lo scorso anno, erano tutti sorrisi e l'incontro era scivolato in maniera piacevole. Ma allora, né Benjamin Netanyahu né Barack Obama guidavano i propri Stati e il rilancio dei piani di pace in Medio Oriente non passava quasi esclusivamente per le loro mani. Ieri, alla prima visita ufficiale del premier israeliano alla Casa Bianca, il meeting è stato ugualmente cordiale, ma le posizioni dei due leader non si sono - almeno per ora - incontrate.
I temi più caldi sono due: la cosiddetta «soluzione dei due Stati» e il dossier iraniano. E se la prima cosa che Obama ha detto dopo ore di estenuanti faccia a faccia è stata che «solo con due Stati ci sarà la pace fra i due popoli», Netanyahu ha preferito parlare di «autogoverno», ma dicendo chiaramente «no ad uno Stato palestinese». E se il premier israeliano puntava a fissare un termine temporale per la linea del dialogo con Teheran (tre mesi secondo le indiscrezioni, una scadenza condivisa anche dall'inviato americano per il Medio Oriente Dennis Ross), il Presidente americano ha nicchiato e non ha fissato alcuna data ultima, facendo intendere di puntare forte sul dialogo e su un approccio soft, ma puntando comunque a «risultati entro l'anno». Differenze significative, che non sarà semplice appianare nonostante la relazione che ha sempre legato Washington allo Stato ebraico e di cui nessuno dei due può fare a meno. Sul tavolo, ovviamente, ci sono molte altre questioni, per esempio il futuro degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania; e se proprio ieri è arrivata la notizia di un appalto per la costruzione di una nuova enclave, Obama ha tuonato dicendo che i progetti «devono essere congelati».
Insomma, quella che Netanyahu aveva definito «la missione della sua vita» in un'intervista al quotidiano Maariv non sembra aver portato, almeno nell'immediato, un’intesa con il grande fratello Usa. Lo spazio di manovra del premier israeliano, stretto fra un governo di coalizione eterogeneo e favorevole a una linea dura e la volontà di Obama di imprimere al processo di pace un'accelerazione basata sul dialogo, è limitato e l'incontro sembra aver confermato i timori della stampa di Gerusalemme, scettica sulla possibilità di un accordo.
Nello Studio Ovale Obama ha richiamato alla memoria di Netanyahu gli impegni presi dai precedenti governi, mentre il capo del governo israeliano ha nicchiato. E se per l'ex senatore dell'Illinois la soluzione del problema palestinese è un punto chiave per migliorare i rapporti con il mondo islamico, per il leader del Likud dare pubblicamente il via libera alla formazione di uno Stato palestinese significherebbe sostanzialmente vedere la propria maggioranza sgretolarsi dopo poche settimane. A meno, ovviamente, di non portare a casa qualche sostanziosa contropartita. Ma anche sull'Iran - l'altro grande dossier sul tavolo - le visioni divergono: per Obama arrivare alla sovranità totale per la Palestina smorzerebbe i problemi con Teheran, per «Bibi il falco» invece spingerebbe soltanto Ahmadinejad (o chi gli succederà eventualmente dopo le presidenziali di giugno) a esercitare ancora più pressione attraverso Hezbollah ed Hamas. A meno che, ma gli spiragli sembrano minimi, gli Stati arabi non riconoscano Israele e la sua natura ebraica. «In questo caso - ha detto Netanyahu a margine del meeting - siamo pronti a riprendere i colloqui di pace con i palestinesi». «E questa - gli ha fatto eco Obama - è un'occasione che entrambi dovreste cogliere».
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mercoledì 29 aprile 2009
MO: anniversario Israele; Obama, lavorero' per pace e sicurezza

29 aprile 2009 - 07.36
MO: anniversario Israele; Obama, lavorero' per pace e sicurezza
WASHINGTON - Il presidente americano Barack Obama ha proclamato il suo impegno per la pace in Medio Oriente e per la sicurezza di Israele in un messaggio indirizzato agli israeliani in occasione della loro festa dell'Indipendenza.
Obama si è felicitato con il popolo e il governo israeliano, ha reso noto la Casa Bianca in un comunicato pubblicato nel momento in cui gli israeliani, martedì sera, cominciavano a celebrare la festa dell'Indipendenza nel 61/o anniversario della creazione dello Stato d'Israele.
La Casa Bianca ha ricordato che gli Stati Uniti sono stati i primi a riconoscere l'indipendenza dello Stato d'Israele qualche minuto dopo la sua proclamazione, "e i legami di profonda amicizia tra gli Stati Uniti e Israele restano sempre così forti e saldi", ha sottolineato.
"Il presidente intende cooperare con Israele nei mesi e negli anni a venire per servire i nostri interessi comuni, tra i quali una pace globale in Medio Oriente, la sicurezza d'Israele e il rafforzamento delle relazioni bilaterali", ha riferito la Casa Bianca .
http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/MO_anniversario_Israele_Obama_lavorero_per_pace_e_sicurezza.html?siteSect=146&sid=10632478&cKey=1240983371000&ty=ti&positionT=3
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martedì 27 gennaio 2009
OBAMA ALLA TV ARABA

il Giornale.it
n. 23 del 2009-01-27 pagina 0
Obama alla tv araba:
gli Usa non sono il nemico
non siamo contro l'Islam
di Redazione
Prima intervista concessa a una televisione araba, Al Arabiya. Il presidente Usa promette a breve una visita nella capitale di un grande paese musulmano. Poi ammette: "Commessi errori"
Barack Obama tende la mano al mondo musulmano e, nella sua prima intervista concessa a una televisione araba, Al Arabiya, afferma: "Gli americani non sono vostri nemici". Il presidente statunitense ha anche ripetuto il suo impegno a recarsi quanto prima nella capitale di un grande paese musulmano.
L'impegno Usa in Medio Oriente Obama ha ribadito la sua volontà di riavviare il processo di pace in Medio Oriente e lodato gli sforzi del re saudita Abdullah per un piano arabo di pace in Medio oriente: "Non è possibile pensare solo in termini di conflitto israelo-palestinese e non in modo più comprensivo di ciò che accade in Siria, Libano, Afghanistan e Pakistan", ha detto il presidente alla televisione satellitare con base a Dubai: "Questi eventi sono correlati". "Ma il momento è maturo per entrambe le parti di capire che il sentiero che stanno percorrendo non porterà alla prosperità della propria gente. E che invece è giunto il momento di tornare al tavolo dei negoziati". Dopo aver ricordato di aver vissuto diversi anni in Indonesia e di aver visitato numerosi paesi musulmani, il presidente statunitense ha detto di essersi ormai convinto che, al di là dei diversi credi religiosi, l’umanità ha speranze e sogni condivisi: "Il mio dovere nei confronti del mondo musulmano è quello di comunicare che gli americani non sono vostri nemici. Qualche volta abbiamo commesso errori, non siamo perfetti".
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domenica 25 gennaio 2009
Livni: «Obama, un'opportunità per noi»

intervento del ministro degli Esteri israeliano e presidente del partito Kadima
Livni: «Obama, un'opportunità per noi»
«Vuole essere coinvolto e risolvere il conflitto, Israele scelga la via della pace o la rottura sarà inevitabile»
Tzipi Livni (Afp)
TEL AVIV - Secondo il ministro degli Esteri israeliano e presidente del partito Kadima, Tzipi Livni, la politica del nuovo presidente americano Barack Obama può essere «un'opportunità per Israele», ma solo se Tel Aviv sceglierà la via della pace. Obama «vuole essere coinvolto e risolvere il conflitto - ha detto durante un convegno a porte chiuse il ministro, citato dall'edizione online del quotidiano Yedioth Ahronoth -. Le sue pressioni saranno rivolte a chi rifiuta questo processo, e Israele deve scegliere se sta con chi vuole fare avanzare il processo di pace o con chi lo rifiuta: in quest'ultimo caso ci sarà un'inevitabile spaccatura con gli Stati Uniti».
http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_25/israele_livni_obama_opportunita_pace_79880d16-eabb-11dd-9c57-00144f02aabc.shtml
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