il Giornale.it
n. 32 del 2009-02-06 pagina 16
La denuncia: Hamas
ruba gli aiuti umanitari
distribuiti dall'Onu
di Gian Micalessin
I fondamentalisti risollevano la cresta e tornano a imporre la loro legge. E un dirigente viene fermato al valico di Rafah con nove milioni di dollari e due milioni di euro nelle valigie
Hamas ha fame di soldi, aiuti e potere. E così mentre un suo dirigente viene pizzicato alla frontiera egiziana con nove milioni di dollari e due milioni di euro nelle valigie, i poliziotti fondamentalisti di Gaza confiscano, armi in pugno, coperte e razioni alimentari dell’Onu. Le vicende sono le due facce della stessa medaglia. L’invio di contanti, probabilmente iraniani, serve a dimostrare che Hamas è in grado, come a suo tempo Hezbollah, di sanare le ferite della guerra e gestire la ricostruzione. Il tentativo di far transitare quel denaro dalla frontiera rivela l’emergenza finanziaria in cui versa l’organizzazione dopo il bombardamento dei tunnel di Rafah.
La «rapina» di coperte e generi alimentari di proprietà dell’Unwra, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, serve a riaffermare il potere assoluto sulla Striscia e la volontà di controllare ogni attività politica e sociale, a partire dai soccorsi. Stavolta i primi a denunciare lo scippo umanitario sono i rappresentanti dell’Onu che durante l’operazione Piombo Fuso chiedevano la fine degli attacchi israeliani. Martedì notte, secondo Christofer Gunness, portavoce Unwra nella Striscia, decine di gendarmi fondamentalisti hanno fatto irruzione nei magazzini dell’organizzazione puntando le armi sui sorveglianti e depredando 3.500 coperte e 400 razioni alimentari destinate agli sfollati accampati sulla spiaggia di Gaza.
Ahmed Al Kurdi, ministro per gli affari sociali di Hamas, rivendica la razzia spiegando che coperte e cibo vanno distribuiti non solo agli sfollati, ma a tutti gli abitanti seguendo i programmi decisi dal suo governo. «Siamo l’unica entità capace di garantire una supervisione equa della distribuzione, siamo gli unici responsabili del milione e mezzo di palestinesi di Gaza, siamo gli unici in grado d’impedire distinzioni discriminatorie», sostiene Kurdi rivendicando il controllo assoluto della popolazione. John Holmes, capo delle operazioni umanitarie dell’Onu definisce inammissibile la confisca dei generi di prima necessità e ne chiede l’immediata restituzione. «L’Onu non può accettare che una delle parti in conflitto si renda responsabile della sottrazione degli aiuti», dichiara Holmes avvertendo che la razzia rischia di bloccare la distribuzione di ogni soccorso.
L’uomo d’oro di Hamas sorpreso dalle guardie egiziane mentre cercava d’introdurre nella Striscia il tesoretto del movimento altri non è che Ayman Taha, il responsabile della delegazione arrivata in Egitto per discutere le condizioni per il cessate il fuoco. Quei soldi, visto il no a qualsiasi intesa in grado di far riaprire i valichi, servivano a garantire la gestione della Striscia e i rifornimenti essenziali. Taha e i suoi capi dovranno, invece, rassegnarsi alla perdita. I 35 milioni confiscati al premier di Hamas Ismail Haniyeh nel dicembre 2006 vennero girati dalle autorità egiziane sui conti dell’Autorità Palestinese controllati da Fatah.
Monsignor Hilarion Capucci, il vescovo cattolico melchita sorpreso dagli israeliani nel lontano 1973 a trasportare armi per l’Olp e condannato a 12 anni torna intanto a far parlare di sé. L’87enne vescovo di Gerusalemme, in «esilio» a Roma dopo il rilascio ottenuto nel 1976 da Papa Paolo VI, è ricomparso nella cabina di un’imbarcazione sequestrata ieri dalla Marina israeliana mentre cercava di rompere il blocco di Gaza. Stavolta a bordo c’erano solo cibo e medicine e l’irriducibile vescovo potrà, probabilmente, ritornare presto all’esilio romano.
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venerdì 6 febbraio 2009
sabato 10 gennaio 2009
GAZA: VACILLA LA TREGUA UMANTARIA

Attacchi aerei e colpi di mortaio anche durante lo stop per consentire i rifornimenti
Uccisi oggi secondo Israele due leader di Hamas e oltre 550 miliziani
Gaza, vacilla la tregua umanitaria
oltre 850 morti nei raid israeliani
Diplomazia in stallo al Cairo. Meshal: "Se vogliono la tregua devono fermare l'offensiva"
Allarme Onu: "Nella Striscia acqua e viveri sufficienti solo per pochi giorni"
Effetti dei raid israeliani a Rafah
GAZA - In attesa che la diplomazia riesca a trovare una difficile soluzione alla crisi, la situazione nella Striscia di Gaza continua a precipitare. Oggi neppure la tregua umanitaria di tre ore accordata nei giorni scorsi da Israele ha retto. Il previsto stop ai bombardamenti fissato per consentire alla popolazione palestinese di rifornirsi di viveri e altri generi di prima necessità è stato interrotto da ripetuti tiri delle artiglierie israeliane mentre velivoli con la stella di David lanciavano su Gaza volantini in cui si diceva che le forze armate "stanno per entrare in una nuova fase nella lotta al terrorismo".
Mentre andava quindi avanti il quindicesimo giorno dell'operazione "piombo fuso", i tentativi di trovare una via uscita politica si concentravano ancora una volta al Cairo, dove il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha incontrato il presidente egiziano Hosni Mubarak ed ha ribadito la sua richiesta per un cessate il fuoco immediato. Nella capitale egiziana oggi sono giunte anche due delegazioni di Hamas, mentre domani arriverà, per la seconda volta in una settimana, il generale Amos Ghilad, un dirigente del ministero della difesa israeliano. Dall'esilio di Damasco ha fatto sentire la sua voce inoltre anche Khaled Meshaal, il capo del 'politburo' del Movimento di Resistenza Islamico. Se Israele vuole la tregua con Hamas, ha detto, deve interrompere l'offensiva e allentare il blocco economico sulla Striscia di Gaza.
Grandi movimenti che per il momento non hanno portato a nessun risultato, mentre la situazione nella Striscia si fa sempre più drammatica. Adnan Abu Hasna, il portavoce dell'Unrwa, l'organizzazione Onu impegnata nella Striscia di Gaza, ha affermato che la situazione umanitaria è vicina al crollo "perché la gente che fugge dalle proprie case è in continuo aumento". "Da una nostra ultima stima - ha sottolineato - sono oltre 27.500 i profughi che si sono rifugiati nelle nostre scuole e nei nostri edifici. Ma hanno bisogno di tutto: cibo, vestiti, coperte ma soprattutto acqua". "In questo momento nella Striscia di Gaza ci sono un milione di persone senza corrente elettrica e almeno 750 mila senza acqua", ha aggiunto il portavoce. "A noi è rimasto materiale umanitario solo per pochi giorni".
Sul piano militare durante la giornata l'esercito israeliano ha inferto due duri colpi ai militanti integralisti uccidendo due loro capi. Il primo a cadere sotto il fuoco israeliano è stato Shams Omar, uno dei capi militari delle Brigate Al Quds, rimasto ucciso quando l'abitazione in cui si trovava è stata colpita da un bombardamento compiuto sul campo profughi di Ash-Shati, sulla costa settentrionale della Striscia di Gaza. Il secondo a morire è stato Emir Mansi, un responsabile militare di Hamas che, secondo la radio militare, era il coordinatore dei lanci verso Israele di razzi di tipo Grad da 122 mm.
Ma oltre ai miliziani (550 secondo le ultime cifre fornite dall'esercito dello Stato ebraico) e ai loro capi, anche i civili palestinesi continuano a morire. Fonti palestinesi hanno aggiornato il bilancio delle vittime dell'offensiva a oltre 850 morti e 3.500 feriti. Otto membri della stessa famiglia sono deceduti stamane dopo che un proiettile esploso da un carro armato israeliano è caduto in una strada del campo profughi di Jabaliya, nel nord della Striscia. L'episodio è stato riferito da fonti mediche palestinesi, ma le autorità militari israeliane hanno smentito qualunque coinvolgimento dell'esercito nella strage. Sempre secondo fonti mediche, un missile israeliano è caduto all'interno di una struttura ospedaliera nel centro di Gaza City provocando il ferimento di una persona.
Tra la scorsa notte e la giornata di oggi sono proseguiti anche i lanci di razzi palestinesi in direzione del territorio israeliano, in particolare sul Neghev e sulla città di Ashqelon, che hanno provocato 20 feriti leggeri in quest'ultima località. Sirene di allarme sono risuonate in giornata anche nella città di Ashdod, Yavne e Sderot.
Intanto in tutta Europa continua la mobilitazione, soprattutto dei musulmani, in solidarietà con i palestinesi della Striscia di Gaza. Manifestazioni per condannare l'operazione militare di Israele si sono svolte in tutte le principali città del continente chiamando a raccolta centinaia di migliaia di persone. Iniziative si sono svolti anche in Italia, in particolare a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo i manifestanti sono stati circa 5.000 e al termine del corteo si sono fermati a pregare davanti alla Stazione Centrale. Da segnalare anche qualche episodio di intolleranza, con simboli di Israele bruciati. Stessa cosa è avvenuta anche durante la manifestazione di Torino.
(10 gennaio 2009)
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-47/medio-oriente-47/medio-oriente-47.html
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venerdì 9 gennaio 2009
Il grido della Croce Rossa: a Gaza è catastrofe umanitaria

Il grido della Croce Rossa: a Gaza cadaveri abbandonati nelle strade, catastrofe umanitaria
Gaza, dolore inaudito
"I cadaveri, a decine e decine, giacciono sulle strade e i feriti muoiono davanti gli occhi dei soldati israeliani che a distanza di pochi metri non fanno niente per soccorrerli", è solo una delle frasi del drammatico racconto di Ayad Nasr, portavoce della Croce Rossa Internazionale riuscito ad entrare a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, dove infuriano da giorni i combattimenti tra le forze speciali israeliane e i miliziani palestinesi.
In collegamento telefonico con la tv satellitare araba al Jazeera, il rappresentante dell'organizzazione umanitaria ha lanciato "un pressante e urgente appello alle autorità israeliane per permettere alle nostre auto ambulanze di entrare nelle zone di Abraj al Awda e Abraj Sheikh Zaid per raccogliere i feriti che molti di loro sono morti perche' nessuno ha prestato loro soccorso".
Catastrofe
"E' una catastrofe umanitaria di grande proporzioni", afferma Nasr che aggiunge: "Spero che questo mio appello venga raccolto attraverso la vostra tv da chi ci ascolta". Secondo la Croce Rossa l'Esercito israeliano non da' il permesso alle ambulanze di entrare per "la pericolosa situazione sul campo". Lo stesso Nasr ha affermato che "diverse famiglie intrappolate nelle proprie case ci hanno chiesto di aiutarli per fuggire".
Si spara alle ambulanze
Proprio a Beit Lahiya, tradizionale roccaforte di Hamas, come ha riferito la stessa emittente araba "un ufficiale isareliano è rimasto ucciso e altri tre soldati feriti", a seguito del lancio di un razzo anticarro contro il loro mezzo. La stessa al Jazeera ha trasmesso le immagini di un ambulanza che sarebbe stata colpita ieri dall'Esercito israeliano nella vicina Jabliya. Nel video si vedono 13 fori sul mezzo e un soccorritore colpito con una pallottola ad una gamba soccorso subito dai suoi colleghi. Due volontari; uno canadese e un spagnolo, hanno confermato l'accaduto.
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Link originale :
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=90327
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/GazagridoCRI.htm
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